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domenica, 27 Novembre 2022

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Il Ciliegio (Prunus avium) #5

di Marco Roselli – Il ciliegio (Prunus avium) è un albero da frutto appartenente alla famiglia delle Rosacee, originario dell’Europa e alcune zone dell’Asia minore.
In Casentino il ciliegio si ritrova praticamente ovunque nei versanti, un tempo era utilizzato sia per i frutti che per il legname da opera, assai valido e pregiato. Con il declino dell’impresa agraria, alla fine degli anni 60, il ciliegio si inselvatichisce ulteriormente, tanto che si possono trovare grandi soggetti all’interno delle foreste, isolati, oppure consorziati con altre piante erratiche: è infatti il nome stesso del frutto a tradirne le abitudini di vita, dato che il nome specifico deriva dal latino “avis” e significa “degli uccelli”, perché il frutto è appetito appunto dai volatili che ne facilitano la disseminazione.

Il genere comprende varie specie, tra cui diverse ornamentali; tra quelle coltivate per il consumo dei frutti ricordiamo:
PRUNUS AVIUM o ciliegio dolce, di grande mole e piuttosto esigente in fatto di terreno e acqua.
PRUNUS CERASUS o ciliegio acido (amarena o ciliegia acida), con taglia ridotta rispetto a quello dolce e molto più rustico.
PRUNUS “MAHALEB” o Megaleppo o ciliegio di Santa Lucia usato come portinnesto nei terreni calcarei e aridi.
Molte sono le varietà a livello nazionale ma in questa sede ci interessiamo solo di quelle casentinesi.

Varietà rinvenute in Casentino
CILIEGIA MARCHIANA (nella foto)
Il frutto è di dimensioni medio-grosse e di colore vermiglio chiaro. La polpa è biancastra e rosso-chiara, non aderente al nocciolo, consistente e succosa, di gusto dolce, con retrogusto leggermente amarognolo. La maturazione avviene a metà giugno. Piante di questa varietà sono diffuse in tutto il Casentino. In alcune zone viene chiamata anche napoletana, ciliegia che invece ha caratteristiche diverse. La pianta è vigorosa e di portamento espanso, con foglie più piccole rispetto alla napoletana. Questa ciliegia è considerata la cultivar più antica della Toscana, citata da vari autori a partire dall’inizio dell’’800. Per le sue buone caratteristiche organolettiche e la sua serbevolezza questa varietà è consigliabile anche per la coltivazione a scopo commerciale.

CILIEGIA GABELLINA O CAPELLINA
Il frutto è di dimensioni medio-grosse e di colore rosso scuro, con polpa consistente e succosa, di gusto prevalentemente dolce. La pianta ha una chioma espansa, è abbastanza rustica, produttiva e autoincompatibile (necessita di un altro ciliegio impollinatore). La maturazione è tardiva (inizio a fine giugno) e scalare. Il nome Capellina sembra che derivi dal peduncolo che è lungo e sottile. Piante di questa varietà sono diffuse soprattutto nella zona di Battifolle, Cetica, Caiano (Castel San Niccolò) e Quota (Poppi). In passato la coltivazione di questa cultivar era legata alla sua maturazione più tardiva rispetto alle altre varietà locali.

CILIEGIA BIANCA
Il frutto è di dimensioni medio-piccole e di colore giallo, con polpa più chiara e traslucida, non aderente al nocciolo, poco consistente e succosa, dolce, con retrogusto leggermente amarognolo. La maturazione avviene a metà giugno. Piante di questa varietà sono state ritrovate a Battifolle (Castel San Niccolò) e Partina (Bibbiena). In passato la coltivazione di questa varietà era diffusa in tutta la Toscana, come testimoniano gli scritti di Targioni Tozzetti nel Dizionario Botanico del 1858 e prima ancora P.A. Micheli nella lista dei frutti presenti alla mensa dei Granduchi di Toscana. Anche Bartolomeo Bimbi raffigura le ciliege bianche nei suoi dipinti già alla fine del seicento. Oggi questa cultivar viene richiesta per la particolarità del suo colore.

