di Fabio Bertelli – Chiunque, negli ultimi tempi, ha sentito parlare della questione palestinese e del genocidio in atto da parte delle forze israeliane. Senza volerci addentrare in questione politiche e militari, cosa che ognuno di noi dovrebbe fare in maniera autonoma, cercando informazioni attendibili e non accontentandosi di ciò che ogni giorno viene propinato in tv, quello che abbiamo fatto oggi, andando ad incontrare don Massimo Mansani, parroco di Pratovecchio da otto anni, è stato parlare di umanità e di lotta all’indifferenza.
Buongiorno don Massimo, ci parla innanzitutto dell’iniziativa dello scorso 24 ottobre? «Vorrei partire dicendo che la situazione a Gaza, ma anche in Cisgiordania, è molto grave e vedo regnare indisturbati violenza e odio; la gente ne parla poco e in modo troppo semplicistico, andando a ridurla ad un semplice conflitto tra Israele e Palestina, il ché non rende verità all’immane tragedia in corso da anni. La nostra comunità, ormai da tempo, specialmente grazie alla Fondazione “Giovanni Paolo II” fondata da Angelo Rossi e dal vescovo Luciano Giovannetti, si è prodigata nel tentativo di portare aiuti in Medio Oriente e, in particolare, verso queste terre martoriate. Così, lo scorso 24 ottobre abbiamo deciso di organizzare un’iniziativa dal titolo “Rompere il Silenzio”, per sensibilizzare sul tema e permettere alle persone di conoscere la verità che spesso i media occidentali tendono a non raccontare e di conseguenza per motivare ad azioni concrete e incisive a favore del popolo palestinese. L’iniziativa è stata divisa in tre parti. In primis c’è stata la cena solidale italo-palestinese i cui proventi sono stati utilizzati per inviare cibo ed altre provviste (come coperte) nelle zone maggiormente colpite dagli israeliani. Il secondo passo è stata la conferenza al teatro Antei. Un momento molto importante che ha visto la partecipazione, attraverso contributi video, di illustri figure come Don Francesco Pasetto (parroco di Lonnano, Ama e Valiana, storico e filosofo), Padre Ibrahim Faltas (francescano della Custodia di Terra Santa, gran conoscitore di queste terre) e Luisa Morgantini (ex vicepresidentessa del Parlamento Europeo e fondatrice dell’Associazione Assopacepalestina). La terza ed ultima parte è stata rappresentata dalla mostra fotografica intitolata “(D)istruzione a Gaza” allestita nella Propositura di Pratovecchio, ad opera dell’artista Dahman Eyad e giunta a noi grazie al lavoro di Alessandro Bartolini. Il titolo emblematico ci racconta quella che è l’essenza della mostra: una serie di fotografie che ci permettono di osservare gli eroici tentativi portati avanti per fare in modo che i giovani riescano a continuare gli studi nonostante la distruzione che li circonda. La mostra è itinerante, noi abbiamo avuto la fortuna di ospitarla per due settimane a Pratovecchio e, attualmente, si trova a Torino. L’invito, rivolto alle amministrazioni della nostra vallata, è quello di fare in modo che tale mostra possa tornare in Casentino, in modo che il maggior numero possibile di nostri conterranei possa visitarla e avere anche un impatto visivo di quello che sta accadendo in quei luoghi».
