di Lara Vannini – «Era negli auspici: un po’ di terra, non troppa, con un orto e una fonte d’acqua sorgiva, vicino alla casa, e in più un po’ di bosco». Sembra una riflessione di un autore quasi contemporaneo o tutt’al più del secolo scorso, ma in realtà queste poche righe arrivano da una saggezza remotissima datata 30 a.C. e sono di Quinto Orazio Flacco, uno dei più noti poeti latini dell’età augustea.
Non è difficile così capire come la terra e i suoi frutti, siano da sempre parte integrante della vita umana. Nel passato i prodotti ortofrutticoli, erano una delle principali fonti di sostentamento delle persone, oggi fare l’orto è un ottimo mezzo per riappropriarsi di una dimensione umana che la troppa industrializzazione ci ha piano piano fatto smarrire. Senza andare troppo indietro nei secoli, possiamo dire che l’orto come forma di sostentamento è praticata a tutt’oggi, ma circa un secolo fa era sicuramente una forma di lavoro necessaria per ricavare gli ortaggi, i legumi e la frutta, utili al fabbisogno della famiglia o per venderli al più vicino mercato.
Chi ne conosce i segreti lo sa, l’orto non era solo sinonimo di lavoro manuale della terra, ma conservava in sé antichi saperi ed era il fulcro della vita di ogni contadino. Dall’estensione dell’orto, la sua cura, la dedizione al raccolto e il sapere pratico, scaturivano i frutti che poi avrebbero sfamato intere famiglie. Nell’orto non si coltivava solo ortaggi e legumi ma si piantavano anche le piante officinali che venivano utilizzate dalla massaia per cucinare saporitissime pietanze.
Primavera e rinascita degli orti L’Orto rinasceva in Primavera. Dopo il consueto riposo invernale, a marzo il contadino iniziava a preparare il terreno per le nuove semine. Quindi la prima cosa da fare era vangare, e sarchiare la terra, eliminando le “erbacce” che avevano preso campo durante la rigida stagione invernale. Soprattutto in montagna era necessario tenere in considerazione le variazioni meteorologiche perché, come avviene in Casentino, le gelate tardive di inizio Primavera non sono così rare e seminare troppo presto poteva arrecare dei danni al futuro raccolto. Mentre la vangatura serviva per ossigenare e rendere drenante il terreno, la concimazione successiva serviva per rendere fertile la terra e permettere alle piante una crescita ottimale e produttiva. La concimazione nel passato era basata su elementi organici naturali e buone pratiche di riposo della terra che non necessitavano di prodotti chimici come vengono utilizzati oggi. La principale forma di fertilizzante era il “letame o stallatico” ovvero le deiezioni degli animali, il compostaggio di rifiuti organici o la rotazione delle colture in uno stesso appezzamento di terreno. La coltura dei cereali ad esempio portava il terreno ad essere molto impoverito di sostanze fertili.
Ubicazione degli orti L’orto si trovava spesso ubicato in prossimità della casa colonica, ma in ogni caso essendo un lavoro da fare abitualmente il terreno doveva essere raggiungibile a piedi e vicino ad un corso d’acqua per le irrigazioni. La vicinanza dell’orto non serviva solo al contadino per poter arrivare presto a lavorare ma anche alla massaia che poteva all’ultimo minuto uscire nell’orto e andare a cogliere ciò di cui aveva bisogno per preparare il pranzo. Il luogo doveva essere ben esposto al sole, per far si che i prodotti ortofrutticoli potessero giungere a maturazione in maniera ottimale, ed era buona norma recintare il terreno per far si che la volpe o i cinghiali non vi penetrassero durante la notte e mandassero a monte il raccolto.
Oggi ci rendiamo facilmente conto che un orto ben fatto è anche esteticamente bello da vedere perché il contadino sapiente collocava i vari prodotti in maniera strategica e li collegava tramite viottoli e piccoli camminamenti rendendo il tutto una piccola opera d’arte. Lattughe, ravanelli e indivie, cespugli odorosi di salvia e rosmarino e poi in semenzaio tutti in fila come soldatini i pomodori, una struggente bellezza naturale a tratti poetica. Alcuni contadini consigliavano di sistemare le piantine basse come ad esempio le insalate, a “settonce”, ovvero disporre il seminato ad esagono ponendo i semi su ciascun vertice e una pianta al centro. In questo modo ogni piantina che germogliava, aveva spazio intorno per espandersi e non soffocarsi con le piante vicine.
Cosa seminare Come abbiamo già detto l’orto era il “supermercato naturale del contadino”, da esso dipendeva il fabbisogno alimentare della famiglia e per questo era un luogo di risorse quasi sacro. Le colture quindi andavano scelte con estrema cura, seminare nel momento corretto per poter raccogliere ogni mese dei prodotti da mettere sulla tavola o vendere al mercato. A marzo si seminavano radici come carote, ravanelli o rape, asparagi, lattuga, sedano o spinacio. Ad aprile all’aperto o a marzo in semenzaio fino a quando le miti temperature primaverili non restavano stabili, si piantava le melanzane, le zucchine, i pomodori e il basilico, pianta officinale per eccellenza. Ottimo per salse, o come erba aromatica accoppiata al pomodoro, il basilico regalava subito quell’idea di sole che preannunciava la bella stagione. Spesso la massaia per il suo grande utilizzo lo piantava anche in qualche barattolo riciclato sulla finestra o nei pressi di casa. A marzo, inizio aprile, si piantavano anche le cipolle estive che poi sarebbero state raccolte successivamente.
Attenzione alle Lune Il contadino sapiente era consapevole del fatto che nessuno raccolto poteva venire bene se fosse stato seminato a “luna cattiva”. Nessuna ricerca scientifica è riuscita a dimostrare che effettivamente la luna influenza i raccolti ma nessuno contadino che si rispetti, si permetterebbe ancora oggi di seminare senza dare un occhio al lunario. Generalmente era buona norma, seminare a “luna crescente”(ovvero dopo la luna nuova ma prima della luna piena), ortaggi da foglia, pomodori, zucchine e legumi, mentre a “luna calante” (dopo la luna piena e prima della luna nuova), ortaggi a radice come carota, patata, aglio o cipolla).
La credenza che vede la luna indissolubilmente legata alle fasi di lavorazione della terra, si baserebbe sul presupposto che la Luna influenzerebbe le piante tramite la propria forza gravitazionale che agisce sulla linfa come le maree oceaniche. La luna crescente aiuterebbe la linfa delle piante a salire, favorendo la loro crescita in altezza, la luna calante contribuendo a far scendere la linfa, privilegerebbe un prodotto che cresce in terra. Non esiste ad oggi una seria ricerca scientifica che appoggi queste assunzioni, ma per un orto perfetto è sempre meglio propiziarsi il mondo intorno a noi e perché no anche qualche corpo celeste!


