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giovedì, 1 Dicembre 2022

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Trent’anni con Vasco

di Francesca Corsetti – Era il 1984 quando Marco, in compagnia di amici, vedeva per la prima volta un concerto di un giovane Vasco Rossi a Dicomano. Poco tempo dopo, trascina in questa sua passione anche Sabrina, che vede per la prima volta Vasco a Firenze a meno di diciott’anni per il Cosa Succede In Città Tour del 1985. La loro è una passione che risale a quando Sabrina aveva lo stemma del Vasco trasgressivo sul retro della sua Renault bianca e il rock allo stereo, e continua oggi con lo stesso fervore per il Vasco moderno.

In sostanza, in tutti questi anni, Marco Tassini e Sabrina Pasqui sono sempre stati in compagnia di Vasco e io ho avuto il piacere di ascoltare il racconto delle loro avventure.

Ricordate il vostro primo concerto insieme? «No, ci ricordiamo solo che fu bello. In realtà i concerti di Vasco sono tutti belli, sono un evento, soprattutto oggi che ha i suoi anni. Se lo guardi ora vedi chiaramente una certa differenza rispetto a prima (ma anche se guardi noi!). Oggi Vasco ha un pubblico molto vasto, ci sono i più anziani e i più giovani, perché al di là del personaggio trasgressivo, ha fatto delle belle canzoni, anche d’amore. Ognuno ci vede la sua storia».

È vero che non vi siete persi un concerto? «Diciamo che non ci siamo persi un tour! I concerti li abbiamo fatti quasi tutti. Ci siamo persi, ad esempio, il concerto gratuito a Catanzaro (il Vascstock 2004) e anche il concerto di quest’anno a Imola. Avevamo i biglietti e Imola ci manca tanto, però veniva di sabato sera e con il lavoro che facciamo era impossibile andarci. Abbiamo dovuto scegliere dei concerti che ci permettevano di andare nei giorni più tranquilli rispetto al fine settimana. Quest’anno abbiamo visto tre concerti: siamo stati a Napoli, che era di martedì, poi per vederlo a Trento siamo andati in vacanza qualche giorno. Noi cerchiamo sempre di andare». Insomma, quando si parla di concerti non si fanno trovare impreparati, anzi, «abbiamo visto quasi tutte le tournée, e di alcune qualche anno ci siamo fatti anche cinque concerti. Siamo anche parte del fan club e questo è un grande vantaggio perché riusciamo a prendere i biglietti del PIT1 con un giorno in anticipo rispetto agli altri, perciò siamo sempre sotto il palco. Abbiamo fatto anche il sound check a Trento, la serata di prova che fa gratuitamente per gli iscritti al fan club. È quasi come un concerto vero e proprio, non è tecnico, però è più caloroso. Al sound check riesci anche ad andare più vicino: l’ultima volta Vasco era a pochi metri da noi».

E all’estero? «All’estero non siamo mai stati, abbiamo fatto l’Europa Indoor, il tour che comprendeva Italia ed Europa, ma solo nei palazzetti in Italia, dovendo conciliare anche il lavoro».

C’è una pazzia che avete fatto per Vasco? «Siamo sempre stati abbastanza tranquilli» dice Marco, ma con la loro calma hanno realizzato tutto ciò che volevano. «Una cosa che desideravo era farmi due concerti di fila a San Siro, – dice Sabrina, – lo sognavo da tanto tempo e quattro anni fa sono riuscita a farlo». E poi mi raccontano di quella volta a Roma, dove in un bar si erano radunate insieme a loro anche altre persone che andavano al concerto. Dalle 11 del mattino fino all’apertura dei cancelli, in quel barettino, si cantavano senza sosta le canzoni di Vasco. Praticamente un concerto prima del concerto!