A livello di partecipazione potete ritenervi soddisfatti? «Direi proprio di Sì! Abbiamo contato circa 200 partecipanti. Molte persone quindi, sia pratovecchine ma, soprattutto, casentinesi in generale, hanno voluto partecipare all’iniziativa, dimostrandosi interessati al tema. Poi, ovviamente, mentirei dicendo che è sempre tutto rose e fiori, nel senso che alcune complicazioni ci sono state. In particolar modo, faccio riferimento a delle piccole opposizioni che hanno avuto luogo; opposizioni che, ad esempio, non si sono mai verificate quando la nostra parrocchia ha portato avanti iniziative a favore degli ucraini, a testimonianza di come questo tema sia maggiormente “scottante” e di come molte persone non riescano a comprendere le ragioni che portano ad iniziative come quella di cui stiamo parlando. Ragioni che, tra l’altro, sono chiare e alla luce del giorno; basti pensare che in due mesi, in Palestina, sono stati uccisi più bambini che in cinque anni in Ucraina. Se ciò non deve in alcun modo portare ad una sottovalutazione delle problematiche ucraine, dovrebbe, al tempo stesso, mettere in chiaro che la situazione dei palestinesi è altrettanto drammatica e che iniziative come quella che abbiamo organizzato, i cui fini principali erano diffondere conoscenze, sensibilizzare sul tema e raccogliere soldi per aiutare materialmente i palestinesi, non dovrebbero essere criticate ma sostenute con umanità».
Cosa può fare ognuno di noi per perorare la causa?
«La prima cosa da fare è smettere di parlare a vanvera e andare a fondo con il problema. Le reti nazionali, per quanto utili, spesso tendono ad omettere molti dettagli importanti che, dunque, si devono cercare di reperire in altro modo, attraverso siti online qualificati e dalla lettura di libri di esperti. Grazie ai consigli di alcuni amici palestinesi io stesso ho approfondito la questione con la lettura di libri interessanti come “Genocidio. Quello che rimane di noi nell’era neo-imperiale” di Rula Jebreal o “La pulizia etnica della Palestina” di Ilan Pappé. Consiglio a tutti di approfondire la questione attraverso la lettura di questi e di tanti altri libri che raccontano in modo puntuale le cose come stanno, andando ad analizzare una questione che va avanti da oltre ottanta anni, e non dal famoso sette ottobre come spesso vogliono farci credere. È fondamentale smettere di voltarsi dall’altra parte, capire che si tratta di bambini, di donne e di uomini, e che, come tali, dovrebbero essere trattati. Dopodiché, è altrettanto importante fare donazioni economiche. I prezzi dei beni di prima necessità nella striscia di Gaza sono cresciuti a dismisura (per esempio, la farina è arrivata a 40 euro al chilo), tanto che nella maggior parte dei casi le persone non possono permetterseli. Dunque, sono fondamentali i vari aiuti materiali che, attraverso contatti diretti ed organizzazioni internazionali (come Emergency, Amnesty international…), riusciamo ad inviare in quei luoghi. Importante è dire che nel nostro evento “Rompere il silenzio” del 24 ottobre abbiamo raccolto 3.000 euro».

Ringraziando nuovamente don Massimo e chi ha collaborato a questa iniziativa per aver fatto chiarezza su molte questioni e per tutto ciò che ogni giorno fanno in difesa della causa palestinese, non ci resta che farci un esame di coscienza guardandoci allo specchio. Il genocidio in corso in Palestina, per quanto possa sembrarci lontano geograficamente e, magari, ideologicamente, riguarda tutti noi, nessuno escluso. Pigrizia ed indifferenza sono tra i principali mali della nostra società. Non voltiamoci di fronte ad immagini di bambini che, da anni e ogni giorno, vengono brutalmente uccisi a sangue freddo. Pensiamo piuttosto a cosa possiamo fare per migliorare la situazione. Un intervento diretto di ognuno di noi può realmente cambiare le cose.
A tal proposito, invitiamo i lettori a fare una donazione per sostenere il popolo palestinese. Ogni piccolo contributo può realmente fare la differenza e salvare la vita di una persona. Quello che segue è l’IBAN della Parrocchia SS. Nome di Gesù di Pratovecchio: IT09D0103071590000000659929. La causale dovrà essere “Offerta per Gaza”.
Per concludere con le parole di un grande giornalista, Vittorio Arrigoni, morto proprio nella striscia di Gaza nel 2011, «ricordiamoci di restare umani».


