di Melissa Frulloni e Marta Andreani – Le casentinesi Carmela, Marzia e Giovanna ci raccontano la solitaria e dura battaglia dei truffati.

“La cosa grande di un’istituzione è curare gli interessi e i bisogni dei cittadini, tutelare e salvaguardare la ricchezza di un territorio. Il risparmio che è stato distrutto non è altro che annientare un valore oltre che economico anche sociale, morale e psicologico… I risparmiatori, trattasi di pensionati, operai, casalinghe, hanno contributo alla ricchezza del nostro territorio e si sono ritrovati soli, spaventati, indifesi, a vivere un dramma che nessuno ha voluto affrontare. Ci siamo dovuti mettere in gioco, siamo scesi in piazza per manifestare questo esproprio criminale del risparmio.” Carmela di Bibbiena – persi 150.000 euro

“I sindaci e le istituzioni al gran completo non hanno certo avuto un comportamento esemplare. Non volevamo un aiuto economico e lo dimostra il fatto che ci facciamo vivi ora che, anche se in modo non del tutto soddisfacente, la situazione è risolta. Però sarebbe stato molto gradito un sostegno pubblico morale per farci sentire meno soli e abbandonati.” Marzia di Stia – persi 70.000 euro

“Se alle manifestazioni avessero partecipato più truffati le cose sarebbero andate diversamente. Non siamo stati aiutati né dalle istituzioni, né da chi era nella nostra stessa situazione. Un silenzio assoluto da tutte le parti!” Giovanna di Poppi – persi 130.000 euro

Carmela, Marzia e Giovanna sono tre donne casentinesi, purtroppo tre come tante tra le 130.000 famiglie che in Italia hanno perso tutto a causa della vicenda di Banca Etruria. L’attenzione sulla Banca e sui truffati si è recentemente riaccesa in seguito all’approvazione da parte della Camera del Decreto Banche che definisce i criteri per gli indennizzi dei risparmiatori colpiti dal salvataggio della Banca. I risparmiatori avranno quindi la possibilità, tramite un preciso iter, di ottenere il rimborso dei soldi che avevano perso in seguito al famoso Decreto Salvabanche di novembre.

Le tre donne e le loro famiglie, come tutti gli altri truffati, hanno tempo 6 mesi per chiedere il loro indennizzo anche se prima devono accertarsi di rispondere ai criteri stabiliti dal decreto: possedere una soglia di reddito di 35mila euro (che non si riferisce al reddito “lordo” in cui rientrano anche le voci di imposte separate o sostitutive come arretrati degli stipendi, redditi finanziari, Tfr) oppure un patrimonio mobiliare di 100mila euro; aver acquistato le obbligazioni della Banca non dopo la data del 12 giugno 2014. I richiedenti possono ottenere un rimborso massimo dell’80%.

“Oggi oltre che truffati ci sentiamo anche offesi del decreto dei rimborsi che non ci permetterà di riavere tutti i nostri soldi e con le sue misure esclude molti dal poter avere l’indennizzo. Comunque non ci resta che iniziare l’iter e sperare di riavere quello che ci hanno rubato. Dopo tutto quello che abbiamo dovuto sopportare, che hanno dovuto sopportare i nostri babbi e nonni, anziani che si sono dovuti mettere un cartello al collo e urlare tutta la loro rabbia, che si sono visti portare via tutti i loro risparmi, i sacrifici di una vita intera…”, dice Carmela.

Le condizioni del decreto sono state definite dall’Associazione Vittime del Salva Banche “restrittive”, proprio perché escludono molti dalla possibilità di ottenere il rimborso. Resta il fatto che per chi non rientra nel decreto c’è l’arbitrato dell’Anac, l’Autorità Nazionale Anticorruzione. Ma l’Associazione ha annunciato a breve un incontro con Bankitalia per discutere proprio di coloro che sono rimasti fuori ed è pronta a fare un nuovo esposto proprio per denunciare la situazione.

“Fortunatamente esiste l’Associazione Vittime del Salva Banche e la sua Presidente, Letizia Giorgianni, che ci ha permesso di unirci e di portare avanti la nostra battaglia. L’Associazione è nata su Facebook e poi si è trasformata in una realtà molto più importante e imponente che ha aiutato centinaia di persone a far sentire la loro voce in tutta questa vicenda. La delusione più grande per noi truffati sono stati tutti gli altri risparmiatori che come noi hanno perso tutto in questa vicenda, ma invece di scendere in piazza sono stati nelle loro case ad aspettare che qualcuno lottasse per loro. Appena è scoppiata la vicenda, anche in Casentino, ci siamo subito organizzati per fare manifestazioni e sit-in. Quella più forte è stata sicuramente davanti a casa del Ministro Boschi a Laterina. Dal nostro territorio siamo sempre partiti in 2 o 3 e i pullman da 50 posti bastavano anche quando organizzavamo manifestazioni nazionali e coinvolgevamo le altre regioni e gli altri risparmiatori colpiti.” Ci spiega Marzia che continua dicendo che quelle dei truffati non sono state gite di piacere. C’è chi, per partecipare, ha dovuto consumare le ferie, farsi cambiare turno a lavoro, sacrificare la famiglia o il tempo libero solo per far sentire la propria voce: “Una persona di 87 anni ha partecipato molte volte ai sit-in in tutta Italia. Sono curiosa di vedere cosa faranno i suoi compaesani truffati che non hanno alzato un dito, quando lo incontreranno nelle vie e nei negozi di Stia… Quanti avranno il coraggio di guardarlo negli occhi? Ora che siamo alla fase dei rimborsi nessuno ha più impegni, nessuno è impossibilitato a partecipare alle riunioni e agli incontri, ora tutti si mobilitano per riavere i soldi, però devono ricordarsi che la lotta è iniziata molto tempo fa e che a combatterla non sono stati loro.”

