testo e foto di Andrea Barghi Goaskim – A Natale siamo tutti più buoni, ed è un vero peccato! Sono sempre più convinto che dovremmo essere semplicemente noi stessi, senza lasciarci influenzare da feste che ci costringono a mostrare il lato migliore, ammesso che esista. Spesso, dentro di noi, ci scoccia dover sedere a tavola con parenti o persone a cui dobbiamo sorridere, anche se non le conosciamo affatto.
Ho sempre ammirato l’atteggiamento degli animali selvatici. Gli animali domestici dipendono dai loro “padroni”, e non sempre questi sanno apprezzarli. Ma gli animali liberi, loro sì che sono autentici. Lo sparviero, per esempio, nelle foto ne vediamo uno splendido maschio, è un feroce predatore di cince. Le sue prede preferite sono le cinciallegre, ma non disdegna le cinciarelle e le cince more. Durante il Natale non è più buono né più cattivo: è sempre lui, il terribile predatore di cince… è se stesso! E le cinciarelle non cambiano certo natura: restano attente, guardinghe, e anche molto aggressive tra loro… persino a Natale!
Sono se stesse! Sono esseri liberi, e senza saperlo contribuiscono all’equilibrio della natura. E noi umani? Se vogliamo, potremmo farcela ad essere noi stessi… anche a Natale! Dopo il pranzo della festa più importante dell’anno, tra panettone e spumante, non sarebbe male concedersi un’escursione ristoratrice in foresta, che auguro innevata. Meglio se da soli, per liberare le orecchie dall’incessante bla-bla-bla che ci ha assordato durante le festività. Sono certo che vi sentirete liberi di vivere, per una volta, o forse per sempre, il silenzio innevato della foresta, e di imparare a conoscervi davvero.
Le Foreste Casentinesi, diceva Domenico Aleotti — sceneggiatore di molti film famosi — quando lo portai a Camaldoli, “sono un gioiello incastonato nel cuore pulsante dell’Appennino”. E aveva ragione. Non dimentichiamolo mai: quelle foreste danno vita al fiume degli artisti, l’Arno. Circa cento anni fa, prima che Mussolini facesse il “Trump” della situazione, anche il Tevere nasceva in Toscana. Ma torniamo alla nostra escursione liberatrice. Il suono delle racchette da neve che affondano nel silenzio immacolato ci trasporta in mondi fantastici che solo le foreste casentinesi sanno regalare.
Gli abeti, piegati sotto il peso della neve, brillano al sole come antichi candelabri di cristallo; e ogni ramo, incrostato di ghiaccio, sembra custodire un piccolo segreto di luce. Fanno venire alla mente il brano del compositore americano Pat Metheny, Icefire… “Ghiaccio-Fuoco”… adatto a quel tipo di atmosfere.
L’aria è così pura che si può quasi ascoltare il respiro della montagna, e il passo dell’uomo si fa lieve, rispettoso, come un pensiero che teme di disturbare. Dobbiamo ascoltare quei silenzi, il cinguettio delle cince, e, se siamo fortunati, al tramonto potremo vedere il sole sfiorare l’orizzonte per salutare le sue piccole amiche piumate, avvertendole che è tempo di cercare riparo: le notti invernali, anche a Natale, possono uccidere chi non è prudente.
E se la candida materia ha deciso di non venire a trovarci, non disperate. Un’escursione solitaria, tra i sentieri pervasi di silenzio e da atmosfere Ghiaccio-Fuoco, è comunque un toccasana per chiunque. La foresta ama chi le porta rispetto.



