di Melissa Frulloni – Ci sono ricordi che hanno un odore preciso; per me la Festa de L’Unità ha sempre avuto quello della carta dei libri sfogliati nello stand, della pizza sottilissima mangiata quasi a mezzanotte e, soprattutto, dei panini fritti. Sono cresciuta a Stia e, quando ero bambina, quello era uno degli appuntamenti più attesi dell’estate. Durava diversi giorni e ai miei occhi era una settimana quasi magica, di quelle in cui tutto sembrava diverso dal resto dell’anno.
Ogni pomeriggio, puntuale come un rito, alle cinque il megafono annunciava: «Sono pronti i panini fritti!» Mai mangiati così buoni… Poi arrivava almeno una sera in cui tutta la famiglia si ritrovava sotto il tendone; c’erano i miei nonni, la polenta, le chiacchiere che si allungavano, con una libertà (che da bambini ti sembra enorme) che ti permetteva di fare tardi, ballare con le amiche davanti al palco, mangiare una fetta di pizza quando normalmente saresti già dovuta essere a letto.
Per molti anni, per me, la Festa de L’Unità è stata questo; un pezzo bellissimo dell’estate. Solo crescendo ho iniziato a comprenderne anche il significato politico e, proprio mentre lo comprendevo, quel significato sembrava cambiare; negli anni, quasi senza accorgermene, me ne sono allontanata.
Per questo, quando quest’anno ho visto tornare la Festa de L’Unità a Bibbiena, la curiosità ha avuto la meglio. Ci sono andata con entusiasmo, ma anche con un pizzico di nostalgia, cercando quell’atmosfera che ricordavo da bambina e chiedendomi se potesse ancora rappresentare qualcosa di più di una semplice festa di partito. Da questa domanda è nata anche la voglia di approfondire il progetto intervistando tre dei giovani che hanno promosso l’iniziativa: Tobia Fognani, Luigi Dallari e Federico Mori, del PD di Bibbiena. Con loro abbiamo parlato della festa, ma soprattutto di quale idea di sinistra e di territorio immaginano per il futuro del Casentino.
Perché avete deciso di riportare la Festa de L’Unità a Bibbiena dopo tanti anni? «Per noi era importante riportare un appuntamento che mancava da troppo tempo e che tante persone ricordavano con affetto. Sentivamo anche l’esigenza di creare nuovamente una comunità di volontari e di persone disponibili a mettersi in gioco. La risposta è stata positiva: oltre cinquanta volontari hanno collaborato all’organizzazione e centinaia di persone hanno partecipato. Volevamo dimostrare che il PD di Bibbiena c’è, ma soprattutto proporre qualcosa che fosse insieme momento di socialità e occasione di confronto politico che si è concretizzato nei tavoli di lavoro sui temi del territorio. La Festa non è stata pensata come un punto di arrivo, ma come un primo passo verso un progetto più grande.»
Dietro questa iniziativa c’è soprattutto una nuova generazione del partito? «Sì, il gruppo che ha promosso la festa è composto principalmente da giovani, ma è stato fondamentale anche il sostegno delle persone che da molti anni fanno parte del partito. Ci hanno lasciato spazio, ci hanno aiutato nella parte organizzativa e ci hanno permesso di costruire un progetto con idee nuove. È stato un vero lavoro di squadra tra generazioni diverse.»
La novità più evidente sono stati i tavoli tematici. Perché questa scelta? «Perché volevamo partire dai problemi concreti del territorio: lavoro, sanità, ambiente, turismo, sviluppo: temi su cui abbiamo invitato amministratori, associazioni, professionisti e rappresentanti di realtà diverse del Casentino. Non volevamo un dibattito autoreferenziale, ma raccogliere idee da chi il territorio lo vive ogni giorno. L’intenzione è continuare questi incontri e restituire poi ai cittadini quanto emerso; crediamo che prima di dare soluzioni vadano ascoltati i problemi reali della gente. Ascolto è sicuramente la parola che vogliamo riportare al centro del dibattito e dell’agire di partito.»
