di Denise Pantuso – Il momento della fiaba è per ogni bambino il momento in cui il rapporto con il genitore, il nonno o la maestra si colora di significati emotivi e relazionali. Dalla cameretta prima di addormentarsi, alla fiaba mentre si fa merenda o a scuola come attività con i compagni, per gioco o per imparare, la fiaba trasmette innanzitutto un’esperienza umana. Di che cosa è fatta questa esperienza?
Se pensiamo alle fiabe lette dai genitori e dai nonni ciò che li accomuna è l’esperienza della familiarità. Entrambi infatti sono riconosciuti dall’infante come persone intime, dalle quali è venuto al mondo e questa intimità contribuisce allo sviluppo della sensazione psichica riconosciuta come “senso di appartenenza”.
Questo sentimento, necessario al bambino, contribuisce a sua volta allo sviluppo del senso di sicurezza e della percezione che qualsiasi cosa accada può approdare tra le braccia di nonni e genitori per avere consolazione. Il senso di appartenenza e sicurezza rendono la voce, lo sguardo e il contatto epidermico ricco di stimolazioni affettive che attivano l’intero corpo percettivo-sensoriale dell’infante. Il familiare, guardando negli occhi il proprio figlio, diversificando il tono della voce, mimando animali, streghe e mostri sta muovendo e animando il mondo biologico e psichico del bambino, ovvero sta permettendo la costruzione della capacità di rappresentazione mentale, quella che poi servirà per immaginare concetti astratti come i numeri, le lettere, la geografia etc.
Il familiare, entrando lui stesso nel mondo delle fiabe, permette la costruzione dell’immaginazione. Infatti immaginare, rappresentarsi la realtà, passa dal corpo animato dell’altro educativo. L’infante vedendo riflessa la fiaba nel mondo dell’educatore, vedendola riflessa nei suoi occhi, nella sua voce e nei movimenti più o meno coinvolgenti inizia ad immaginare come lui stesso potrebbe rappresentare quella fiaba, come potrebbe lui stesso raccontarla e trasmetterne il messaggio.
La lettura delle fiabe, sia dalla comunità educante che letta dai bambini stessi ha la capacità di stimolare risorse psichiche affinché il mondo emotivo e quello cognitivo possano assumere capacità di pensiero evolute. Si può quindi immaginare, ma le ricerche scientifiche già lo evidenziano, che l’assenza del corpo in Alexa, privando i bambini dello sguardo, del tatto e del movimento li priva della possibilità di vedere uno specchio riflesso da cui prende origine il pensiero psichico su di sé ed il pensiero cognitivo più complesso. Per quanto la voce del narratore possa essere stimolante, calda e in grado di trasmettere la storia letta non può donare all’infante gli strumenti per costruire il suo mondo interno e le sue abilità cognitive.
È la totalità di una presenza educativa a stimolare il corpo, la fantasia e la lingua di un bambino in crescita.
Dott.ssa Denise Pantuso Psicologa e psicoterapeuta individuo, coppia e famiglia www.denisepantuso.it – tel. 393.4079178
(Rubrica ESSERE L’Equilibrio tra Benessere, Salute e Società)


