di Beatrice Mazzanti – Nata come forma di cammino competitivo già nell’Ottocento, la marcia è oggi una specialità olimpica consolidata, capace di offrire emozioni, duelli strategici e performance al limite della resistenza umana. Spesso sottovalutata rispetto ad altre discipline dell’atletica leggera, la marcia atletica è in realtà una delle prove più affascinanti e tecnicamente complesse del panorama sportivo. Un mix unico di resistenza, controllo del corpo e disciplina, che richiede agli atleti non solo una straordinaria preparazione fisica, ma anche un’attenzione costante alla tecnica, per rispettare un regolamento preciso e rigoroso. In gara, ogni passo è controllato e ogni dettaglio può fare la differenza.
Per capire meglio cosa significhi vivere questo sport con passione e sacrificio, abbiamo intervistato Sofia Fiorini, giovane promessa della marcia, che ha raccontato la sua esperienza personale e il profondo amore che la lega a questa disciplina.
Com’è nata la tua passione per la marcia? «Da piccola ho provato vari sport, subito il nuoto perché è utile saper nuotare per far stare tranquilli i genitori al mare e poi qualcosa di più femminile, come la ginnastica artistica, il ballo, ma poi sono finalmente approdata al campo di atletica di Poppi ed è stato subito colpo di fulmine perché si sta all’aria aperta e si provano tutte le discipline. Fin da piccola, a circa 5/6 anni, mi sono cimentata nella corsa, sia su pista che su strada o campestre, ottenendo buoni risultati. La passione per la marcia è nata a circa 13 anni fa in quel di Cervia. Mi trovavo là con la mia società di atletica per un campionato italiano ed ero stata iscritta anche per partecipare alla gara di marcia, avendo già provato qualche volta a farla. La gara la vinsi e da allora non l’ho più lasciata. Inizialmente per divertimento, poi con il passare degli anni e di categoria hanno iniziato ad arrivare i risultati e sono passata dal fare 1 km a farne 3, poi sempre di più e, dal 2024, anche 35, ottenendo sempre il minimo utile per la partecipazione ai campionati italiani. Le soddisfazioni più grandi sono state le prime convocazioni ai raduni della nazionale giovanile e le partecipazioni ai campionati mondiali ed europei a squadre culminate quest’anno con il raduno della nazionale assoluta ed i campionati europei, sia a squadre che individuali».
Com’è la tua giornata tipo? Come vivi lo sport? «La mia giornata ruota principalmente attorno a due grandi impegni: l’università e lo sport. Studio alla Bocconi, che è un’università impegnativa e prestigiosa, e allo stesso tempo mi alleno professionalmente nella marcia. Ogni giornata è un equilibrio tra lezioni, studio e allenamenti. Per arrivare al campo impiego circa 50 minuti, tutti i giorni, quindi l’organizzazione è fondamentale. Non è facile incastrare tutto, ma quando hai passione trovi sempre le energie e la motivazione per farlo. Lo sport non è solo un’attività: è una parte centrale della mia quotidianità, un’abitudine e un modo di vivere».
Che impatto ha avuto lo sport nella tua vita? «Lo sport mi ha cambiato profondamente. Mi ha formato come persona: ti plasma, ti fortifica e ti insegna a superare i tuoi limiti. Grazie alla marcia ho vissuto esperienze bellissime, ho conosciuto persone con i miei stessi valori, è nato un vero spirito di amicizia e anche di sano agonismo. Allo stesso tempo è una vita fatta di sacrifici: spesso devi rinunciare a quello che fanno i ragazzi della tua età. Ma è una scelta che fai con consapevolezza, perché per raggiungere certi obiettivi devi essere disposto a mettere qualcosa da parte. E alla fine, quando inizi a vedere i risultati, capisci che ne è valsa la pena».
Sofia ci ha raccontato la sua storia e il suo amore per lo sport, che sta portando avanti con passione e determinazione. È giovanissima e le auguriamo di continuare a inseguire i suoi sogni e di vincere tutto ciò che è possibile conquistare.