La Festa de L’Unità porta inevitabilmente con sé una storia politica; pensate che possa parlare anche a chi oggi, pur avendo idee progressiste e di sinistra, non si riconosce nel PD? «Assolutamente sì. La festa è stata organizzata dal PD, ma il nostro obiettivo non era chiuderci dentro il partito; crediamo nel confronto e in un campo largo che parta dai temi prima che dalle appartenenze. Ai tavoli erano presenti anche persone con sensibilità politiche differenti, perché pensiamo che su molti problemi del Casentino serva costruire percorsi condivisi. Molti cittadini hanno la sensazione che il partito, a volte, parli di temi lontani dalla vita quotidiana ed è una critica che comprendiamo. Per questo abbiamo scelto di discutere soprattutto dei problemi del territorio. Le grandi questioni nazionali sono importanti, ma in una realtà come il Casentino le persone chiedono risposte su lavoro, sanità, servizi, scuola, infrastrutture e sicurezza. È da qui che bisogna partire.»
Quali sono oggi le priorità per il territorio? «Il problema principale è lo spopolamento e i dati parlano chiaro: il Casentino perde giovani e questo produce effetti su tutto il resto, dal lavoro ai servizi, dalla sanità ai trasporti. Bisogna rendere la vallata più attrattiva, investire nelle infrastrutture, nei servizi e nella qualità della vita. Non esistono soluzioni semplici, ma serve un progetto di lungo periodo che coinvolga tutta la comunità. Crediamo che per fare questo la comunicazione sia molto importante; è fondamentale riuscire a parlare soprattutto ai giovani, utilizzando anche strumenti diversi, come i social o i video. Ma la comunicazione da sola non basta se non è accompagnata da una proposta concreta e da una presenza costante sul territorio, altrimenti rischia di rimanere soltanto uno slogan.»

Uno degli aspetti più interessanti della manifestazione quindi è stato proprio il tentativo di andare oltre il semplice momento conviviale; accanto alle cene sociali e agli eventi serali, infatti, sono stati organizzati quattro tavoli tematici dedicati a sanità e welfare, scuola e lavoro, energia e turismo, mobilità e infrastrutture. Non con l’obiettivo di trovare soluzioni immediate, ma di mettere intorno allo stesso tavolo amministratori, imprese, professionisti, associazioni e cittadini per costruire un percorso comune di sviluppo della vallata.
La sensazione, a Festa finita, è che il tema vero non sia tanto il ritorno di una manifestazione storica, quanto il bisogno diffuso di ricostruire spazi di confronto. Quindi non un’”operazione nostalgia”, ma piuttosto un’esperienza che saprà proseguire, aprendosi davvero al territorio e rappresentando un’occasione importante, non solo (o non soltanto) per rilanciare il PD bibbienese, ma soprattutto per rimettere in moto un’area culturale e politica più ampia. Perché la sinistra, soprattutto nei piccoli territori come il Casentino, non può ridursi all’appartenenza a una tessera; esistono amministratori, professionisti, giovani, associazioni e cittadini che condividono valori comuni pur provenendo da percorsi diversi. La sfida sarà costruire uno spazio in cui queste energie possano incontrarsi, superando personalismi, vecchie appartenenze e la logica del «si è sempre fatto così».
Le prossime elezioni comunali a Bibbiena sono ancora lontane, ma forse il lavoro dovrebbe iniziare proprio adesso, partendo dai temi e dall’ascolto. Non dagli slogan! La Festa de L’Unità è tornata e per noi questa è già una buona notizia. Lo è perché ha riportato persone a incontrarsi, a discutere, a confrontarsi, dimostrando che c’è ancora voglia di politica, purché sia una politica che esce dalle sedi di partito e torna tra le persone. Il rischio, infatti, è quello di organizzare un evento, raccogliere entusiasmo per qualche giorno e poi tornare al silenzio fino alla prossima campagna elettorale.
Molte persone continuano a riconoscersi in valori come giustizia sociale, lavoro, sanità pubblica, scuola, diritti e solidarietà, ma non si sentono rappresentate da nessun contenitore politico. Per ricostruire una sinistra locale serve davvero partire da un simbolo di partito? O bisogna prima ricostruire una comunità di persone che condividono idee e obiettivi, indipendentemente dalla tessera che hanno in tasca o che non hanno mai avuto?
La Festa de L’Unità può essere ricordata come il ritorno di una manifestazione storica, oppure può diventare il momento in cui qualcuno ha deciso di riaprire una discussione che, forse, il Casentino stava aspettando da troppo tempo.