Come in altre storie di truffati anche in quelle di Carmela, Marzia e Giovanna emerge l’amarezza e la rabbia per essersi fidate della loro Banca che le tre donne non vedevano certamente come un’istituzione, ma la riconoscevano soprattutto negli uomini e nelle donne che ci lavoravano, nel direttore con il quale andavano tutti i giorni al bar a prendere il caffè, in un’amicizia che per “un volere imposto dall’alto” non è riuscita a metterle al riparo dal perdere tutto. Anche a Carmela, infatti il suo direttore aveva detto che era tutto apposto, che il suo capitale sarebbe stato garantito e che le voci che giravano sul fallimento della Banca non dovevano spaventarla. Lei, come tutti i truffati, ci ha creduto, si è fidata, ma poco dopo la pubblicazione del Decreto Salvabanche nel bollettino ufficiale, il suo conto segnava uno zero tondo.

Giovanna invece stava per prendere a schiaffi il marito perché credeva che si era “giocato” o “bevuto” i loro risparmi, quelli di una vita, invece poi ha capito che lui non c’entrava nulla.

“Ci hanno definiti disturbatori di professione e alle manifestazioni eravamo circondati da poliziotti in tenuta antisommossa! Dopo tutto quello che abbiamo subito non siamo noi che dobbiamo essere considerati dei criminali, ma chi ci ha derubati, chi ci ha tolto tutto. E oltre al danno la beffa con la totale assenza delle istituzioni che per i cittadini devono esserci sempre, non solo per far festa ai buffet di rito, ma soprattutto quando i cittadini sono in difficoltà e quando, come in questo caso, un intero territorio va in crisi. Il Sindaco Toni di Poppi, Il Presidente del Parco Nazionale Santini e anche il Presidente della Confesercenti Alterni, hanno preso una posizione forte schierandosi contro la chiusura della filiale del Monte dei Paschi a Badia Prataglia, sostenendo che con la chiusura avremmo assistito ad un “impoverimento del territorio”. Ma il risparmio rubato ai casentinesi non è perdita di ricchezza e quindi impoverimento per il nostro territorio?”

Ci dice Carmela. Il Premier Renzi ha sostenuto che i truffati: “Hanno investito in titoli che rendevano, ma che erano rischiosi”.

Carmela, Marzia e Giovanna come tutti gli altri, invece sostengono che non avevano idea di quali fossero i prodotti sui quali andavano ad investire e mai avrebbero messo i loro soldi su quelle operazioni se il direttore della loro Banca o i dipendenti avessero anche solo accennato al fatto che erano rischiose e che avrebbero potuto perdere tutti i loro soldi. La direttiva MIFID, emanata dal Parlamento Europeo, impone alle imprese di investimento di operare una classificazione della clientela attraverso un questionario informativo da far compilare a tutti i propri clienti da cui si evincono le caratteristiche del cliente in base alla sua propensione al rischio ed alla conoscenza dei strumenti finanziari sottoscritti. Oltre a questo, la direttiva MIFID obbliga gli istituti di credito ad informare i sottoscrittori di nuovi prodotti sulle caratteristiche specifiche del singolo investimento. Purtroppo nel caso specifico di Banca Etruria, i questionari informativi sono stati modificati ed in fase di sottoscrizione i clienti non sono stati informati del livello di rischio del singolo titolo.

Questo è quello che è stato affermato in un’intervista su La Repubblica, anche da parte di un direttore di filiale di Banca Etruria del centro Italia: “Sapevamo che stavamo vendendo prodotti rischiosissimi“. Infatti, per vendere le obbligazioni subordinate, davvero rischiose per i risparmiatori, molte filiali sono arrivate a taroccare i questionari. Generalmente, infatti il questionario veniva compilato dai dipendenti della Banca che chiedevano ai clienti solo di firmarlo dicendogli, come ci spiega il marito di Giovanna, che erano solo “fogli di banca.” E continua: “Purtroppo, non ci siamo mai presi la briga di leggere quello che stavamo firmando, ma ci fidavamo al 100% di chi ci proponeva quegli investimenti.”

