di Lara Vannini – È da molti anni ormai che il layout delle nostre abitazioni predilige il living aperto ovvero una zona giorno ampia, senza ingresso, senza separazioni tra cucina e sala da pranzo o salotto dove poter vivere le attività principali della famiglia. Oltre a ciò il living contemporaneo è stato concepito come luogo di unione tra i membri della famiglia o per simpatiche cene con amici.
Se pensiamo bene a questa disposizione degli ambienti ci accorgeremo che ci sono notevoli analogie con la casa contadina del passato sia essa colonica o di paese, il desiderio o meglio la necessità di ritrovarsi insieme in un ambiente comune, e avere uno spazio sufficientemente ampio per svolgere molteplici attività.
Ieri come oggi lo spazio abitativo e lavorativo si incontrano. Un tempo si intrecciavano panieri al canto del focolare o si rammendavano gli abiti, oggi si cercano soluzioni “smart” e spesso salvaspazio per affrontare il famigerato smartworking. Ciò che resta di epoca in epoca è un filo invisibile che ci lega nostro malgrado alla cultura contadina, una cultura apparentemente semplice ma estremamente profonda e sempre attuale nei propri insegnamenti di vita.
Il crepitio del grande camino La casa rurale di più di un secolo fa nasceva architettonicamente dalla necessità di trovare una collocazione a tutti gli ambienti utilizzati dalla famiglia contadina sia ad uso domestico che lavorativo.
Al piano terreno e seminterrato erano presenti le stalle e le cantine, al primo piano la grande cucina e non di rado erano presenti piani ulteriori che portavano alle camere e alla soffitta spesso un sottotetto non finito che poteva essere zona di ulteriore stoccaggio o dove trovava alloggio la colombaia.
Il cuore familiare dell’abitazione era sicuramente la cucina dove “troneggiava” il grande camino, spesso così imponente da poter accogliere sedie o panchetti appoggiati direttamente sul basamento del focolare.
La cucina colonica spesso veniva definita “casa” un luogo dove si sviluppavano le principali attività di tutta la famiglia specialmente in inverno.
Camino e grande tavolo in legno erano gli elementi distintivi della cucina. Qui i membri della famiglia allargata cenavano tutti insieme, ci si riscaldava al canto del focolare o venivano fatti i mestieri invernali. L’acquaio spesso era in pietra, poi in graniglia e ovviamente non essendoci acqua corrente (ma nemmeno tutte le sostanze inquinanti che utilizziamo oggi!) l’acqua sporca, veniva fatta defluire direttamente all’esterno. In cucina stavano i lumi da accendere quando faceva notte, o da qualche parte trovavano posto le “cece” per gli scaldini che poi avrebbero riscaldato i letti.
Nella casa contadina raramente si trovavano corridoi o ingressi inutili, per più di una motivazione. Da una parte non essendoci il riscaldamento lo spazio non doveva essere sprecato e anzi la casa doveva essere il più possibile raccolta in maniera che il calore non si disperdesse. Non erano quindi rare le stanze di passaggio. Spesso si accedeva alle camere da una ripida scala in legno o pietra.
Le camere Insieme all’armadio, come retaggio di un passato medievale, faceva bella mostra di se il cassone. In questo mobile contenitore trovavano spazio la biancheria, le coperte, eventuali corredi per le spose e per i più fortunati qualche gioiello. Il cassone non era semplicemente un mobile contenitore come il cassettone, ma in esso trovavano spazio tessuti e biancheria della casa da preservare nel tempo. Non essendoci acqua corrente, nelle camere era presente il mobile da toeletta con brocca in ceramica, la cui acqua sporca veniva poi smaltita manualmente all’esterno. La camera era spesso dotata di letti in ferro battuto e ogni camera poteva ospitare molte persone a seconda della numerosità della famiglia.
Ambienti accessori e di lavoro La famiglia contadina non era solo costituita da persone con legami di sangue o di parentela, ma andava a rispecchiare la struttura della società stessa, la suddivisione dei ruoli e dei lavori. Per questo l’abitazione non aveva solo ambienti domestici al proprio interno, ma trovavano posto ambienti di stoccaggio delle derrate alimentari come dispense, sottoscala e cantine o stalle per il ricovero degli animali, ambienti per il rimessaggio delle attrezzature agricole e la concimaia.
Nella dispensa stavano pochi alimenti non deperibili a breve termine, non essendoci il frigorifero era l’unico luogo di raccolta dei generi alimentari: formaggi, olio, qualche scatoletta, il vino da tavola….
Le stalle erano più o meno articolate a seconda della presenza degli animali. C’è da sottolineare come la vita del contadino per la presenza di animali e per la ciclicità dei lavori stagionali, era un’esistenza che non prevedeva “ferie” o quanto meno lunghi periodi di assenza da casa, perché tutto ciò che ruotava intorno alla vita della famiglia doveva essere quotidianamente gestito. Il lavoro di ogni singolo mese portava con sé il successo o l’insuccesso del mese successivo, quindi tutto doveva procedere diremmo oggi in maniera manageriale come se il contadino dovesse gestire un piccola azienda. Il contadino massimizzava risorse e produttività riducendo gli sprechi, gestiva la propria manodopera (la famiglia) e cercava di ricavare un utile che lo mettesse al sicuro dalla povertà e dalle emergenze.
Architettura esterna Come già accennato la casa colonica contadina nasce e si sviluppa proprio per soddisfare le esigenze della famiglia. Quindi non solo un luogo abitativo ma un vero e proprio laboratorio produttivo in cui vita privata e lavoro si intrecciavano indissolubilmente. Se ci pensiamo bene un tempo la casa era al servizio dell’uomo, un concetto ben lontano dalle esigenze di oggi soprattutto delle grandi città dove per abbattere i costi vengono sacrificati proprio gli spazi abitativi.
Il tipico casale toscano era costruito con la pietra locale grezza, non di rado presa “a prestito” da antichi edifici preesistenti come ruderi di manieri o edifici religiosi.
Spesso le coperture lasciavano a vista grosse travi di castagno o quercia che oggi rendono gli ambienti rustici estremamente caldi ed affascinanti.
La facciata esterna non di rado poteva presentare spazi coperti come i loggiati, dove svolgere i lavori al coperto o delle scale esterne che portavano all’abitazione vera e propria. In passato infatti non esistevano le scale interne come siamo comunemente abituati oggi, ma gli ambienti del piano terreno con i piani alti erano collegati esternamente.
La casa colonica ancora oggi ha un fascino irresistibile non solo dal punto di vista estetico, ma per la storia antica che ogni suo elemento ancora oggi sa trasmetterci.


