di Fabio Bertelli – Qualcuno diceva che un cavallo non ti presta la sua forza ma ti concede la sua fiducia. Più che mai uno sport come l’Endurance equestre mette il cavaliere in contatto con il suo cavallo e crea una connessione che va oltre alla sintonia, trattandosi di puro amore.
Oggi siamo andati ad incontrare Luca Cellai, campione di questo sport, che vanta all’attivo moltissimi trofei e che nel 2025 ha ottenuto qualcosa di unico: Campione italiano, 1 Coppa Italia, 1 Anica, 2 Masaf, 2 Coppe delle Regioni, Campione Interregionale Toscana-Umbria assoluto, Campione toscano assoluto e di categoria.
Ci racconti come nasce la tua passione per i cavalli? «L’amore per i cavalli nasce da piccolo, quando andavo in maneggio dal “nonni” a montare. Lì ho appreso le basi che poi mi sono servite in futuro. Nei primi Anni 2000, in concomitanza con la nascita di Casentino Endurance, ho iniziato a fare le prime gare. I miei anni migliori sono stati quelli dal 2005 al 2008, quando per 4 anni di fila sono stato scelto dalla Toscana per presenziare alla Coppa delle Regioni, arrivando a vincere un oro, un argento e due bronzi. Gli anni successivi, a causa di problemi personali, ho dovuto abbandonare la competizione, limitando il mio amore per i cavalli e per questo sport a qualche passeggiata saltuaria. Qualche anno fa c’è stato un ritorno di fiamma e ho riniziato a fare le gare, anche grazie al supporto e all’aiuto del mio grande amico Fabrizio Doni, con il quale ho sempre condiviso la passione per i cavalli».
Fabrizio, quindi, è stata una figura importante nella tua carriera? «Assolutamente sì. Di fatto ho montato, e monto tutt’ora, dei suoi cavalli. Negli anni 2000 montavo già un suo cavallo, Sorriso d’Umberto, con il quale ho ottenuto grandi risultati; poi nel 2024 ho montato Calliope, sempre di sua proprietà. Nel frattempo, siamo andati insieme in Sardegna, anche con Luca Bucarelli, grande conoscitore di cavalli sardi, per vedere un puledro di due anni di nome Fratac (purosangue arabo) che ci ha subito convinto. Fabrizio ha mandato il puledro in doma a Norcia da un professionista, Andrea Carucci, che ha fatto un lavoro incredibile e mi ha restituito un cavallo giovane fisicamente ma “vecchio” per la sua capacità di comportarsi, di essere lucido e centrato. Così, ho avuto modo di mettere subito a punto un programma di allenamenti e lavorare senza ulteriori indugi».

Ci racconti qualcosa di più su questo sport? «Prima di parlare delle gare, occorre che spieghi brevemente come funziona questo sport, sconosciuto ai più. In poche parole, io pratico gare di regolarità. Queste sono suddivise in tre tipi: da 30, 60 e 90 chilometri. Si chiamano di regolarità in quanto il cavaliere ha una media temporale da rispettare entro la quale concludere la propria gara. Ogni singolo chilometro deve essere compiuto in un tempo determinato ai fini del corretto svolgimento della gara. Al trentesimo km il traguardo deve essere tagliato secondo le tempistiche prestabilite. A quel punto al cavallo viene fatto un controllo completo delle sue condizioni e vince la gara quello che ha il battito cardiaco più basso. Nelle gare da 60 e 90 km, dopo la visita, cavallo e cavaliere aspettano 40 minuti e poi riprendono per i km mancanti. È uno sport di connessione totale tra cavallo e cavaliere e, tra le altre cose, di grande rispetto per l’animale, il quale viene costantemente controllato e curato in ogni suo minimo problema. La difficoltà di questo sport risiede proprio nella costanza. Essendoci medie da rispettare, l’allenamento diviene qualcosa di estremamente importante e di necessario ai fini del conseguimento di un buon risultato. Su questo sono molto maniacale tanto che alcuni miei amici mi chiamano “il ragioniere”. Al di là di questo simpatico soprannome, la cura del dettaglio e l’allenamento sono veramente aspetti fondamentali che devono essere fatti con costanza. Anche la coesione e la complicità con il cavallo devono essere costantemente allenati. Per questo, è molto importante fare un programma di allenamento che deve essere rispettato in ogni sua singola parte».
