di Terenzio Biondi – La prima domenica di ottobre e ultimo giorno di pesca alla trota in Toscana, ero andato a pesca nel piccolo Gravennino a monte di Vogognano. Giornata fantastica, con acqua abbondante, grazie alla pioggia dei giorni passati, e un solicello autunnale che riscalda l’aria al punto giusto.
Dopo un paio d’ore di pesca, con quattro belle trote nel cestino, prendo il sentiero che mi riporta a Vogognano attraversando fantastici castagneti di marroni e pistolesi. Marroni per terra ce ne sono ancora pochi, e quei pochi caduti non sono maturi al punto giusto; le pistolesi sono invece tantissime, belle, di un colore marrone vivo, già pronte per essere raccolte e mangiate.
C’è anche, lì vicino al sentiero, un tavolo con sedili in legno, senz’altro costruito dall’ingegnosa gente di Vogognano che ancora oggi cura i castagneti nei boschi dell’Alpe di Catenaia con le stesse tecniche qui usate nei secoli passati. Raccatto un po’ di pistolesi e le distendo sopra il tavolo; mi metto poi a sedere su un sedile e con un coltellino levo la buccia e comincio a mangiarle, piano piano, per gustarmele il più possibile. Squisite!
Ne mangio una decina, poi metto il cestino da pesca e gli stivali sopra il tavolo di legno e comincio a raccogliere le pistolesi, sistemandole dentro lo zaino. Roba da non crederci, ragazzi! In meno di mezz’ora riempio lo zaino di una decina di chili di fantastiche pistolesi. Poi mi metto lo zaino a tracolla, sistemo gli stivali e il cestino da pesca in una busta di plastica e riprendo il sentiero per raggiungere Vogognano fischiettando contento.
Poche decine di metri e… sì, laggiù c’è un cercatore di castagne con in mano un grosso paniere pieno di castagne. Lo raggiungo e lo saluto: è Vincenzo di Vogognano. Guardo meglio il suo paniere e… sì, non ci sono marroni, ci sono solo pistolesi. Metto il mio zaino per terra, lo apro e metto in mostra le mie pistolesi. Scoppiamo a ridere entrambi. Senz’altro siamo gli unici che preferiscono le pistolesi ai marroni.

Ci mettiamo anche a descrivere le caratteristiche dei due tipi di castagne, le più ricercate nei castagneti casentinesi. Sì, il marrone è più grande, largo, corposo, senz’altro il più usato per fare le “bruciate” e le “mondine”; la pistolese è più lunga, snella, affilata, eccezionale per fare le “ballotte”.
Alcuni però usano le pistolesi anche per fare le “bruciate” perché il sapore dolciastro è squisito e la castagna snella e lunga garantisce una cottura rapida ed uniforme. Quand’ero ragazzetto in autunno andavo sempre a scuola con le tasche piene di “ballotte” e di “bruciate”, tutte fatte con le pistolesi che raccoglievo col mio nonno Nello nei boschi di Spalanni.
E durante l’intervallo, mentre me le gustavo piano piano, canticchiavo sempre una canzoncina che mi piaceva tantissimo. Però ora – dico a Vincenzo – non me la ricordo. Vincenzo non mi fa nemmeno finire di parlare e si mette a cantare: “la pistolesa vista e presa, il marrone chi lo piglia l’è un coglione”.
Sì, era questa la canzoncina che canticchiavo tanti anni fa, e piangendo di gioia comincio a cantarla anch’io, mentre accarezzo le pistolesi nello zaino. Evviva la pistolese, abbasso il marrone!
(I RACCONTI DEL TORRENTE è una rubrica a cura di Terenzio Biondi)


