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di Mauro Meschini – Lo scorso 12 febbraio si è svolta al Centro Sociale di Bibbiena un’assemblea organizzata dal Comitato per la Fusione di Bibbiena – Chiusi della Verna – Ortignano Raggiolo, un incontro che ha visto un’attenta e massiccia partecipazione dei cittadini, che hanno potuto ascoltare i vari punti di vista e le proposte che, anche in queste ultime settimane, sono state fatte su questo argomento.

Si sono confrontati punti di vista diversi che, fino ad un certo punto, è sembrato comunque potessero trovare punti di contatto, se non una sintesi comune. Poi l’intervento dell’assessore regionale Vincenzo Ceccarelli ha raffreddato l’entusiasmo e fatto nascere, almeno in chi scrive, il dubbio che anche su questo tema ci possa essere il rischio andare a ripetere il film visto in occasione della bocciatura della richiesta di referendum sulla legge sanitaria.
È una sensazione personale che mi piacerebbe condividere con altri, per questo qui di seguito cercherò di sintetizzare quanto è accaduto durante l’assemblea, invitandovi a fare ulteriori considerazioni o eventuali precisazioni.
Mettetevi quindi comodi e prendetevi un po’ di tempo perché credo sia importante…

Iniziamo dall’introduzione proposta da Adolfo Zamponi, presidente del Comitato per la Fusione di Bibbiena – Chiusi della Verna – Ortignano Raggiolo, a lui è stato affidato il compito di ripercorrere le tappe del percorso che ha permesso di raccogliere e presentare il 15 gennaio scorso in Regione più di 2.000 firme a sostegno della proposta di referendum. Risultato ottenuto in pochissimi giorni e che sarebbe stato ancora più ampio se anche i consiglieri comunali della maggioranza di Chiusi della Verna si fossero resi disponibili a svolgere il ruolo di autenticatori, e se non fosse stato comunque già stato largamente raggiunto e superato il numero minimo di firme richiesto dalla legge regionale per iniziative di questo tipo. Zamponi ha ricordato che il progetto di fusione rappresenta, per tutto il Casentino, una grande opportunità che può portare importanti vantaggi economici. Inoltre dotare il Casentino di un grande comune con più di 15.000 abitanti significa dare maggiore peso politico alla nostra vallata. Concludendo Zamponi ha poi definito degna di nota anche la proposta avanzata dal Sindaco di Talla, Eleonora Ducci, che ha lanciato l’idea di giungere ad un Comune risultato della fusione di tutti i sei comuni del Basso Casentino. Questa proposta non si sovrappone ma rafforza l’idea che un grande comune possa rappresentare l’obiettivo al quale tendere, per questo Adolfo Zamponi si è augurato che nessuno tenti di utilizzarla per non procedere in nessuna direzione e che il Consiglio regionale, il prima possibile, accolga positivamente la proposta del Comitato.

Oltre alla proposta del Comitato, e a quella del Sindaco Ducci con la fusione a sei, è stata anche ricordata l’altra proposta di fusione a tre che, in fretta e furia, è stata approvata nei Consigli comunali di Chiusi della Verna, Castel Focognano e Chitignano.
Samuela Ristori ha presentato alcune slide dove erano raccolti alcuni dati che permettevano di fare un confronto tra le diverse ipotesi.
Per prima cosa è stata ricordata l’entità degli incentivi previsti.
Contributi regionali: 250.000 Euro per ogni comune fuso per i primi 5 anni. Più un incremento dei finanziamenti Regionali del 60% se il nuovo comune supera i 15.000 abitanti.
Contributi statali
: 40% di finanziamenti statali dei bilanci dell’anno 2010 (più vantaggioso degli attuali) dei comuni che si fondono per 10 anni.
Facendo riferimento a queste cifre per le diverse ipotesi si avrebbero questi incentivi:
Bibbiena-Chiusi-Ortignano, 13 milioni di Euro circa in 10 anni. Un comune di circa 15.500 abitanti
Castel Focognano-Chiusi-Chitignano, 8 milioni di Euro circa in 10 anni. Un comune di circa 6.300 abitanti.
Il Comune del Basso Casentino a sei: 19 milioni di Euro circa in 10 anni. Un comune di circa 20.700 abitanti.

