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martedì, 13 Ottobre 2026

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La rotta sul futuro di Christian Minucci

di Francesca Maggini – Fra mistero, storia e fascino senza tempo il mare suscita, da sempre, grandi emozioni, non è solo acqua e orizzonte, il mare è emozione pura, vento fra i capelli, suono delle onde e la sensazione, crescente, di libertà che conquista e non lascia più andare. È proprio questo richiamo che ha spinto Christian Minucci, giovane casentinese, a lasciare la sua valle per trasformare una passione in un progetto di vita. Quella di Christian è la storia di un giovane che, grazie ad una scelta coraggiosa alimentata dalla determinazione e dal sacrificio, ha fatto della sua più grande passione il suo lavoro.

Chi è Christian, raccontaci qualcosa di te? «Sono nato il 18 luglio 2006, ho frequentato l’ISIS di Bibbiena indirizzo elettronica. Con la mia famiglia ho un bellissimo rapporto soprattutto con mia sorella Syria che frequenta l’università a Roma. Proprio grazie alla sua lontananza ho deciso di non intraprendere subito il mondo del lavoro in Casentino, ma di proseguire gli studi all’ITS Academy Caboto, con sede a Gaeta (corso di 2 anni per specializzarmi come service manager di yacht), seguendo ciò che veramente mi piace, il mare, pur cambiando totalmente strada e vita».

Partiamo dall’inizio, come e quando nasce il tuo amore per il mare? «Il mio legame con il mare nasce da piccolo, a pochi giorni dalla nascita sono stato subito portato al mare dato che i miei nonni hanno una casa vacanze in Versilia, a Marina di Massa, e da lì è nata subito la mia passione. Ogni anno non vedevo l’ora che finisse la scuola per trascorre 3 mesi di vacanze in quei posti partendo subito il 10 giugno e tornando in Casentino a settembre. Ho vissuto per tanti anni il mare a pieno, tutti i giorni, per me quel posto è magico mi ha fatto crescere e scoprire moltissime passioni».

Com’è nato questo lavoro e in che cosa consiste? «Fin da piccolo mio nonno mi portava nei club nautici. Trovandomi di fronte a yacht immensi per gli occhi di un bambino, rimanevo affascinato da queste grandi imbarcazioni e finivo sempre per osservarle anche per svariate ore. È stato proprio in quelle circostanze che ho promesso a me stesso che un giorno ci avrei lavorato… e così eccomi qua. Oggi nello specifico, svolgo il ruolo di Deckhand/Steward cioè mi occupo della pulizia degli interni ed esterni dell’imbarcazione, operazioni di ormeggio e disormeggio, utilizzo e manutenzione dei Water Toys (Jetsky, Seabob e Tender) e svolgo anche il ruolo di cameriere».

Che tipo di barche conduci e in quali mari? «Attualmente posso condurre tender con motore inferiore a 40 CV dato che ancora non ho la patente nautica, il prossimo anno con l’accademia ITS Cabato conseguirò la patente nautica entro le 12 miglia potendo condurre imbarcazione inferiore a 25m. Molto presto inizierò il mio primo imbarco a Polignano a mare su un Pershing 72, un’imbarcazione di 22 m, dove come equipaggio saremo io e il comandante e i mari che navigheremo saranno il mare Adriatico e, considerando le 2/3 settimane di navigazione per la Grecia, attraverseremo anche il mar Ionio».

Cosa non si immagina chi vede questo lavoro da fuori? «Chi vede questo lavoro da fuori spesso immagina solo il lato glamour: viaggi, yacht di lusso e posti meravigliosi. In realtà non si immagina quanto sia un lavoro fisicamente e mentalmente impegnativo. Le giornate possono essere molto lunghe, con poche ore di riposo, bisogna essere sempre impeccabili e professionali, anche sotto pressione. Inoltre, si vive e si lavora nello stesso spazio, quindi è fondamentale saper convivere con il team, essere flessibili e mantenere sempre un atteggiamento positivo. È un lavoro che richiede grande attenzione ai dettagli, spirito di servizio e capacità di adattarsi a qualsiasi situazione, anche all’ultimo momento».

