di Eleonora Boschi – In una società sempre più frenetica, che ci costringe ad essere continuamente performanti per stare al passo del progresso, c’è anche chi si oppone e inizia a remare controcorrente. È il caso di Valentina Frosini, originaria di Pistoia e residente a Firenze, per anni ricercatrice nel Dipartimento di Architettura, impegnata in progetti di design legati alla sostenibilità ambientale e sociale. Tre anni fa Valentina ha sentito il bisogno di staccarsi da un modello che lei stessa definisce un ossimoro, perché “sviluppo e sostenibilità non possono andare di pari passo”. Ha lasciato il suo lavoro da ricercatrice e si è trasferita a Montemignaio, in cerca di silenzio per attraversare ed accogliere questo momento di grande cambiamento. Ha trascorso un paio di anni in “ritiro”, un periodo durante il quale si è presa del tempo per riflettere, ascoltarsi e reinventarsi, trovando nuovi stimoli e passioni. Ha iniziato a fare l’orto e a lavorare la ceramica, e proprio da lì è iniziato il suo lento ingresso nella comunità di Montemignaio.
È il caso di dire “Galeotto fu il mercatino di Natale”, quando Valentina accettò, titubante e spaventata, di dare una mano nell’organizzazione del consueto mercato natalizio di paese. Quel momento ha segnato un passaggio fondamentale: da cittadina individualista quale era, è riuscita a superare i pregiudizi nei confronti del concetto di comunità e questo ha scaturito una riflessione che ha portato a quello che oggi è DisGUIDI – CONTIngenze territoriali. Non un festival, ma un progetto di lunga durata pensato e studiato per decostruire lo stereotipo che vuole le comunità montane marginalizzate e vinte e che mette la cultura e il rispetto per la natura e per l’altro al centro di tutto. Finanziato dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Firenze, è iniziato lo scorso giugno e riprenderà a settembre, fino ad aprile 2027. Un viaggio introspettivo in cui la comunità è chiamata a mettersi in gioco attraverso laboratori, musica e arte; un progetto culturale senza precedenti in Casentino, che ci invita a ripensare la nostra società e i nostri modi di fare.
Abbiamo incontrato la mente e l’anima di DisGUIDI – CONTIngenze territoriali, Valentina, con alcune domande già pronte, ma non sono servite. È bastato chiederle di raccontarci come e perché nasce questo progetto per dare il via a un lungo racconto travolgente che nessuno avrebbe mai avuto il coraggio di interrompere. Comincia dalla sua storia: come è arrivata a Montemignaio, come, dopo tanto silenzio, si è aperta alla comunità e come, da quell’apertura, sia nata un’idea nuova.
“A un certo punto di questo percorso introspettivo è scattato qualcosa. Questo ripensarmi, insieme alla mia formazione, è confluito in un’idea: portare l’antropologia in questo luogo. Non è un’iniziativa culturale sull’antropologia, perché io non sono un’antropologa, ma lo sguardo, il taglio, sono antropologici.” Il progetto, spiega Valentina, si articola su tre livelli distinti, resi possibili dal contributo di più persone, ciascuna a dare forma a uno strato diverso del progetto. Il livello più immediato è quello dei laboratori: qui il supporto di Claudio Cirri della compagnia teatrale Sotterraneo di Firenze è stato fondamentale per l’organizzazione delle attività culturali, permettendo di unire l’arte, in tutte le sue forme, al cuore del programma. Il livello intermedio è quello dell’Ecomuseo del Casentino, con cui la collaborazione si sviluppa su due fronti: da una parte con la Banca della Memoria all’interno dell’attività “Connessioni Sentimentali” di Tempo Nomade, che ha raccolto le interviste agli abitanti di Montemignaio per costruire un’escursione che restituisca le loro memorie e i loro desideri; dall’altra l’individuazione, tra i progetti attivi di DisGUIDI, di quello che diventerà l’»antenna» dell’Ecomuseo per Montemignaio. Grazie alla collaborazione con l’Ecomuseo, anche Montemignaio entrerà a far parte della rete culturale del Casentino.
Il livello più alto è infine quello dell’università: Valentina Porcellana, antropologa della montagna del centro di ricerca GREEN dell’Università della Valle d’Aosta, segue il progetto con uno sguardo esterno in tre tappe, prima, durante e dopo, per valutarne, una volta concluso, l’impatto reale sul territorio.
Un ruolo fondamentale nella riuscita di questo importante progetto ce l’ha avuto il Comune di Montemignaio che, come ci racconta Valentina, ha fin da subito avuto fiducia in lei e nella sua proposta: “Io non avevo rapporti pregressi che potessero dare fiducia al sindaco e al vicesindaco. Eppure, ho parlato con loro e una sera in Comune, ho presentato un progetto che ancora non aveva una forma definita. Il loro entusiasmo nel vedere che c’era qualcuno disposto a spendersi per portare cultura nel paese è stato il punto di partenza: io ero una sconosciuta e dare fiducia a chi non si conosce non è scontato. Sono stata accolta con una benevolenza e un entusiasmo singolari”.

