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martedì, 22 Giugno 2021

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La vicenda della nuova RSA di Stia, interrogativi e silenzi

di Anselmo Fantoni – Non si fosse ancora capito i nostri nonni ci stanno molto a cuore e anche questo mese ritorniamo sull’argomento della situazione delle Case di Riposo in quel di Pratovecchio Stia. Nell’ultimo lustro ne sono successe di cose, ma ancora dei fantasmagorici progetti non abbiamo nulla di concreto da parte dei soggetti interessati. A chiedere pare che tutto sia avvolto da nebbia, speranze e sogni irrealizzabili. Fa arrabbiare il fatto che nei giorni di Natale si è chiuso il mondo, ma non siamo riusciti a tenere chiuse delle strutture tra le più vulnerabili a questo maledetto Covid. Che i protocolli non abbiano garantito immunità sia agli ospiti della RSA di Stia che a quelli di Certomondo è un dato di fatto che ci costringe ad una riflessione profonda di come si sia incapaci di contrastare l’epidemia, che in altre realtà pare invece non sia riuscita ancora ad abbattere le difese messe in atto.

Ma quello che sconcerta è che dopo anni ancora non c’è un progetto ufficiale sulla nuova RSA in un Comune che fino a poco tempo fa era all’avanguardia in questo settore, la temporanea chiusura della struttura per la sanificazione, potrebbe anche divenire definitiva visto che sul gestore grava un’intimazione di sfratto, come giustificare il rientro in un luogo da cui è stato intimato di uscire? In Italia sembra sempre che le cose stiano in modo diverso, si dice una cosa ma se ne fa sempre un’altra, oggi pera domani mela, mai una strategia, mai una pianificazione seria, mai soprattutto decisioni in tempi brevi. In questa organizzazione mancante prosperano imprenditori poco capaci, a volte nascosti sotto le gonnelle del sistema politico dell’apparire e del poco fare, la sinergia tra i vari soggetti stenta a concretizzarsi e tutto viene rimandato a giorni migliori in cui arriverà Godot.

Ma torniamo alla nuova casa di riposo, sembra ormai deciso il luogo in cui un tempo sorgeva la ex scuola media consortile di Pratovecchio e Stia. Una struttura nuova, meno costosa del restauro dell’attuale, forse, doterebbe la vallata di una moderna RSA che potrebbe dare una risposta importante a tutti noi che fra pochi decenni dovremo confrontarci con la quarta età. Chi sarà il costruttore? Nessuno lo sa, o chi lo sa lo tiene segreto come se divulgare certe notizie portasse nocumento a qualcuno. Quanti saranno gli ospiti? Sicuramente più degli attuali, ma visto le nuove normative difficilmente nella nuova struttura troveranno ospitalità gli auto sufficienti. Che ne sarà dei nonni ancora arzilli, ma che non possono vivere nelle proprie case? Questo è ancora più nebuloso, di questo problema bisognerebbe avere un progetto almeno regionale se non nazionale, utilizzando per esempio l’edilizia popolare con la creazione di appartamenti creati su misura per gli anziani, pensate se nell’attuale RSA, nell’ex lanificio, in qualche convento dismesso, creassimo delle residenze per pensionati che volessero passare l’epilogo della loro vita nel tranquillo Casentino, ai piedi del Parco Nazionale, si avvierebbe un circuito virtuoso con una boccata di ossigeno per la micro economia di paesi che vedono anno dopo anno diminuire i propri residenti. Chiudere una RSA è anche una perdita pesante di posti di lavoro che in un territorio marginale rischiano di creare danni irreversibili all’assetto economico e sociale. Oggi si parla solo di next generation, ma forse dovremmo cambiare ottica e dare opportunità di lavoro alle giovani generazioni investendo in quelle più agé.

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Percorrendo certe strade fino ad oggi abbiamo raggiunto un benessere diffuso, ma se non iniziamo a percorrere sentieri nuovi tutto questo, costruito con fatica, rischia di trasformarsi in una trappola, ecco perché a volte servono i sognatori, quelli che hanno il coraggio e la follia di pensare diversamente dagli altri, tenere progetti nascosti e segreti non stimola il dialogo e l’elaborazione dei sogni, se impediamo di sognare non potremo realizzare ciò che dice la Bibbia: “i vecchi sogneranno e i giovani profetizzeranno”. Invece tutto tace, nulla sembra muoversi e ciò che si muove nell’ombra di solito ha paura della luce. Salvare i nostri nonni è la massima garanzia per permettere un radioso futuro alla next generation, continuare seguendo il sentiero conosciuto potrebbe farci fare pessime scoperte: “seconda stella a destra, questo è il cammino, e poi dritto fino al mattino, non ti puoi sbagliare perché, porta alla RSA che non c’è” (da l’Isola che non c’è – E. Bennato).

Nuove strade e nuove idee per le old and next generations devono essere percorse, istituzioni pubbliche e private, uomini e donne di buona volontà dovranno riuscire a realizzare qualcosa di nuovo, dovranno agire sinergicamente per ritrovare la spinta propulsiva necessaria alla costruzione di una società migliore perché l’embrione del Rinascimento inizia a svilupparsi nel più profondo Medioevo. Cominciamo a parlarne, non per ricercare un colpevole, ma per riordinare le macerie di un sistema che va rinfrescato e reso di nuovo dinamico e positivamente propulsivo. Non servono le lacrime dopo aver versato il latte, va controllato il tegame senza lasciarsi distrarre da cose futili perseguendo azioni eroiche e non pavide. Non servono condoglianze, servono idee e soldi, due cose che in Italia pare non manchino, perché chi abbandona il viaggio per aver raggiunto la destinazione non lasci a chi rimane il pentimento per omissioni colpevoli, ma la serenità di chi ha la coscienza a posto per aver fatto il proprio dovere. Sognare rende giovani, agire rende saggi. Insieme possiamo farcela, forse non andrà tutto bene, ma alla fine il Casentino sarà migliore. Se puoi sognarlo puoi farlo.

(tratto da CASENTINO2000 | n. 326 | Gennaio 2021)

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