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domenica, 27 Novembre 2022

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I simboli della Pasqua

di Lara Vannini – La nostra vita è piena di simbologie. Se non ci fossero avremmo grossa difficoltà ad interpretare ciò che ci sta intorno a partire dal nostro passato.
Il simbolo è un “segno” come suggerisce l’etimologia del termine che ci permette in pochissimi istanti di evocare un concetto ben più complesso di ciò che possiamo vedere solo con lo sguardo, ed è un linguaggio universale in grado di parlare in maniera intuitiva, ad un’intera comunità di persone.

Ieri come oggi, i simboli danno senso e interpretano la nostra realtà e noi non ne possiamo fare a meno per sentirci pienamente integrati nei nostri valori e nelle nostre credenze. Se applichiamo tutto questo alle nostre tradizioni ovvero alla cultura contadina del passato, ci renderemo subito conto di come in una comunità poco scolarizzata, dove molto veniva tramandato oralmente e dove l’aspetto religioso e in parte superstizioso erano preponderanti, onorare le festività, rispettando minuziosamente tempi e simbologie dell’atto religioso, era un mezzo potentissimo per mettersi in contatto con il divino e perché no, propiziarselo per una vita prospera e in salute.

L’ulivo ad esempio è una pianta che conosciamo tutti perché è un simbolo di pace, simbolo della Pasqua e non occorrono parole per spiegarlo, lo vediamo e già ne intuiamo il significato. In questo senso il simbolo rafforza in maniera importante l’appartenenza ad una comunità, ad un credo religioso e a valori comuni e l’uomo che fu definito già dal grande Aristotele “un animale sociale”, non può farne a meno in primis per sottolineare a se stesso la propria esistenza.

Nel simbolo c’è inoltre qualcosa di razionale e qualcosa di inconscio, che attinge dalla nostra esperienza. Sicuramente è razionale il significato che l’uomo ha dato al simbolo ma quando l’uomo oltre a riconoscerlo lo condivide, il simbolo acquista una forza potentissima in grado di smuovere i nostri sentimenti più profondi. Le religioni sono piene di simbologie ma quest’ultime esistono anche altrove basti pensare a ciò che evoca la vista di una bandiera, o di un tralcio di mimosa.

Ulivo Come è già stato detto i simboli nella società contadina di un tempo erano una chiave di lettura del reale semplice e comprensibile anche per chi non aveva potuto accedere al sapere. Permettevano così di affrontare la ritualità della Pasqua con devozione e rispetto, ricongiungendosi al divino e sentendosi parte della sacra rappresentazione. Nel simbolo infatti si nasconde il mistero e non può essere altrimenti perché in tutte le religioni, compresa quella cattolica, il simbolo cerca di spiegare quel qualcosa che non è comprensibile con il razionale, in pratica ci introduce in una dimensione sovrannaturale.
L’Ulivo è da sempre una pianta “sacra”. Già i greci lo utilizzavano per fare corone e adornare gli atleti vincitori. La corona diventava così un simbolo di vittoria ed elevava l’atleta alla sacralità degli dei dell’Olimpo.

L’Ulivo è un simbolo di pace che si trova già nella Bibbia ancora prima della Pasqua, infatti dopo il diluvio universale si narra che una colomba tornò da Noè con in bocca un ramoscello di ulivo come simbolo di pace ma anche di rinascita e rigenerazione. Infatti dopo un evento così catastrofico come un diluvio, la Terra poteva finalmente tornare a rinascere, e a generare nuovi frutti. L’Ulivo quindi è portatore di pace ma anche di riconciliazione e inizio di un nuovo corso nella speranza sia migliore del precedente. Ieri come oggi, è tradizione che la domenica antecedente la Pasqua detta “domenica delle Palme”, venga regalato ai fedeli, al termine della S. Messa un rametto di ulivo da portare a casa e conservare fino all’anno successivo. Questa usanza ricorda l’entrata di Cristo a Gerusalemme prima della morte ma anche la resurrezione di Cristo il giorno di Pasqua. Un tempo era comune posizionare il rametto di ulivo sopra il crocifisso che in genere stava in cucina. Questa pianta essiccata non doveva essere assolutamente toccata e doveva essere bruciata l’anno successivo in occasione delle celebrazioni del Mercoledì delle Ceneri. L’utilizzo dell’ulivo può anche essere visto in una concezione pratica infatti le potature tardive della pianta arrivano a marzo e aprile.

