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martedì, 13 Ottobre 2026

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Asilo Nido Ambarabà, un anno perso

Dopo oltre quattro mesi di sospensione del servizio, arriva un cronoprogramma. Ed è proprio quel cronoprogramma a sancire ciò che le famiglie temevano da tempo: l’anno educativo è, di fatto, perso.

Due mesi per il dissequestro e la riapertura della sede originaria di Soci, quattro mesi per un’eventuale soluzione alternativa al Mencarelli di Bibbiena. Tradotto: se tutto andrà bene, si parlerà di giugno per la riattivazione del servizio, con il mese di agosto già escluso perché sono previsti interventi straordinari durante il periodo di chiusura. In altre parole, non si riparte davvero.

Di fronte a queste tempistiche, una domanda è inevitabile: perché siamo arrivati fino a qui? Perché, dopo mesi di stop, ci ritroviamo a marzo con un cronoprogramma che ci proietta direttamente all’estate e quindi alla fine dell’anno educativo?

La sensazione che si è avuta fin dall’inizio di questa vicenda è che si sia perso tempo prezioso. Tempo che avrebbe potuto essere utilizzato in modo diverso, ad esempio intervenendo con maggiore tempestività già durante il periodo natalizio, per arrivare a marzo con una prospettiva concreta di riapertura. La scelta di attendere il dissequestro della struttura – che, ad oggi, non è ancora avvenuto – si è rivelata, nei fatti, un passaggio che ha rallentato tutto il percorso.

Oggi possiamo solo prenderne atto, ma questo non rende la situazione più sostenibile. Dietro alle tempistiche, ai procedimenti amministrativi e agli interventi tecnici, ci sono le persone. Ci sono circa 60 famiglie che, da mesi, stanno gestendo in autonomia una situazione complessa, cercando ogni giorno soluzioni alternative per poter lavorare e garantire continuità ai propri figli, con un sostegno economico, da parte del Comune, che ha raggiunto solo una parte molto limitata degli interessati.

Quello che stiamo vivendo non è solo un disagio organizzativo, è una fatica quotidiana, logistica ed emotiva; è il senso di dover continuamente rincorrere un equilibrio che non arriva mai, è la stanchezza di mesi in cui si è fatto il possibile – e spesso l’impossibile – senza avere certezze. Abbiamo riorganizzato il nostro lavoro, chiesto aiuto ai nonni, pagato baby sitter, finito ferie e permessi, usato congedi parentali e visto ridotti i nostri stipendi; abbiamo rinunciato a tempo e serenità. Non è stato un “disagio”, è stata, ed è tuttora, una gestione quotidiana al limite… E oggi la prospettiva è di andare avanti così ancora per mesi.

In questo periodo è mancata la sensazione di essere davvero compresi; c’è distanza e una difficoltà a cogliere fino in fondo cosa significhi, nella vita reale, restare senza un servizio essenziale per mesi; a volte il messaggio che arriva, anche involontariamente, è che questa situazione sia qualcosa di gestibile, quasi fisiologico… Non lo è! Non lo è per chi lavora, per chi non ha alternative, per chi, semplicemente, ha fatto una scelta di vita legittima e si aspetta che i servizi funzionino.

C’è poi un aspetto ancora più delicato, che non possiamo più ignorare: ogni volta che vengono sollevate criticità o richieste legittime, il confronto sembra inevitabilmente riportato alla tragedia che ha colpito la comunità. Lo diciamo con il massimo rispetto per quanto accaduto, ma con altrettanta chiarezza:

noi genitori non possiamo e non dobbiamo sentirci in colpa per il fatto che i nostri figli siano qui, e che abbiano bisogno di un servizio essenziale per crescere mentre noi lavoriamo. Il dolore merita rispetto. Sempre. Ma non può diventare un argomento che blocca ogni confronto o che fa sentire inopportune richieste che sono, semplicemente, legittime.

Fino a poche settimane fa si parlava di una possibile ripartenza in primavera, oggi quella speranza è svanita e al suo posto resta una consapevolezza amara: i prossimi mesi saranno ancora così! E, anche nella migliore delle ipotesi, si arriverà ad una riapertura quando ormai l’anno sarà praticamente finito.

Non dimentichiamoci poi di un aspetto fondamentale: i bambini. Dopo mesi a casa e dopo l’esperienza vissuta, i nostri figli avranno inevitabilmente bisogno di tempo per riadattarsi agli spazi, ai ritmi e alle relazioni del nido. Non sarà un rientro immediato, saranno necessari nuovi ambientamenti, probabilmente anche lunghi e delicati. In questo quadro, l’ipotesi di una riapertura a giugno – di fatto per un solo mese, considerando la chiusura già prevista ad agosto – appare completamente scollegata dalle reali esigenze dei bambini. Questa non è più solo una questione tecnica o amministrativa e non è più solo una questione di tempi; è una questione di priorità, di scelte, di attenzione verso le famiglie, perché dietro ogni settimana che passa ci sono equilibri che si rompono, energie che si consumano, difficoltà che si accumulano.

Siamo stanchi, delusi e arrabbiati e adesso dovremo anche prende atto di questa nuova realtà, ma prenderne atto non significa accettarla senza dire nulla… Come Comitato Genitori continueremo ad esserci, a partecipare, a chiedere, a pretendere risposte, perché quello che è successo non può essere normalizzato e perché quello che sta succedendo, ogni giorno, nelle case delle famiglie, non è sostenibile. E non è giusto.

Comitato Genitori Asilo Nido Ambarabà – Soci

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