di Francesco Meola – Dopo anni di attesa, rinvii e un cantiere che ha spesso acceso il dibattito pubblico, la rotatoria del Pollino è finalmente aperta al traffico. Un traguardo che i cittadini dell’intero Casentino attendevano da tempo e che viene accolto come una svolta fondamentale per la sicurezza e la fluidità della Statale 71.
Per oltre un decennio, quello snodo è stato uno degli incroci più problematici della vallata: traffico intenso, code quotidiane e frequenti incidenti ne avevano fatto un punto nero della viabilità. L’avvio dei lavori, salutato inizialmente con entusiasmo, si era presto trasformato in una lunga fase di attesa segnata da rallentamenti, ritardi e da un senso crescente di insofferenza.
L’apertura della nuova rotatoria, quindi, rappresenta oggi un passo decisivo verso la soluzione definitiva, sebbene il cantiere non sia ancora completamente chiuso. Il completamento è atteso entro la fine del mese corrente, con gli ultimi interventi dedicati alla rifinitura delle carreggiate, alla sistemazione delle aree verdi e all’assetto finale degli spazi adiacenti. La pubblica illuminazione è stata interamente ripristinata, mentre la segnaletica – orizzontale e verticale – resta ancora provvisoria.
A regime, la rotonda ridisegnerà in modo sostanziale la viabilità della zona, eliminando uno degli incroci a raso più pericolosi del Casentino e assicurando flussi più regolari verso Bibbiena, Arezzo e la variante del Corsalone. Per quanti percorrono ogni giorno la Statale 71, il cambiamento è già evidente: il traffico scorre con maggiore ordine, le manovre sono semplificate e il rischio di collisioni appare nettamente ridotto.
Molti automobilisti parlano apertamente di sollievo: “Finalmente possiamo transitare con maggiore tranquillità”, racconta un pendolare, ricordando gli anni in cui quell’incrocio evocava soltanto pericolo. Anche i camionisti sottolineano la praticità del nuovo assetto: “Non devo più fare manovre azzardate per immettermi sulla statale”, spiega un autotrasportatore che frequenta regolarmente la zona.
Nonostante gli elogi, però, non mancano le critiche. La rotonda del Pollino, infatti, porta con sé anche il peso di un’attesa lunga e spesso snervante. Per oltre tre anni i cittadini hanno convissuto con transenne, deviazioni, mezzi fermi e code senza fine, chiedendosi perché un’opera così necessaria dovesse procedere con tale lentezza. La burocrazia è il principale bersaglio delle lamentele: autorizzazioni, carteggi e passaggi amministrativi di ogni tipo hanno rallentato il percorso dell’opera, alimentando un malcontento che non si è del tutto sopito. Ancora oggi, infatti, l’infrastruttura divide l’opinione pubblica tra l’entusiasmo per l’apertura e il risentimento per i ritardi accumulati. “Non è concepibile che per una rotatoria si sia dovuto attendere tutti questi anni”, osserva un automobilista, chiedendosi se e quando verranno portate a termine le opere accessorie.

In questo intreccio di voci, l’opera si fa racconto di una vicenda collettiva: quella di una comunità che ha atteso, sofferto, criticato e che ora guarda con speranza alla nuova viabilità. E forse, quando le luci saranno accese e le aree adiacenti sistemate, la rotonda del Pollino potrà finalmente essere ricordata non solo come il simbolo dei ritardi, ma come l’immagine di un Casentino che cresce e si rinnova, come conferma ai nostri taccuini il sindaco di Chiusi della Verna, Giampaolo Tellini: «I tempi sono stati più lunghi del previsto, ma sappiamo bene quanto la burocrazia nel nostro Paese possa rallentare anche gli interventi più urgenti. L’aspetto davvero rilevante, però, è che siamo arrivati al traguardo. Da oggi quest’opera garantirà benefici concreti per l’intera zona, soprattutto sul fronte della sicurezza, che per anni è stata il vero tallone d’Achille del Pollino. Parliamo infatti di un incrocio ad alta pericolosità, teatro di numerosi incidenti. Con questo intervento, invece, non solo si riduce drasticamente il rischio di nuovi episodi, ma si pongono anche le basi per far avanzare il più ampio progetto di riqualificazione dell’area, immaginato ormai da tempo.
In quest’ottica ho già avviato un confronto con la Regione e con Marino Franceschi per definire una soluzione definitiva sul futuro dell’ex Sacci, almeno per quanto riguarda la porzione ricadente nel nostro comune. Le prime impressioni sono state decisamente positive, tanto da convincermi che, in un futuro il più prossimo possibile, potremo finalmente restituire questa struttura alla comunità. L’intenzione è di mantenerne la vocazione artigianale e industriale: un orientamento per il quale Franceschi ha già elaborato un progetto che, per quanto di nostra competenza, sosterremo nel pieno rispetto delle normative vigenti. Non so se il Comune di Bibbiena abbia in mente altre ipotesi, ma ci tengo a precisare che parlo esclusivamente a nome dell’Amministrazione che rappresento, come è giusto che sia.
Naturalmente restiamo disponibili a un confronto costruttivo con tuttigli enti coinvolti, ma una cosa è chiara: una soluzione va trovata e non è più possibile attendere oltre. Sono certo che anche il presidente Giani, da poco riconfermato, si impegnerà affinché la Regione assicuri il supporto necessario per raggiungere questo obiettivo».