Ma quindi… dicci cos’è DisGUIDI? «Non è un festival. – Ci dice prontamente Valentina – Volevo andare oltre (non contro) quella formula: mi piaceva pensare a una modalità estensiva che non coinvolgesse la comunità solo nel picco demografico estivo, ma che si ponesse a servizio di chi vive i luoghi tutto l’anno e per farlo non basta un evento di due giorni. L’idea era un’iniziativa culturale di formula estensiva, di natura laboratoriale, in cui la comunità fosse parte attiva e non solo spettatrice.»
Dietro questa scelta, spiega Valentina, c’è una critica più ampia al modello di sviluppo attuale: “Non possiamo negare che il nostro modello di sviluppo abbia fallito, e che le nostre città siano diventate invivibili. Luoghi come Montemignaio restano attraenti opzioni di vita e luoghi vivi dal punto di vista della sostenibilità sociale e ambientale. Credo che luoghi come questo debbano essere difesi dalla mercificazione e da quel modello di sviluppo che ha distrutto interi territori, lavorando contemporaneamente alla decostruzione dell’idea che la montagna sia esclusivamente spazio immobile di saperi e tradizioni. La montagna è viva e si muove, cambia, e noi con lei. Cosa va difeso? Il fatto che le aree interne, rimaste ai margini di certe scelte di innovazione e sviluppo, abbiano mantenuto condizioni di vita sane: il modo in cui si vive, come ci si relaziona, il contatto con la natura, con il selvatico. Nei luoghi di montagna non mercificata ci si ricorda che l’uomo non è al centro di tutto, e che bisogna lavorare al superamento di questa visione antropocentrica: ci sono altre forme di vita che vanno protette, e le abbiamo dimenticate, così come abbiamo dimenticato tutto ciò che non è esclusivamente a servizio dell’uomo. Da un lato, quindi, c’è la montagna come spazio vivente da preservare; dall’altro, il fatto che la montagna deve smettere di essere vista come colonia della città, o di essere solo “l’ora d’aria” del cittadino in cerca di refrigerio. È necessario decostruire questa visione; la montagna ha una sua dignità e una sua logica, che va rispettata, non smentita.”
Ma DisGUIDI, racconta Valentina, non ha solo l’obiettivo di cambiare lo sguardo sulla montagna; i suoi beneficiari diretti sono anche (e soprattutto) gli abitanti di Montemignaio. “Un altro obiettivo di questo progetto è stimolare i nuovi e i vecchi abitanti a confrontarsi e riconoscersi in nuove modalità, immaginando futuri possibili per il loro territorio. Le persone di Montemignaio non sono meno capaci delle persone di città. I laboratori che abbiamo fatto fino ad ora lo confermano: riuscire a fare cose che si pensava non fossero “per te” e poi scoprire di riuscirci, è qualcosa che piano piano aiuta le persone a superare quella visione di comunità marginale e vinta a favore di una riflessione più ampia su di sé, sia come individui che come comunità. Questo progetto nasce da una riflessione critica nei confronti di quello che spesso è definito “culturale” ma che di culturale non ha niente e che spesso è solo il pretesto per operazioni di gentrificazione – come sta avvenendo anche a Firenze. Credo che fare cultura abbia senso soprattutto se smuove qualcosa nelle persone. La cultura, quella vera, che arriva a toccarti in profondità, è quella in grado di renderti più libera o libero. Oggi facciamo parte di una società che sceglie al posto tuo; la cultura è uno dei principali fattori che permette agli individui di contrastare il modello dominante e di scegliere per sé, di essere ciò che si è. In questo senso, la cultura ti aiuta a capirti. Da questo nasce l’idea di DisGUIDI – CONTIngenze territoriali a Montemignaio: un po’ perché c’è bisogno di portare cultura, un po’ perché questo territorio ha una comunità viva, che ha tutte le potenzialità per sublimare questo progetto.”
Il racconto di Valentina si chiude dove tutto è iniziato, con l’idea che la cultura, per essere davvero tale, debba smuovere qualcosa. DisGUIDI – CONTIngenze territoriali riparte a settembre, con nuovi, interessanti laboratori descritti sul loro sito (www.disguidi.it). Alcuni sono pensati appositamente per la scuola del paese, altri saranno aperti anche a chi arriva da fuori, sebbene la priorità sarà data agli abitanti di Montemignaio.
Dovremo aspettare qualche mese per vedere se i semi piantati daranno i loro frutti. Per il momento, però, qualcosa sembra già germogliare: una riflessione più ampia sulla montagna e sulla sua dignità in quanto luogo vivo da rispettare, che sembra farsi strada tra i suoi abitanti e non solo.


