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giovedì, 1 Dicembre 2022

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Sanità: tutti i nodi vengono al pettine

di Mauro Meschini – Nelle ultime settimane la situazione della sanità, in Casentino e non solo, è tornata più volte al centro dell’attenzione. Non sappiamo se questo possa essere considerato un fatto positivo, ma proviamo a scorrere sommariamente alcuni eventi e dichiarazioni.

Un piccolo infortunio ha permesso a Vincenzo Ceccarelli, capogruppo del PD in Consiglio regionale della Toscana, di tornare ad affrontare l’argomento.«Ho avuto conferma che nei piccoli ospedali, non di rado, si riesce a garantire ottimi livelli di assistenza, ma ho anche toccato con mano l’apprensione con cui gli operatori vivono questo momento così delicato per la riduzione dell’organico, a causa di pensionamenti e di uscite volontarie di medici, con conseguenti turni di lavoro massacranti. Una situazione comune ad altri presidi regionali, ma che a Bibbiena è particolarmente critica. Mi sono quindi attivato con la direzione sanitaria e ho trovato disponibilità per dare una risposta organizzativa che sappia rassicurare anche i molti volontari che svolgono un ruolo centrale nell’emergenza. Questa è oggetto proprio di una riforma a livello regionale con cui si estenderà agli altri territori l’assetto organizzativo già attuato nell’area aretina […]».

Continuando a scorrere gli eventi troviamo l’efficace e risolutivo intervento di un’infermiera in soccorso di una persona all’interno di un supermercato del Casentino che è stato l’occasione per Massimo Mandò, direttore del Dipartimento di Emergenza/Urgenza della Asl Toscana sud est, per proporre una sua lettura di quanto accaduto.
«… un vero esempio positivo di come può funzionare il sistema sanitario d’emergenza. Per questi risultati, però, è fondamentale che anche i cittadini e la comunità partecipino attivamente.  Nei luoghi affollati, ad esempio, devono essere presenti, come è previsto dalla legge, i defibrillatori e ci devono essere persone formate per l’emergenza, ma spesso non è così… Il nostro obiettivo rimane quello di aumentare il numero di defibrillatori e aumentare la cultura del soccorso, arrivando anche nei grandi condomini o nei complessi abitativi».

Si prende atto della situazione e si pensa di affrontarla, anche ipotizzando sviluppi del servizio su cui certo non si può non essere d’accordo, promuovere una cultura diffusa del soccorso è importante, ma sarebbe anche prioritario non dimenticare di rendere efficienti i luoghi e le strutture che sono deputati a erogare soccorso e cura.

Tra l’altro, all’inizio del mese di giugno, era stato proprio lo stesso Massimo Mandò a presentare la situazione del servizio di soccorso nella vallata dopo l’incontro avuto con la Conferenza dei Sindaci del Casentino e Antonella Secco, direttrice della Zona Distretto del Casentino.
«… Purtroppo la difficoltà nel reperire personale per l’emergenza si è aggravata, ad esempio nel solo ultimo mese abbiamo avuto la partenza di ben tre medici dall’area del Casentino. Persone che, legittimamente, hanno fatto scelte professionali differenti, su cui noi non possiamo intervenire […] Quella che abbiamo presentato ai sindaci del Casentino, quindi, è una rimodulazione temporanea dei turni di lavoro del personale che garantisca la piena efficienza del servizio d’emergenza e del pronto soccorso allo stesso tempo. Fino all’arrivo dei nuovi medici, quindi, in alcune fasce orarie e giorni specifici, il servizio di 118 in Casentino verrà garantito da ambulanze infermierizzate anziché da automedica. Queste modifiche avverranno solo in orari diurni, quando l’elisoccorso regionale interviene con più facilità e velocità, e  non nei festivi e prefestivi, in quanto sono giornate in cui una vallata come il Casentino aumenta di molto la propria popolazione per la presenza dei turisti, e riguarderà solo il 6% del tempo lavoro…».

Sull’attuazione di queste variazioni dovute alla necessità di riorganizzazione si è avuto anche a luglio un’occasione di confronto in cui, tra l’altro, sono state fatte alcune proposte dalle associazioni del volontariato. In particolare si è suggerito, per i turni in cui non è attiva l’automedica, di spostare l’ambulanza e i volontari presso l’ospedale di Bibbiena, per non allontanare l’infermiere dal Pronto Soccorso. Un modo per venire incontro alle carenze del servizio che, in un primo momento, non era stato considerato positivamente preferendo “non avere personale inattivo intorno all’ospedale”. Una posizione certamente poco comprensibile visto che i volontari, che ricordiamo sono persone che dedicano gratuitamente il loro tempo e il loro impegno alla collettività, si troverebbero presso l’ospedale non per fare merenda o per divertimento, ma per rispondere prontamente ad un’emergenza.

Per quanto riguarda poi le fasce orarie che effettivamente avrebbero visto l’assenza dell’automedica a luglio. Uno sguardo al tabellone dei turni ha fatto emergere che concretamente si trattava di almeno nove giorni completi in orario diurno, circa il 29% del tempo in quella fascia nell’intero mese.

Venendo poi alla carenza dei medici nell’ospedale di Bibbiena perché hanno scelto di ricoprire altri incarichi, nello specifico due hanno optato per il ruolo di medico di medicina generale e un altro si è spostato per ricoprire un incarico di direzione in un’altra regione, viene da chiedere se davvero è stato fatto tutto il possibile per fare in modo che i medici in questione non facessero “scelte professionali differenti”. La motivazione e l’attaccamento alla propria professione sono importanti ma anche una maggiore stabilità della propria condizione è necessaria per chiunque nel lavoro, se si fossero offerti contratti stabili anche a chi era arrivato a operare nell’ospedale del Casentino forse le scelte conseguenti sarebbero state diverse e oggi non ci troveremmo in questa situazione di ulteriore emergenza.