Il ciliegio si pota? Sì!
Una convinzione radicata è che il ciliegio non si debba potare. Questa impostazione trovava giustificazione nel fatto che un tempo gli impianti di ciliegio erano fatti con piante di grande mole e le operazioni di potatura risultavano di difficile esecuzione; del resto, piante di decine di metri si auto regolavano dal punto di vista fisiologico. Un altro motivo risiede nell’abbondante produzione di resina dai punti di taglio.
Come ampiamente descritto in altri numeri di CASENTINO2000 la resina non è la malattia, ma il tentativo della pianta di separare zone invase dai funghi del legno come i cancri.
Da ormai diversi anni la potatura delle piante che soffrono i tagli effettuati durante i periodi piovosi e umidi (ciliegio, albicocco, pesco, susino) viene rimandata al periodo estivo, dopo la raccolta della frutta, e dopo il periodo di differenziazione. In pratica i tagli principali si devono eseguire a fine luglio-primi di agosto, anche in ragione dell’epoca di maturazione delle varie specie, quando il clima asciutto determina una migliore cicatrizzazione delle ferite e limita l’ingresso dei funghi patogeni. In queste condizioni si possono eliminare i rami più grossi e disseccati, mal disposti o interni, lasciando alla potatura di fine inverno solo pochissimi tagli su rami di un anno al massimo (quindi con una superficie di taglio modesta).

I principali rami del ciliegio
Mazzetto di maggio
Detto anche dardo a mazzetto o dardo fiorifero è un corto rametto di 3-6 cm provvisto di numerose gemme a frutto ravvicinate (da 4 a 7) e di una gemma a legno all’apice, la quale provvede a rinnovare il ramo per la produzione dell’anno successivo. I meno esperti, spesso, per accelerare i tempi di raccolta, staccano il mazzetto di maggio con i frutti presenti; questa è un’operazione da evitare poiché il rametto ha una durata produttiva che si protrae per diversi anni. Il mazzetto di maggio (qui a destra nella foto dell’autore) è una formazione tipica delle drupacee, ma ai fini produttivi, soprattutto nel ciliegio, assume importanza rilevante. È inserito su rami a partire dal 2° anno.
Rami misti
Sono lunghi e vigorosi, hanno gemme a fiore su tutto il ramo tranne che sulla parte apicale dove sviluppano alcune gemme a legno.

Riepilogo delle operazioni di potatura del ciliegio
La maggior produzione è affidata ai MAZZETTI DI MAGGIO (dardi fioriferi). Questi permangono in produttività per un periodo piuttosto lungo (anche 10-12 anni).
Questo fatto comporta la necessità di un loro rinnovamento in ragione del 10-15% all’anno.
Il rinnovo si esegue:
– diradando le branche fruttifere;
– eseguendo tagli di ritorno per contenere lo sviluppo della pianta;
– effettuando la potatura in verde, ovviamente durante il periodo vegetativo per evitare l’emissione di gomma.
La potatura in verde riduce lo sviluppo eccessivo della vegetazione, provoca una migliore induzione a fiore e favorisce la cicatrizzazione dei tagli.

Malattie e difesa biologica
Molte sono le avversità che possono flagellare il ciliegio ma quelle principali sono rappresentate dal cancro dei rami, per ciò che riguarda le malattie fungine. Tra gli insetti abbiamo la mosca delle ciliegie oltre agli afidi. In questa sede trattiamo solamente la mosca in quanto di patologie abbiamo ampiamente parlato in altri numeri di CASENTINO2000.

Considerazioni finali
Il ciliegio trova in Casentino un ambiente estremamente adatto per la sua sopravvivenza ma anche per la coltivazione da reddito, tanto è vero che alcuni anni fa imprese del settore della distribuzione si erano interessate a dei progetti che coinvolgessero gli imprenditori agricoli per impiantare frutteti ultra fitti. I costi di impianto e la necessità di una gestione assidua scoraggiarono gli imprenditori.
Nel prossimo futuro non è detto che non si possano trovare delle soluzioni sostenibili per lo sviluppo della coltivazione anche nella nostra vallata. Il parere di chi scrive però è in linea con quanto enunciato più volte su questo giornale. Sì a impianti che rispettano lo sviluppo armonico della pianta; sì a una gestione con l’uso di pochi mezzi tecnici (acqua irrigua e nutrizione) e difesa biologica o comunque con il solo ricorso all’impiego di mezzi di difesa di derivazione naturale.

Bibliografia
– Unione dei Comuni Montani
del Casentino, Schede tecniche

– Edagricole, “La difesa delle piante
da frutto. Avversità, sintomatologia,
provvedimenti”

– Autore, “Manuale di gestione
delle piante da frutto”

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