A questo punto ha preso la parola il deputato del PD Marco Donati, che ha ricordato di aver sostenuto in Parlamento l’inserimento delle norme che prevedono i contributi ai comuni che decidono di fondersi; questi si concretizzano con la previsione di trasferimenti aggiuntivi ai normali finanziamenti. Il parlamentare del PD ha sottolineato che il ruolo dei comuni è certamente importante ma che, nell’attuale situazione, è necessario anche pensare ad una loro diversa organizzazione.

È intervenuto poi il Sindaco di Talla Eleonora Ducci, che ha subito chiarito che la sua proposta di fusione a sei comuni non nasce per bloccare altre decisioni. Al contrario, anche per l’interesse che questa prospettiva ha suscitato tra i cittadini del suo Comune, la considera molto importante. Ha poi sottolineato che l’attuale situazione, soprattutto dopo il declassamento della Provincia, richiede ai comuni con popolazione esigua di riorganizzarsi. In questa prospettiva la costituzione di un comune con più di 15.000 abitanti è l’obiettivo ottimale per permettere un salto di qualità, non è invece vantaggioso impegnarsi per raggiungere obiettivi meno ambiziosi. In futuro, quando saranno esauriti gli incentivi derivanti dalle fusioni, i trasferimenti di risorse saranno calcolati soprattutto sul numero degli abitanti, a quel punto essere 15.000 o 6.000 abitanti farà la differenza. Il Sindaco di Talla ha anche sottolineato come questa soluzione permetterà di scrivere la parola fine sull’Unione dei Comuni.

Al Sindaco di Castel Focognano Massimiliano Sestini è toccato il compito di spiegare, vista l’assenza del Sindaco di Chiusi della Verna Giampaolo Tellini, le ragioni dell’iniziativa promossa dai consigli comunali per arrivare ad una fusione in aperto contrasto con quanto proposto dal Comitato. Sestini ha ricordato che anche nel suo programma elettorale si auspicava di giungere alla creazione di un comune di almeno 5.000 abitanti e che in questi anni ha continuato a lavorare per questo. Poche settimane fa è poi arrivata la “rocambolesca” proposta di Tellini che apriva la possibilità per andare in questa direzione, nonostante questa scelta sia alternativa ad altre da tempo in campo. Sottolinea che non si tratta di improvvisazione, ma allo stesso tempo si rende disponibile ad accettare tutte le scelte che il Consiglio regionale riterrà di fare. Comunque vada è convinto che qualcosa accadrà.

Sollecitato dagli interventi, riprende la parola Adolfo Zamponi che, vista la situazione e le opportunità che si aprono, propone di verificare, nei tempi previsti dalla proposta del Comitato e cioè nel 2016, in quali dei sei comuni i cittadini approvano la prospettiva di una fusione complessiva. Questo sarebbe possibile, anche per quanto previsto dalle norme che regolano l’iter per lo svolgimento dei referendum sulle fusioni, attraverso una specifica decisione del Consiglio regionale che vada in questa direzione.

La proposta trova il sostegno anche del Sindaco di Bibbiena Daniele Bernardini, che sottolinea come il Comitato sia riuscito a fare quello che i politici non sono stati capaci di realizzare. Bernardini non rinuncia a ribadire la sua scarsa fiducia nell’Unione dei Comuni, una struttura che produce costi e non semplificazione, ed anche a dare un giudizio critico sulla proposta di Giampaolo Tellini, arrivata in modo alquanto discutibile e con una prospettiva di fusione che si realizzerebbe solo nel 2018.