Non solo la pianta ma anche l’olio di oliva è molto usato nei riti cattolici tutte le volte che è necessario fare una consacrazione in Cristo, la tradizione vuole inoltre che la croce sulla quale morì Gesù fosse di legno d’ulivo.

Cero pasquale Se avrete notato durante la veglia di Pasqua viene acceso un cero di grandi dimensioni. La luce di questo cero simboleggia la resurrezione di Cristo e la vittoria del male sul bene. La luce ed il fuoco sono anch’essi simboli ancestrali che ci rimandano ad un lontano passato. Il fuoco rischiara dalle tenebre, rappresenta la vita che ritorna, è purezza e rigenerazione oltre ad essere uno dei quattro elementi del Creato. Il fuoco che brucia rimanda da sempre nell’immaginario dell’uomo all’idea della potenza ma anche del mistero, una forza inarrestabile e per questo temibile. Niente distrugge più del fuoco, ma anche riscalda e protegge dando calore. Per questo non poteva mancare nella liturgia cattolica, e anche nella quotidianità del nostro antenato contadino che necessitava costantemente del fuoco, per illuminare la notte, per scaldarsi al focolare domestico o per cucinare. Così la luce a Pasqua diventava simbolo di speranza, e rigenerazione primaverile, in alcuni casi i ceri potevano addirittura essere decorati a mano tanto erano preziosi nella liturgia religiosa.

L’uovo Simbolo principe della Pasqua, il significato dell’uovo come portatore di vita e del mistero, si perde nella notte dei tempi ed è presente in molte religioni e culture dell’antichità. Dagli antichi Egizi alla tradizione cristiana fino ad arrivare ai giorni nostri, l’uovo è sempre stato simbolo di vita, rinascita e Resurrezione, la vita terrena che non finiva con la morte ma andava oltre e dava speranza agli uomini.
Nella tradizione contadina il giorno di Pasqua venivano portate le uova sode in chiesa per la benedizione, generalmente erano già sistemate in un paniere e pronte per essere mangiate dopo la funzione liturgica. Le uova erano simbolo di Resurrezione ma erano anche un ottimo alimento da cui trarre energia dopo l’astinenza della Quaresima.
A conferma di come “una coppia d’ova” fosse gradita anche in altri periodi dell’anno da ricordare, per esempio, che per Carnevale era usanza regalare le uova agli uomini che andavano ad intrattenere i paesani con la fisarmonica oppure quando era necessario fare un gesto di cortesia verso qualcuno a cui eravamo riconoscenti, le uova erano comunque il regalo più gradito. Generalmente tutti i contadini possedevano delle galline e in Primavera iniziava la maggior produzione.

L’acqua Forse non tutti sanno che l’acqua, nella liturgia cattolica, è un simbolo pasquale molto importante. Da un punto di vista strettamente religioso, nella notte di Pasqua avviene la commemorazione del Battesimo e della Resurrezione. L’acqua quindi è un elemento che purifica, rigenera e accoglie il fedele anche concretamente dall’entrata in Chiesa dove è necessario “segnarsi con l’acqua benedetta”. Ogni anno nel periodo di Pasqua l’acqua benedetta entrava nelle case coloniche e nelle stalle dei nostri predecessori. Le grandi pulizie di Pasqua che facciamo ancora oggi erano effettuate per accogliere nella maniera migliore la benedizione del parroco. Non era solo un’occasione per fare pulito ma simbolicamente per purificare l’ambiente, la famiglia e rinascere corpo e mente sotto una luce nuova quella appunto della resurrezione in Cristo.
Oggi, le “pilluzze dell’acqua santa”, stanno diventando oggetti d’arredo ma un tempo, in occasione della benedizione delle case, era buona abitudine riempire con acqua benedetta le acquasantiere che stavano generalmente di fianco al letto. Decorate in mille maniere questi oggetti di devozione, erano un segno tangibile della fede.
Affrontiamo così questa Pasqua tenendo ben presente tutti i simboli del nostro antico passato contadino, simboli preziosi di fede e di conoscenza.

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