Ci parli ora delle tue recenti vittorie? «Nel 2025 ho partecipato nella categoria 30 km perché Fratac, essendo un puledro di 4 anni, può fare solo quella categoria. Sin da subito si è dimostrata sia la grande capacità del cavallo sia la mia sintonia con lui. Il cavallo è andato talmente bene che siamo arrivati alla finale a Marina di Pisa da primi in Toscana e nell’Interregionale (torneo congiunto Toscana-Umbria). Inoltre, la stessa gara fungeva anche da tappa finale per il campionato MASAF (partivo sesto in classifica a causa di una gara storta condizionata da un problemino fisico per il cavallo) e per la Coppa Italia (gara secca). Nel frattempo, siamo stati anche selezionati dalla chief d’qeuipe Chiara Salvadori (che ringrazio immensamente) per partecipare al torneo delle Regioni, dove abbiamo aiutato la Toscana a raggiungere un ambito secondo posto. La gara Marina di Pisa è stata un successo straordinario, tale da permetterci di vincere la Coppa Italia ed arrivare secondi in MASAF (recuperando ben 4 posizioni e perdendo la vetta solo per un secondo). Parlo sempre al plurale perché il merito lo devo dividere con Fratac, che si è dimostrato un cavallo speciale, tanto da ottenere un premio individuale: la best condition della finale. È veramente un cavallo incredibile su cui puntiamo molto. Tutti rimangono impressionati dalla sua freddezza. Detto ciò, mi piace sempre condividere i meriti anche con tutte le altre persone che mi aiutano quotidianamente. Oltre al già citato Fabrizio, proprietario del cavallo e grande amico, devo ringraziare il team Casentino Endurance, coloro che mi seguono nelle gare e fanno da assistenza, i veterinari Simone Coleschi e Sara Fantoni e, ultimo ma non per importanza, lo sponsor Giardini di Toscana, noto brand di profumeria artistica nata in Casentino e conosciuta in tutto il mondo, che mi dà un grande supporto, non solo economicamente ma anche condividendo con me la passione per questo incredibile sport».
Come si inizia a fare questo sport? «Occorrono alcune precisazioni iniziali. Innanzi tutto, non c’è un’età giusta o sbagliata per approcciare a questo sport, in quanto c’è la possibilità di iniziare anche da adulti. Inoltre, non è uno sport né da maschio né da femmina, in quanto è aperto indistintamente a tutti e non fa alcuna differenza il genere. Quello che sicuramente non deve mancare, maschio o femmina, giovane o meno giovane che sia, è la passione per i cavalli. Questo è l’elemento imprescindibile che non può certamente mancare. Poi, ci deve essere anche la volontà al sacrificio e all’impegno perché, come tutti gli sport, anche l’Endurance richiede tanti sforzi e costanza. Detto ciò, personalmente credo che, al giorno d’oggi, sia fondamentale per un ragazzo/a che si approccia al mondo dell’equitazione andare ad imparare le basi nei maneggi, presenti anche nel nostro territorio. Apprese le conoscenze di base, il mio consiglio per chi si vuole approcciare al mondo dell’Endurance è quello di uscire dai maneggi e andare a passeggio liberamente, perché si imparano molte cose, prima su tutte imparare a superare gli imprevisti. L’età giusta per iniziare a fare competizioni penso che sia intorno ai 14 anni».
Cosa si può fare per cercare di far conoscere di più questo sport? «Sicuramente la stampa e i social sono importanti per cercare di diffondere conoscenze attorno a questa disciplina. Oltre a questo, ciò che personalmente ritengo aumenterebbe l’attenzione sull’Endurance sarebbe l’organizzazione di una gara in Casentino. Essendo un luogo fantastico, se si riuscisse a superare alcune difficoltà organizzative e burocratiche, credo che sarebbe un evento fantastico di cui beneficerebbe sia questo sport sia il Casentino stesso».
Ringraziando nuovamente Luca, non ci resta che augurargli buona fortuna per l’anno venturo, dove sarà impegnato con Fratac nella categoria 60 km, con la speranza di rivederlo presto con nuovi successi.