Nel successivo intervento anche il Sindaco di Castel San Niccolò Paolo Agostini si sofferma sui medesimi temi, ribadendo tutto il suo scetticismo per quello che sta accadendo e che per lui è finalizzato solo a prendere tempo per arrivare alle prossime elezioni amministrative. Anche da lui, e non potrebbe essere altrimenti visto quello che è accaduto dal luglio scorso, viene una bacchettata per l’Unione dei Comuni considerata l’esempio di come sia impossibile guidare gli enti pubblici quando a comandare sono i segretari e i dirigenti. Infine Agostini ribadisce il suo pieno sostegno alla proposta degli abitanti di Chiusi della Verna che, ricorda, per almeno due volte hanno ribadito che vogliono andare con Bibbiena.

A questo punto interviene l’Assessore regionale Vincenzo Ceccarelli che, pur riconoscendo come l’iniziativa del Comitato abbia riaperto la discussione sulle fusioni, precisa che ci sono in pratica due proposte in campo e due percorsi legittimi che sono stati avviati e che sono giunti fino al Consiglio regionale. Ceccarelli lascia aperta la possibilità anche alla fusione a sei, ma solo se c’è l’accordo tra i sindaci, mentre boccia l’ipotesi di iniziativa del Consiglio regionale ipotizzata da Zamponi, perché è necessario mantenere centrali le proposte che vengono dal territorio. In ogni caso sarà lo stesso Consiglio regionale a decidere e in questa decisione potrebbe ripetersi quanto accaduto nel percorso di fusione tra Abetone e Cutigliano, che ha visto la volontà dei Consigli comunali (che si erano espressi per il SI) prevalere sulla volontà dei cittadini (quelli di Abetone erano per il NO). Nello specifico caso Ceccarelli dice di non aver condiviso questa scelta, ma poi, in sostanza, anche lui ritiene che il voto di un Consiglio comunale debba avere più considerazione di una raccolta di firme.

Queste affermazioni hanno scaldato il clima dell’incontro e stimolato altri interventi che hanno contribuito a chiarire il contesto in cui l’iniziativa di Giampaolo Tellini si è concretizzata.
Intanto in nessuna occasione pubblica era stata ipotizzata una soluzione del genere e non sono state organizzate assemblee per informare i cittadini di questa possibilità.
La proposta inizialmente portata in discussione nel Consiglio comunale di Chiusi prevedeva la realizzazione una fusione a quattro che poi, preso atto della sopraggiunta indisponibilità di Talla, è stata trasformata in corso d’opera durante i lavori in aula. La minoranza per questa ragione non ha partecipato al voto finale e quindi l’unanimità ottenuta a Chiusi della Verna dal provvedimento non è reale, ma vede solo il voto favorevole della maggioranza che, lo ricordiamo, è tale solo per due voti (682 a 680) visto l’esito delle ultime elezioni amministrative.
A questo proposito da evidenziare che già durante la scorsa estate 1.000 cittadini di Chiusi della Verna avevano già sostenuto una prima raccolta di firme a favore della fusione con Bibbiena e Ortignano.
Tornando poi alla proposta di fusione approvata dai Consigli comunali non si può dimenticare come la fretta sia stata la protagonista di questa iniziativa che ha visto addirittura la convocazione di domenica di un consiglio comunale. Nel merito poi il fatto di prevedere la fusione nel 2018 mette a rischio la reale possibilità di avere dei benefici economici, previsti quest’anno nella legge di Stabilità, in quanto nessuno può oggi sapere e prevedere cosa potrà accadere nei prossimi anni.

Insomma ci sono tutte le ragioni, crediamo, per diffidare della proposta “dell’ultimo minuto” voluta da Tellini, mentre ci sono tutte le condizioni per ampliare la proposta del Comitato e verificare la possibilità di giungere già da quest’anno ad una decisione sulla fusione a sei.
Tutto è nelle mani del Consiglio regionale, dove speriamo le proposte siano considerate per i loro contenuti e per i vantaggi che potranno garantire, e non perché rispondono ad interessi e logiche che con il futuro del Casentino non hanno niente a che vedere.