Il problema comunque non è di poco conto, per un servizio fondamentale come il Pronto Soccorso la presenza del medico e dell’automedica è indispensabile in quanto ci sono spesso situazioni in cui un volontario, anche se formato e preparato, non è in grado di intervenire. Anche fare affidamento sull’elisoccorso, purtroppo, non è sempre possibile, per le diverse varianti che possono influire sull’effettiva possibilità di alzarsi in volo.
Sono tutti elementi che rendono critica la situazione, proprio in quei contesti, il soccorso e il Pronto Soccorso in cui, come si ricordava prima, sarebbe auspicabile garantire una adeguata presenza di personale.

Per fortuna possiamo fare affidamento sul volontariato e sulle associazioni che garantiscono personale e mezzi di supporto ad un sistema sanitario pubblico che, negli ultimi anni, ha subito drastiche riduzione di risorse e, forse è la cosa peggiore, da troppo tempo da molti esponenti politici non è più considerato una priorità per il Paese. Una triste conferma viene da Domenico Giani, Presidente Nazionale delle Misericordie.
«Le ambulanze e i servizi rischiano di fermarsi: è questa l’amara verità… Gravissime difficoltà economiche, rimborsi insufficienti ai servizi che facciamo, realtà in bilico… I nostri responsabili locali saranno costretti a portare simbolicamente le chiavi ai prefetti… La politica si sta dimenticando dei più deboli, di chi ha davvero bisogno, dei fragili. Sono loro a pagare le conseguenze di risparmi fatti sulla loro pelle…».

Di fronte alle difficoltà che stiamo vedendo ci viene naturale chiedere, soprattutto a chi ora vorrebbe cercare soluzioni e preannuncia riforme e interventi, se non siano state, almeno in Toscana, le riforme imposte nel 2015 a mettere le basi per un progressivo depotenziamento del sistema sanitario pubblico.

Lo chiediamo come se considerassimo questa una eventualità. In verità per noi questa è una radicata certezza e negli anni scorsi non abbiamo perso occasione per ribadire questa convinzione e denunciare le decisioni che allora furono assunte.
Non possono non tornare alla mente le motivazioni portate dal Comitato promotore del referendum per l’abolizione della riforma della sanità approvata nella primavera del 2015, parole che, purtroppo, nonostante il tempo trascorso riescono perfettamente a fotografare la situazione attuale.

«La legge regionale prevede l’accorpamento delle attuali 12 Aziende Sanitarie Locali in 3 Asl di Area Vasta, accentrando tutte le decisioni nelle mani di 3 megadirettori nominati direttamente dal Presidente della Regione, che avranno come unico vero obiettivo quello del risparmio economico. I sindaci ed i territori, soprattutto i piccoli comuni e le periferie non conteranno più nulla e saranno impotenti di fronte ad una nuova ondata di tagli e ridimensionamento dei servizi territoriali ed ospedalieri. La legge regionale prevede inoltre l’esubero di oltre 2.000 fra medici, infermieri ed altri professionisti del servizio pubblico, che avrà come effetto un abbassamento della qualità delle cure e della sicurezza delle prestazioni nei nostri ospedali».

Tutto quello che di negativo potevano portare quelle decisioni, a cominciare dal ridimensionamento del personale e da un drastico accentramento delle decisioni e dell’offerta di servizi, si è progressivamente concretizzato e vedendo questa tragica profezia avverarsi cresce ancora di più l’indignazione per il comportamento del PD e della maggioranza nel Consiglio regionale, pronti a mettere in atto qualsiasi forma di boicottaggio pur di cancellare la legittima volontà dei cittadini toscani di potersi esprimere con il referendum su questa fondamentale materia. Con una maratona notturna, a cui mai si era fatto ricorso in Toscana, si arrivò ad una modifica della legge solo pochi mesi approvata per depotenziare lo strumento referendario.

Consideriamo quello del 2015 il più vergognoso atto politico che sia mai stato realizzato in questa regione, un vero e proprio schiaffo alla Democrazia, ai cittadini e al loro diritto di essere protagonisti delle scelte che maggiormente li riguardano.
Di fronte al fallimento di quelle decisioni vorremmo che adesso, oltre a preannunciare nuove strabilianti novità, chi anche allora si è assunto la responsabilità di quelle scelte ne riconoscesse i limiti e gli errori.

Naturalmente, nonostante la lista di coloro che si dovrebbero avviare ad alzare la mano sia lunga, immaginiamo che un totale silenzio accompagnerà questa richiesta.
Non servirebbero a molto comunque tardive lacrime di coccodrillo, il problema è che, se il sistema sanitario e il Pronto Soccorso non saranno più in grado di rispondere alle esigenze dei territori, saranno prima di tutto i più deboli a subire le maggiori conseguenze, questo il vero dramma che questa situazione rischia di scaricarci addosso.

P.S. Mentre scriviamo ci giunge notizia di una nuova convocazione per le realtà associative del territorio presso la ASL. Ci auguriamo ci siano sviluppi positivi… quello che è stato purtroppo rimane. Per quanto ci riguarda continueremo come sempre ad aggiornarvi su quanto sarà deciso e realizzato.

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