di Terenzio Biondi – Sabato pomeriggio di un luglio caldissimo. Dopo aver boccheggiato un’oretta fra i biliardi del bar, scappo infine di corsa sul fuoristrada e… via, verso le montagne del Passo della Calla, lungo la S.P.310 del Bidente. Mi fermo nei pressi del Ponte alla Fabbrica, nei grossi spiazzi ombreggiati che costeggiano il Fosso Gorgone. Aria fresca, finalmente, in mezzo a faggi altissimi e castagni secolari. Anche l’acqua del Gorgone non è male… pensavo fosse più in secca. Quasi quasi mi faccio un po’ di spinning nelle belle pozze sotto le briglie in pietra. Tiro fuori il mio lancino da fosso, scelgo un mulinello piccolo con lenza dello 0,20 e come cucchiaino rotante… ma sì, vada per un Meps Aglia n° 2 con pallini rossi su fondo bianco.
Una famigliola di fiorentini (c’è un’unica auto, targata FI, nello spiazzo in prossimità del ponte), a pancia all’aria su comode sdraio a digerire il pasto, mi osserva incuriosita e un ragazzetto (avrà sì e no cinque o sei anni), per metà nascosto dietro il tronco di un faggio, segue con i suoi due occhioni neri ogni mio movimento. Quattro o cinque lanci nel centro della pozza… ed ecco una trotella sotto misura che rimane agganciata per il labbro superiore. Peno un po’ a slamarla. E ricomincio, mirando proprio sotto la cascata. Poi recupero… accidenti… non viene… il cucchiaino si sarà impigliato in qualche sasso o in un tronco sommerso. No no… viene… accidenti come tira… c’è qualcosa di grosso. Fa un guizzo fuori dall’acqua mentre la guardo sbigottito.
Recupero velocemente, ma trovo una resistenza enorme. Eccola!… un altro guizzo sotto la cascata e poi un altro ancora quasi a tentare di risalirla. Sono emozionatissimo… e lo è anche il ragazzetto seminascosto dietro il faggio che quasi impaurito si mette a correre verso i genitori urlando: “Babbo, la balena!… la balena!”. Come Dio vuole la recupero… eccola, è a riva, nell’acqua bassissima. Ancora non si arrende… e tenta qualche altro salto verso la pozza, ma i lami del rotante, profondamente infissi nel labbro superiore e inferiore, non gli concedono speranza. È una fario enorme, dalla livrea nerissima con una punteggiatura di un rosso infuocato.
Sono arrivati di corsa anche i genitori del ragazzetto a vedere increduli la trota. “Supera senz’altro i quaranta centimetri” sentenzia il babbo. “Poverina!” aggiunge la mamma. Il ragazzetto si china e le sfiora la coda. “Com’è bella!” esclama.
Le tocca ancora la coda mentre la sto slamando con santa pazienza. Ecco, ce l’ho fatta: è libera, nell’acqua bassissima al bordo della pozza, immobile. Il ragazzetto la spinge per la coda. “Vai… vai…” le sussurra. Un guizzo… eccola… va… raggiunge il centro della pozza… scompare sotto la cascata e poi riappare con un salto sopra l’acqua… e poi un altro ancora. Il ragazzetto la saluta dalla riva con la manina, gli occhi lucidi, e borbotta: “Bella!… la balena… la balena!”.
I RACCONTI DEL TORRENTE Storie vere, leggende, incontri… nei torrenti del Casentino è una rubrica a cura di Terenzio Biondi