È successo lo stesso a Marzia. Il suo questionario informativo e quello del marito, dell’anno 2013, sono stati completamente inventati; è stata modificata l’età anagrafica dei coniugi e anche il loro livello di istruzione, infatti nonostante loro abbiano la licenza media, nel questionario risultavano entrambi diplomati. Come al babbo di Carmela che ha fatto solo le elementari, ma risultava che si interessava settimanalmente della borsa e degli investimenti finanziari. “La Guardia di Finanza ha definito questo giochetto truffa! Siamo scioccati del fatto che per risolvere un problema (la Banca piazza operazioni rischiosissime anche ai clienti retail, ossia ai piccoli risparmiatori, perché ha bisogno di liquidi) si truffino i comuni cittadini e chi deve controllare che tutto questo non accada, non vigila e ci lascia in pasto agli squali.” Ci ha spiegato Marzia.

Dopo che Banca Etruria è stata commissariata, a Marzia è arrivata la comunicazione che lei e il marito non erano idonei al profilo di rischio per fare quel genere di investimenti, peccato però che ormai avevano perso tutti i loro risparmi. Attualmente le tre donne e le loro famiglie sono in causa con la Banca e oltre al furto che hanno subito devono anche sostenere le spese legali. Inoltre, come se non bastasse, il 12 giugno hanno anche dovuto assistere, nell’ambito del Premio Casentino; una celebrazione che premia chi si è distinto nel capo del giornalismo, della scienze, della poesia, ecc; alla consegna del premio per l’economia, a Pier Carlo Padoan.

“Ma come è possibile che venga consegnato un premio del genere al Ministro dell’Economia che insieme al governo Renzi ci ha fatto perdere tutti i nostri soldi? Ci è sembrata veramente una presa in giro, un fregarsene di quello che abbiamo dovuto sopportare in questi anni e di quello che ancora ci aspetta dato che, nonostante il decreto rimborsi, ancora non abbiamo visto un euro!” Ci hanno detto le tre donne.

Carmela, Marzia e Giovanna erano presenti al Premio Casentino con una delegazione dell’Associazione Vittime del Salva Banche e la sera prima dell’evento avevano messo intorno all’Abazia di San Fedele a Poppi, dove si è svolta la premiazione, striscioni e manifesti per urlare ai partecipanti tutta la loro rabbia e indignazione, come ci raccontano: “La mattina presto gli striscioni che avevamo messo la sera prima erano stati tolti… Ovviamente il Premio doveva far vedere soltanto la parte bella del nostro territorio e la nostra protesta risultava certamente stonata in quel contesto. Dai presenti non ci aspettavamo certo sostegno o appoggio particolare, ma neanche che arrivassero a togliere gli striscioni di protesta!”

Anche in questo contesto nessuno dei personaggi si è rivolto ai truffati, nessuno degli ospiti li ha interpellati e come sempre sono stati additati e poi allontanati come disturbatori. “Crediamo che un sindaco avrebbe ricevuto più gratitudine se ci avesse appoggiato e sostenuto che se fosse andato in pompa magna al Premio Casentino a fare le solite sfilate. Neppure l’Assessore Ceccarelli si è rivolto a noi truffati. Lui viene dal Casentino e avrebbe almeno potuto guardarci e chiederci come stavano andando le cose; invece niente, ci hanno solo considerato una seccatura.”

Al contrario, le forze dell’ordine presenti, alcuni turisti e altri cittadini hanno dimostrato la loro solidarietà ai truffati, chissà, magari tra loro c’era qualcuno che, come le tre donne, ha perso tutto, ma non ha mai avuto il coraggio di scendere in piazza e metterci la faccia per riavere quello che gli spettava di diritto.

Carmela, Marzia e Giovanna insieme alle loro famiglie e a tutti gli altri truffati di questa vicenda hanno combattuto una triste e dura battaglia in solitaria. Si sono trovati sempre soli di fronte a questo danno che gli è stato provocato senza sapere dove sbattere la testa e senza sapere a chi rivolgersi o dove andare. Anche se è stata una strada tutta in salita, le tre donne e tutti gli altri, hanno deciso di percorrerla proprio per dimostrare che i cittadini non si possono schiacciare.

“I soldi sono la radice di ogni male. Sono stati creati per tenere la gente in catene”, diceva il grande Bob Marley, ma queste donne hanno dimostrato che quelle catene si possono spezzare e che quando vogliono, i governati possono sovrastare i governanti, hanno la capacità di fare qualcosa per cambiare la loro situazione e come in questo caso possono riuscirci.

Il decreto sui rimborsi è stato emanato, ora vedremo se davvero tutte le lotte, le manifestazioni e le assemblee sono servite a qualcosa. Certo è che nessuno potrà restituire il tempo sprecato nei viaggi in pullman, la voce lasciata in qualche coro o imprecazione e l’amarezza per aver perso tutto quello che aveva portato una vita di sacrifici.

Quello che però resterà a Carmela, Marzia e Giovanna sarà la dignità di aver lottato fino alla fine e di averci davvero provato: “Sono fiera di ciò che ho fatto; che mia figlia e i miei nipoti sappiano che cammino a testa alta e che non la nascondo e non la nasconderò mai sotto la sabbia… Mai!” Marzia di Stia – persi 70.000 euro ma non la dignità!

(tratto da CASENTINO2000 | n. 273 | Agosto 2016)