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venerdì, 1 Luglio 2022

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Gelate di aprile: cosa è successo nei campi del Casentino?

La stagione primaverile era partita presto e bene per le piante. Anche troppo. Dopo i primi giorni di marzo, caratterizzati da basse temperature durante le prime ore del mattino, aprile era iniziato con valori termici decisamente sopra la media, determinando così un intenso sviluppo vegetativo sia delle piante arboree che erbacee. Verso la fine della seconda decade del quarto mese una massa d’aria fredda di origine artica, investendo l’Italia centrale, ha invertito lo stato termico portando i valori sotto lo zero. Il drastico e repentino crollo delle temperature ha trovato i vegetali nella condizione più vulnerabile provocando la morte cellulare nelle foglie e nei teneri germogli.

Danneggiate le piante forestali quali la quercia e il faggio così come quelle ornamentali (Photinia, Lauroceraso). Tra i fruttiferi il ciliegio ha subito ingenti perdite e anche il noce presenta germogli compromessi. Il melo era ancora in fase di fioritura-allegagione, pertanto, i danni sembrano limitati ma si dovranno aspettare alcuni giorni per capire meglio. Questo non vale per appezzamenti posti in ambienti particolari (zona nord di Montemignaio) dove le temperature sono scese a -6°C e il danno è del 100%.

La vite è stata parzialmente interessata dal gelo in quanto questo è stato più intenso nelle bassure anziché negli appezzamenti collinari dove la coltivazione è ospitata tuttavia, in alcuni vigneti la vegetazione è compromessa e si spera in una ripresa da parte delle gemme di controcchio. L’olivo che negli ultimi anni è tornato a popolare diffusamente il Casentino non pare aver subito. Tra le erbacee la medica e le orticole quali la patata registrano bruciature da gelo.

Come sopra accennato il rialzo termico con una piena ripresa dell’attività vegetativa provocherà lo scarto dei fiori e dei frutti compromessi dai micro cristalli di ghiaccio, anche di quelli che, al momento, non appaiono colpiti.

In ultima analisi possiamo dire che negli ultimi anni le piante non se la passano troppo bene a causa dei cambiamenti climatici. Le estati siccitose con temperature africane (> 35°C) piuttosto che mediterranee, hanno messo a dura prova anche i soggetti che sembravano più resistenti. Le specie che per secoli si erano “abituate” alle estati miti, hanno provato ad adattarsi alle nuove condizioni limitando la fotosintesi. Tuttavia, questo meccanismo difensivo ha comportato una drastica riduzione degli zuccheri di riserva, con il risultato che i depositi strutturali quali quelli dell’apparato radicale si sono trovati indeboliti.

Le conseguenze sono evidenti: ogni tanto viene giù di schianto un “grande vecchio”. Il futuro sembra propizio ad una affermazione di specie tipiche dei climi caldi ma, come gli ultimi giorni di aprile hanno dimostrato, a volte si hanno amare sorprese. Soprattutto quando la stagione parte bene, anche troppo.

(a cura di Marco Roselli, tecnico agrario. A titolo personale)

Nelle foto, da sinistra: lauroceraso (foto 2), melo (3), noce (4), photinia (5), tiglio (6)

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