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martedì, 10 Marzo 2026

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Romagnoli: popolo dimenticato e… senza rifugio

di Fiorenzo Rossetti – Il 2 agosto scorso è stato inaugurato un nuovo rifugio nel Parco delle Foreste Casentinesi. Viene considerato il rifugio alla “porta fiorentina “ dell’area nazionale protetta. Siamo a monte dall’abitato del paese di Castagno d’Andrea. Si tratta del Rifugio Borbotto! Sì, proprio quello che prima chiamavamo Bivacco Borbotto; una piccola struttura, ad uso emergenziale o di appoggio per consumare i propri viveri, che oramai il tempo aveva degradato e l’incuria generale fatto dimenticare.

Il fabbricato ha visto una notevole espansione; si sviluppa su due piani per una superficie complessiva di 100 mq. È composto al piano terra da cucina, magazzino, sala consumazioni, bagno di servizio e terrazza, al primo piano due camere, dotate di bagno, per un totale di 9 posti letto (ma 3 vengono occupati dal gestore). Lo hanno fortemente voluto e finanziato la Regione Toscana, l’Ente Parco nazionale delle Foreste Casentinesi e Unione dei Comuni Valdisieve e Valdarno.

Ora, attraverso un bando pubblico è stato assegnato ad una famiglia locale. La struttura è una base di partenza per raggiungere a piedi, attraverso la rete escursionistica del Parco, i due “giganti del Parco”, Monte Falterona e Monte Falco. L’iniziativa è lodevole, anche se a parer mio, la struttura fungerà più da area bar a servizio dei tanti gitanti domenicali che amano il barbecue, che da vero e proprio rifugio di montagna. Generalmente, infatti, tali strutture sorgono alla fine delle vie di ascensione escursionistiche e quindi distanti da dove si parcheggia il proprio mezzo motorizzato.

In più è la capacità ricettiva (di soli 6 posti letto) che mi fa sempre di più pensare che il concetto di Rifugio non sia molto chiaro nella cultura montana di queste zone di crinale tosco-romagnolo: davvero risicata per intraprendere una vera attività rifugistica e di servizio agli escursionisti. Comunque sia colpisce positivamente l’impegno per recuperare e valorizzare (a suon di ben 400 mila euro) questo affascinante luogo del Parco affacciato sulla Toscana. Piange invece la Romagna. Incapace di tali iniziative e immobile. Il versante adriatico del Parco possiede alcune strutture denominate “Rifugi”, ma sono più che altro piccole strutture date in autogestione occasionalmente.

Immobilismo anche di fronte al gigantesco e sempre più fatiscente Rifugio “Città di Forlì” (di proprietà CAI) ai Prati della Burraia, da considerare esempio di vero e proprio Rifugio (almeno per le dimensioni e posizione), che ora funge solo da ecomostro. Non parliamo poi di alcune strutture, come ad esempio il Rifugio la Capanna (struttura pubblica data in gestione), posta alle pendici delle piste da sci di Campigna, che, come ho ancora avuto modo di vedere anche in questo periodo estivo, offre servizio di apertura solo nelle ore centrali della giornata (con due giorni di chiusura) escludendo qualsiasi altra attività o iniziativa commerciale e culturale attinente al Parco e a favore dei suoi frequentatori.

Uno spreco enorme di potenzialità economica e occupazionale locale! Regione Emilia-Romagna, Ente Parco ed Enti locali, non sembrano molto interessati a sviluppare questa forma di ricettività, che oltretutto rappresenta l’immagine stessa del turismo in montagna. Ancora una volta il Parco nazionale mostra la sua tendenza ad una maggiore attenzione verso il versante toscano dell’area verde, confermando una disequità imbarazzante.

Sarà che la dirigenza politica e tecnica del Parco è da lungo tempo in mano a rappresentanti toscani, sarà per l’incapacità della politica e degli Enti della Romagna, ma appare evidente che non esiste pianificazione, armonizzazione, condivisione e visione unitaria nelle politiche e azioni che riguardano la gestione del territorio del Parco nazionale delle Foreste Casentinesi! Bello davvero vedere iniziative come quella del mese scorso, che hanno permesso di fare arrivare nel Parco, da tutta Europa, sedici delegazioni di giovani Ranger di “Europarc Junior Ranger Programme” per svolgere attività di educazione ambientale, ma è ora che l’Ente Parco inizi ad essere più attivo come soggetto politico in un contesto istituzionale complesso e diviso tra due regioni.

L’ALTRO PARCO Sguardi oltre il crinale di Fiorenzo Rossetti

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