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lunedì, 14 Settembre 2026

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Agosto piante mie non vi conosco!

di Marco Roselli – Nel mese di agosto molta gente parte per le agognate ferie estive e nella frenesia di preparare i bagagli spesso si dimentica delle piante d’appartamento con il risultato che al ritorno queste sono sofferenti se non morte.
Il Ficus benjamin Ficus benjamina ha un ampio areale di origine che comprende l’India, la Cina meridionale,  il sudest  asiatico,  le Filippine,  l’Australia settentrionale,  e   le   isole del Pacifico meridionale. Nei luoghi d’origine ed in generale nelle zone tropicali viene coltivato come grande albero per l’arredamento di parchi e viali alberati. Nelle zone temperate, invece, è una popolarissima pianta di appartamento.
Esigenze generali delle piante da interni Le piante d’appartamento sono generalmente originarie delle zone a clima caldo e umido (foreste tropicali) dove molte specie hanno dimensioni che corrispondono ad alberi di alto fusto. Da ciò si deduce quanto siano poco confortevoli le condizioni ambientali in cui andiamo a trasferirle e quanto queste creature verdi si sforzino in ogni modo di adattarsi.
Luce Le piante d’appartamento non si devono esporre alla luce diretta del sole, specialmente attraverso i vetri delle finestre, perché negli ambienti di origine la luce è diffusa. La luce che entra dalla finestra di una stanza non presenta valori di “LUX” (unità di misura della luce) uniformi e molto spesso proviene da una sola direzione. Per questo motivo le piante tendono a crescere  verso  la  fonte luminosa (fototropismo).  Per favorire una crescita omogenea può essere utile spostare il vaso di 1/4 di giro ad ogni annaffiatura.
Umidità per il ficus e le più comuni piante d’appartamento Come detto, nel sottobosco delle foreste tropicali domina il clima umido, con una umidità dell’aria superiore al 90% (piove ogni giorno). Quando in inverno mettiamo le piante vicino ai termosifoni le releghiamo a un clima desertico, l’opposto a quello di cui avrebbero bisogno e che, entro certi limiti, andrebbe bene solo per le piante grasse.
Un grande nemico delle piante d’appartamento: l’aria condizionata. Se l’aria secca dei termosifoni è insopportabile per il ficus, lo è anche l’aria condizionata. Il principio è sempre lo stesso. L’aria condizionata raffresca, ma il venticello che genera toglie l’umidità all’aria azzerandola completamente. Ecco perché, anche nel caso degli ambienti a clima modificato è importante cercare di ricreare un minimo di umidità fogliare con i nebulizzatori. In definitiva il principio è il seguente: più la temperatura sale, più l’umidità relativa dell’aria diminuisce, più è necessario sopperire con nebulizzazione.
Quindi, riassumendo, perché il Ficus b. perde le foglie sia in inverno che in estate? Ci rifacciamo alla necessità delle piante di avere una adeguata umidità relativa dell’aria. Se l’aria è troppo secca la traspirazione aumenta fino ad un certo limite, poi la situazione precipita. La secchezza dell’ambiente genera immediatamente sofferenza e la pianta allora cerca di difendersi;
Prima la pianta riduce la traspirazione (chiude gli stomi); poi “taglia” le foglie per ridurre la traspirazione, che è la causa primaria della perdita d’acqua nei vegetali; in tal modo ha un danno minore rispetto a quello di morire di sete.
 Se ha tempo sufficiente per farlo lentamente il ficus risucchierà prima tutte le sostanze utili presenti nella foglia, facendo cadere solo foglie gialle. Se invece la differenza di umidità è troppo forte la pianta farà cadere anche tante foglie verdi, che ci segnaleranno quindi una situazione di maggiore gravità.
Cosa fare Allontanare la pianta SUBITO dall’aria condizionata o dai termosifoni; bagnare con grande abbondanza la terra; rinvasare in vaso più grande, se quello attuale fosse piccolo e trattenesse poca acqua; spruzzare frequentemente il fogliame con un nebulizzatore; lasciare nel sottovaso due dita d’acqua, rinnovandola quando assorbita dalla pianta; riempire il sottovaso con palline di argilla espansa da tenere sempre coperte d’acqua; coprire il terreno con corteccia di pino o argilla espansa; tenere la pianta in una posizione molto luminosa (se prende poca luce perderà foglie più facilmente, perché inutilizzate).
Annaffiature ordinarie Non si possono dare dei canoni standard  per  le  annaffiature;  il  consumo dipende da diversi fattori: illuminazione, concimazioni, umidità dell’ambiente, dimensioni della pianta, presenza di fiori e/o frutti.
Altri aspetti utili da considerare per le annaffiature Temperatura dell’acqua E’ un elemento importante che spesso non viene considerato; l’uso di acqua fredda, soprattutto in estate puo’ provocare danni da shock termico alle piante. Mentre le acque superficiali hanno una temperatura vicina a quella dell’aria quelle di pozzo sono fredde (8-10°c). Si considera fredda un acqua avente una temperatura inferiore di 2/3 quella dell’aria. Ad esempio se la temperatura media dell’aria e’ 24°c l’acqua a 8°c e’ considerata fredda, quindi sarebbe opportuno farla scaldare prima di usarla.
Turni E’ bene lasciare che il substrato arrivi quasi ad asciugarsi; tra una annaffiatura e l’altra deve penetrare ossigeno; se si tiene continuamente bagnato la pianta puo’ soffrire per mancanza di ossigeno (saturazione pori).
In pratica: toccare il terriccio con un dito per 3-5 centimetri; se si ha sensazione di umido non si interviene con l’annaffiatura. A terreno asciutto si provvede con una abbondante annaffiatura lasciando colare l’acqua in eccesso, senza ristagni, nel sottovaso. Oppure, sempre a terreno asciutto, riempire bene il sottovaso (che sarà di diametro maggiore di 2/3 cm rispetto al vaso); quando il sottovaso è asciutto lasciarlo 2/3 giorni a secco, poi ripetere la sequenza.
Orario di irrigazione Non bagnare mai nelle ore più calde della giornata – meglio al mattino o tardo pomeriggio; non bagnare le foglie o i fiori quando si trovano al sole diretto per evitare bruciature (effetto lente).