Cosa rappresenta per te il mare? «È un equilibrio tra libertà e disciplina. Da fuori può sembrare solo bellezza e viaggio, ma in realtà è un ambiente che richiede rispetto, concentrazione e grande capacità di adattamento. È proprio questo che mi affascina: il mare ti mette alla prova ogni giorno e ti insegna a crescere, sia professionalmente che personalmente. Lavorare in questo mondo per me significa vivere qualcosa di autentico, dinamico e mai scontato».

Cosa ti porti dentro del Casentino quando sei lontano? «Anche se il mio lavoro oggi è sul mare, porto sempre con me le mie radici. Il Casentino è un luogo che mi ha insegnato la semplicità, il rispetto per la natura e il valore delle cose autentiche. Crescere lontano dal mare mi ha dato uno sguardo diverso: forse è proprio questa distanza che ha reso il mare ancora più importante e speciale per me. Quando sono lontano, mi porto dentro quella tranquillità e quel senso di equilibrio che mi aiutano anche nei momenti più intensi di lavoro a bordo».

Se dovessi riassumere la tua scelta in una sola frase… «Lontano da dove sono partito, ma sempre più vicino a dove voglio arrivare».

Progetti per il futuro? «Nel mio futuro mi vedo crescere progressivamente nel settore yachting, iniziando da ruoli come marinaio e steward per costruire una base solida di esperienza a bordo. Il mio obiettivo a lungo termine è quello di diventare comandante, quindi sto già pensando a un percorso di formazione e certificazioni che mi permetta di arrivarci con competenza e responsabilità. So che è un traguardo che richiede tempo, impegno e tanta esperienza pratica, ma sono molto motivato a fare ogni passo necessario per raggiungerlo. Nel frattempo voglio imparare il più possibile da ogni imbarco e da ogni membro dell’equipaggio».

Chi ti ha sostenuto in questa scelta? «In questo percorso sono stato sostenuto soprattutto dalla mia famiglia, che mi ha sempre incoraggiato a inseguire i miei obiettivi e a credere nelle mie capacità. Anche se all’inizio è stata una scelta importante e non semplice, avere il loro supporto mi ha dato la forza di intraprendere questa strada con determinazione».

Rifaresti tutto? «Sì, rifarei tutto. Ogni esperienza, anche quelle più difficili, mi ha aiutato a crescere e a capire meglio chi sono e cosa voglio. Il percorso che sto facendo mi sta formando sia a livello professionale che personale e mi sta guidando verso una direzione chiara per il futuro».

Storie come quella di Christian parlano ad un intero territorio, raccontano che partire non significa lasciare, ma portare con sé le proprie radici, legami che non trattengono ma sostengono. Il suo è il coraggio di chi sceglie senza scorciatoie accettando comunque fatica e incertezze pur di inseguire i propri sogni. In un tempo in cui tutto sembra veloce e immediato, il suo percorso ricorda che i veri sogni richiedono tempo, costanza e tanta responsabilità. La sua storia non parla solo di mare ma di scelta.

Lasciare il Casentino è stato un modo per riscoprire le proprie radici da lontano, il legame profondo con il mare e la sua anima marina hanno fatto il resto, ogni porto è una nuova partenza che conferma il coraggio avuto e porta consapevolezza nel sapere che ogni scelta, più o meno coraggiosa, ci fa scoprire diversi da come siamo partiti.

E così mentre solca il mare tra rotte nuove e orizzonti lontani, Christian non si allontana davvero, costruisce un ponte fra ciò che è stato e ciò che vuole diventare, perché ogni partenza è anche un ritorno e ogni approdo è solo l’inizio di nuova rotta.

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