di Antonella Oddone – Cosa c’è di più gratificante di un brindisi con gli amici? Un bicchiere di vino in compagnia fa bene all’umore e alle relazioni. Il vino si conosce dalla notte dei tempi, e intorno al vino è fiorito un impero economico: cantine, vigneti, sommelier.
Eppure, dal punto di vista scientifico, è assolutamente certo che non esista una quantità minima di alcol che possa considerarsi innocua. L’agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (IARC), branca dell’OMS, ha classificato l’alcol e il suo derivato acetaldeide come cancerogeni di gruppo 1, quindi non “possibili” né “probabili”, ma certi e sicuri. E la cosa preoccupante è che si abbassa sempre più l’età del primo incontro con l’alcol e della prima sbornia: secondo l’istituto superiore di sanità è intorno agli 11 anni, sia per i maschi che per le femmine. L’aumento degli incidenti che ne deriva e dei comportamenti illegali è sotto gli occhi di tutti. La cosa è tanto più grave per le ragazze: il sesso femminile, a parità di alcol ingerito, possiede la metà della capacità di metabolizzarlo rispetto al sesso maschile. I decessi legati all’alcol in Italia negli ultimi dieci anni si stima siano stati otre 400.000, tra patologie alcol correlate, incidenti stradali, domestici e sul lavoro, omicidi-suicidi legati allo stato di alterazione psicofisica su base alcolica.
L’alcol etilico, o etanolo, è una sostanza che dà dipendenza, utilizzando le vie cerebrali identiche per tutte le droghe: provoca il rilascio di dopamina e di endorfine con effetto gratificante, stimola il sistema serotinergico con influenza positiva sul tono dell’umore, aumenta l’attività dell’acido gamma-amino butirrico con effetto sedativo e ipnotico. Ma ricordiamo che l’uso abituale di bevande alcoliche favorisce il declino cognitivo e della memoria e l’insorgenza precoce della demenza!
L’alcol viene assorbito al 70% nello stomaco e metabolizzato al 90% nel fegato. (Tra parentesi l’effetto cancerogeno sulle pareti di orofaringe, laringe, esofago è diretto, per il cancro di mammella e colon-retto è correlato alla dose). L’etanolo si trasforma in acetaldeide tramite l’azione dell’alcol deidrogenasi. L’acetaldeide è una sostanza ancora più tossica (e cancerogena) dell’alcol e provoca sintomi sgradevoli immediati in chi possiede una dotazione bassa dell’enzima che la degrada. Il meccanismo per cui molte persone sono astemie, cioè non bevono alcol è proprio questo.
Il danno alcolico dipende dalla quantità assoluta di alcol introdotto: 1 unità alcolica contiene dagli 8 ai 12 grammi di alcol puro, a seconda della gradazione, ed è uguale a 1 lattina di birra da 330 ml, 1 bicchiere di vino da 125 ml, 1aperitivo da 80 ml, 1 superalcolico da 40 ml. Una unità alcolica apporta 70-100 calorie, ma con potere nutrizionale nullo, infatti l’energia che si libera dal metabolismo dell’alcol non può essere usata nei processi di contrazione muscolare e nemmeno nei processi di riparazione-sintesi delle cellule, si trasforma in grasso e limita l’assunzione di nutrienti come la tiamina, vitamina indispensabile per la vita. Un consumo a rischio moderato corrisponde a meno di 20 gr di alcool al giorno per gli uomini, quantità che scende a 10 gr per le donne e per gli anziani. Oltre alla quantità, è importante anche la modalità con cui si beve: ad esempio, bisognerebbe farlo durante i pasti, a stomaco pieno, così da rallentare l’entrata in circolo dell’etanolo. Particolarmente pericolose sono invece le abbuffate alcoliche o binge drinking, cioè l’assunzione di sei o più unità alcoliche nell’arco di poche ore che possono provocare intossicazione alcolica acuta fino al coma etilico e la morte.

I danni che derivano dal consumo abituale di alcol riguardano tutti gli organi: ipertensione arteriosa, aritmie, cardiomiopatia dilatativa, cirrosi epatica (nota precancerosi del fegato) e pancreatite acuta, neurite ottica, osteoporosi, anemia, disfunzione della tiroide, disfunzione erettile nell’uomo e amenorrea nella donna, inoltre aumenta il rischio di contrarre infezioni in forma grave (Covid). L’alcol compromette l‘esercizio fisico: provoca miopatia alcolica, con aumento del cpk e debolezza muscolare. L’alcol è un neuro-depressore: riduce equilibrio, l’acuità visiva, la memoria e le abilità fini, altera i processi di reazione.
Infine l’alcol è neurotossico, teratogeno con effetti irreversibili sul sistema nervoso centrale del feto: tutte le società scientifiche consigliano l’astinenza completa in gravidanza e durante l’allattamento (passa liberamente nel latte); anche un uso isolato può esporre il bambino a danni seri, e dato che una gravidanza non è mai programmabile occorre estrema prudenza durante tutta l’età fertile. L’alcol ingerito dalla mamma si concentra nel feto che non può metabolizzarlo ed è tossico in tutte le fasi della gravidanza: si associa ad anomalie facciali tipiche e strutturali gravi a carico del cuore, dello scheletro, dell’occhio e dell’orecchio, del rene e del cervello, a ridotta crescita staturo-ponderale, ritardo mentale e neurocomportamentale.
Si parla di sindrome feto alcolica, scoperta soltanto nel 1968, che rappresenta la principale causa (prevenibile!) di ritardo mentale non genetico. In Italia è stata incredibilmente riscontrata una prevalenza di sindrome feto-alcolica, di varia gravità, nei bambini della scuola primaria di 23-47 casi per 1000. Forse una più ampia diffusione dei rischi legati all’alcol, invece della consueta celebrazione, potrebbe evitare in futuro tanta sofferenza.
DOTT.SSA ANTONELLA ODDONE Medico pediatra
(Rubrica ESSERE L’Equilibrio tra Benessere, Salute e Società)