Vado in vacanza! E’ il periodo più difficile per le piante di appartamento, specie in estate, per la necessità di provvedere all’acqua. Vediamo alcuni sistemi pratici disponibili sul mercato o fai da te: vasi e fioriere a riserva d’acqua, sistema del secchio con le corde, contenitore con tappetino di feltro bagnato o ghiaia/argilla espansa inumidita.
Vasi con intercapedine Vasi dotati di uno spazio/intercapedine in cui immettere l’acqua sufficiente per un paio di settimane.
Corda imbibita – vasi comunicanti Porre un secchio pieno d’acqua o una bottiglia in posizione più elevata rispetto ai vasi da innaffiare; collegarli al secchio con delle corde o dei feltri imbibiti d’acqua. Questa, per imbibizione, passerà dal secchio o dalla bottiglia al terriccio dei vasi quando questo si asciuga.
Anche le piante hanno diritto a fare il bagno! La vasca da bagno con secchi e corde è un buon sistema per un paio di settimane di assenza. Tra l’altro, i secchi, oltre a fornire acqua alle piante, evaporano una parte del liquidi contribuendo a mantenere l’ambiente più umido.
Concimazioni Una pianta in vaso non può “muovere” le sue radici alla ricerca del “cibo”, pertanto dobbiamo provvedere noi ogni 20/30 giorni circa (seguiremo le scadenze delle annaffiature) con concimi liquidi. Procederemo in primavera con quelli ricchi di azoto (N) per sostenere ripresa vegetativa, di solito definiti “per piante verdi”; in estate e autunno con quelli ricchi di
Pulisce l’aria Il progetto “NASA Clean Air Study” ha determinato che Ficus benjamina è una delle specie in grado di rimuovere efficacemente la formaldeide gassosa (uno dei più diffusi inquinanti di interni) dall’aria di ambienti chiusi.

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