di Lara Vannini – Non lo ammetteremo mai, ma le credenze popolari ci affascinano e ne siamo interiormente attratti. Molto oggi è stato scoperto dei misteri e delle false credenze che popolavano la memoria dei nostri antenati, ma a ben guardare, non tutto è stato dimostrato. Ed è proprio dentro a quel “non tutto” che molti di noi decidono di inserire i propri rituali e custodirli con affetto. È probabile che quell’abitudine un po’ bizzarra, tragga origine dalle consuetudini del proprio paese natale o forse la ripetiamo di anno in anno in maniera scaramantica perché “la nonna ci diceva sempre di far così”. Qualsiasi sia la motivazione, ancora oggi le ritualità attraggono molti di noi e questo è ancora più vero se quella tradizione ha il sapore di cose buone, di casa dei nonni, di sapere antico magari non scritto ma che ancora oggi si tramanda di generazione in generazione.
I riti di San Giovanni L’acqua di San Giovanni è un’antica tradizione che strizza l’occhio alla magia e fortunatamente non è stata sciupata dal tempo, ma anzi è il tempo che oggi la accarezza gentilmente come un appuntamento irrinunciabile. Chi prepara l’acqua di San Giovanni lo sa: è un rituale molto preciso che si adatta perfettamente al contesto e alla campagna che abbiamo intorno. I nostri nonni erano soliti preparare l’acqua di San Giovanni nella notte tra il 23 e il 24 giugno, la notte che spalancava le porte ai festeggiamenti di Giovanni Battista, patrono di Firenze. Visto che San Giovanni coincide anche con il periodo in cui avviene il solstizio d’estate, questa festa è anche caratterizzata da riti più o meno scaramantici atti a salutare il nuovo periodo di rinascita della Natura.
Il solstizio d’estate Nel mese di giugno la festa di San Giovanni era profondamente interconnessa al “solstizio d’estate”, ovvero un momento molto particolare che cade intorno al 21 giugno in cui l’asse terrestre raggiunge il massimo grado di inclinazione rispetto al Sole. Durante il solstizio d’estate si è soliti dire che si manifesta il giorno più lungo dell’anno, ovvero con più ore di luce, e di conseguenza la notte più corta. Mentre da un punto di vista astronomico solstizi ed equinozi sono momenti che scandiscono i rincorrersi delle stagioni, proprio per i profondi significati simbolici di rinascita e trasformazione, secondo la ritualità pagana queste fasi cicliche sono dense di ritualità e superstizioni In particolare il solstizio d’estate viene spesso legato per ciclicità e significati trasformativi alla notte di San Giovanni una notte in cui il mondo del noto e dell’ignoto sembrano toccarsi ma, cosa ancora più importante, avere una precisa influenza sull’essere umano. L’entrata ufficiale del calendario agrario nella stagione estiva aveva un significato estremamente importante per il contadino. Con la bella stagione era infatti possibile concentrarsi sulle prime semine e sui primi raccolti o la faticosissima mietitura del grano “giugno la falce in pugno”. Ovviamente con i primi raccolti vegetali come zucchine, cetrioli per le insalate, fragole e ciliegie da mangiare fresche o usate per deliziose marmellate, la cucina si faceva ricca di sapori, ma anche di faticosissimo lavoro manuale che iniziava alle prime ore dell’alba e terminava al tramonto. Un periodo di grande rinascita ma anche di estrema fatica. Tradizioni, mondi e usanze affascinanti che ci accompagnano ancora oggi, legandoci inestricabilmente con un passato neanche tanto remoto.
Preparazione dell’acqua miracolosa I giorni antecedenti la notte che precedeva la festa di San Giovanni, le nostre ragazze contadine erano solite recarsi nei campi adiacenti ai casolari, e procurarsi fiori e erbe spontanee tipiche del mese di giugno. Via libera ai brillanti fiori gialli di tarassaco, ai violacei fiori di malva, al rosmarino, alla menta, all’iberico, alla camomilla e a tutte le erbe spontanee che potevano apportare preziosi elementi all’acqua. Quest’acqua odorosa veniva posta in una bacinella e lasciata fuori casa tutta la notte. Da una parte potevano sprigionarsi le proprietà delle erbe messe a macerare, ma dall’altra questo prezioso liquido, poteva arricchirsi della rugiada mattutina, per diventare ancora più prezioso e secondo il cattolicesimo andare a replicare l’acqua del Battesimo di Giovanni Battista. La mattina del 24 giugno, chi aveva preparato l’acqua medicamentosa, al proprio risveglio doveva lavarsi subito il viso e le mani con essa e proteggersi naturalmente contro la malasorte. Un rito collettivo che doveva svolgere tutta la famiglia per assicurarsi l’ennesimo atto protettivo nei confronti di carestie, guerre e gravi malattie. Molti erano i modi in cui il divino si manifestava per proteggere chi gli era devoto. Per quanto concerneva le giovani donne in età da marito, ancora una volta bagnarsi con l’acqua di San Giovanni, era senz’altro di buon auspicio per una serenità familiare futura e per poter guardare lontano, anche in senso figurato.
I fuochi di San Giovanni Come già detto ancora oggi è usanza comune andare a vedere i giochi pirotecnici nel cielo della notte di San Giovanni, ma in realtà non è solo un modo di fare festa, il fuoco è da tempo immemore un elemento presente in questo particolare giorno. Ancora nel corso dei riti pagani, il fuoco simboleggiava la forza e l’energia solare che con la stagione estiva raggiungeva il proprio apice. Il fuoco era energia divina, e la forza creativa che con la materia generava la vita. Perché con l’avvento del cristianesimo, la notte di San Giovanni continua ad essere salutata con fuochi e acqua purificatrice? Perché San Giovanni come abbiamo detto è una festa che cade nel periodo del solstizio di estate, dove veniva festeggiato il sole (fuoco) alla sua massima potenza, mentre l’acqua sempre da origini pagane simboleggiava la luna (poi con il cristianesimo l’acqua del Battesimo), quindi Sole la forza del giorno più lungo, e luna la magia di questa notte così carica di significati. Riflettendoci sopra potremmo dire che le ritualità celebrative della festa di San Giovanni, incarnano perfettamente l’unione inscindibile tra un passato remotissimo e il nostro presente, dove ancora fortunatamente coesistono retaggi di molte epoche storiche, testimonianza di una profonda interconnessione con la madre Terra e tutto il creato.
Curiosamente ancora oggi non solo in Italia ma in altre parti del mondo si festeggia il solstizio d’estate, prendendo come riferimento le antichissime ritualità pagane. In Letgallia, ad esempio, regione agricola della Lettonia, che si affaccia sul mar Baltico, esiste una piccola comunità che ogni anno, festeggia con bagni sacri, offerte di cibo e fuochi, l’arrivo del primo giorno d’estate!
Fonti per la comunità pagana in Lettonia: https://www.focus.it/cultura/storia/primo-giorno-di-estate-solstizio-riti-pagani