«E poi siamo stati a casa di Vasco! Siamo andati a Zocca quando abbiamo fatto il Modena Park, perché quando lui finisce la tournée di solito va a casa della mamma. Lì c’è una strada che è tutta scritta, tutta disegnata, dove ognuno scrive qualcosa. Sono circa 400 metri di strada dedicati a lui e per noi è emozionante: ti vengono le lacrime a vedere tutte quelle scritte per la strada, da brividi. E poi abbiamo visto la mamma di Vasco! È una signora piccolina che è arrivata guidando la sua macchinina!»

E sempre per il Modena Park del 2017, il concerto da record con il più alto numero di spettatori paganti, c’è un’altra curiosità da raccontare. «Quella volta lì siamo stati in campeggio qualche giorno, anche quella è stata una pazzia. Siamo andati a Modena di domenica e abbiamo montato la tenda. Poi però siamo tornati a casa, abbiamo lavorato, siamo tornati su di venerdì con il posto già preso e abbiamo visto il concerto, che non è stato tra i migliori, ma è stato un evento maestoso. Sabrina mi mostra la foto della collezione di biglietti che ha scattato appositamente per il nostro incontro e mi dice che non sono tutti perché non ha tenuto quelli dei primi concerti.

«In quel momento non ci pensi neanche a tenerli», e certamente non potevano immaginare che nei trent’anni successivi sarebbero tornati sotto quel palco così spesso da accumularne così tanti. E poi alcuni si perdono nei cassetti di casa, come quello di Trento 2022.

Naturalmente, insieme a un considerevole numero di biglietti, non possono mancare i vinili, tra i quali il più prezioso è il disco originale di Nessun pericolo… per te che uscì nel 1996 e di cui entrambi mi mostrano con orgoglio il tatuaggio. Per non parlare dei vari cd, le fasce, le magliette, la borraccia, l’orologio e tutti i numerosi cimeli acquistati per i concerti e collezionati negli anni.

Avete mai incontrato Vasco da vicino? «No, lo abbiamo però visto da vicino durante i concerti. Forse si ricorda, forse no, però deve averci visto molte volte. Un anno ha fatto il tour nei palazzetti e non negli stadi, perciò noi che eravamo a Firenze siamo riusciti ad avvicinarci molto al palco e lo abbiamo salutato». Un altro incontro ravvicinato è accaduto a Rimini. Mi spiegano che Vasco normalmente fa le prove a Rimini o in Puglia. Quando è a Rimini alloggia al Grand Hotel e nel pomeriggio gli piace andare in bici. «Dopo due ore che aspettavamo appostati davanti all’hotel lo abbiamo visto uscire dal cancello (accompagnato dai suoi bodyguard) e lo abbiamo seguito, lui in bici e noi dietro di corsa!».

Come è stato tornare ai concerti dopo due anni? «Dopo il lockdown i concerti sono tutti belli, puoi toglierti la mascherina, vedere il sorriso delle persone: sono gesti che cambiano le cose anche nel nostro piccolo. Adesso si percepisce un senso di liberazione e si apprezzano di più le piccole cose come mangiarsi un panino seduti a terra o l’ansia dell’attesa del concerto. La libertà è importante e in questi due anni è mancata a tutti. In questo tour, ogni volta che Vasco parla al pubblico lo definisce un tour della rinascita, della voglia di rivedersi, della voglia di stare insieme e si vede che è contento. A noi i suoi concerti sono mancati perché sono un evento, ma anche a lui è mancato sicuramente l’affetto del pubblico».

Quali sono le vostre canzoni (al plurale, perché ce ne sarà più di una) preferite? M: «Si ce ne sono tantissime, sia vecchie che nuove. Ognuno ci vede la sua storia, io mi rivedo molto in tanti pezzi, forse proprio perché mi piacciono. Se devo dirne una, Siamo solo noi, io vengo da lì».

S: «A me una che piace tantissimo è Susanna, ma perché Susanna è un po’ come ero io prima! Poi cresci con lui, perciò a ogni concerto lo senti che in quelle canzoni ci sei anche te». Dopotutto è proprio questo il bello della musica. Ci sono canzoni che hanno accompagnato vari momenti della propria vita e quando le ascolti riescono a trasportarti nuovamente a quei tempi e a rievocare le stesse emozioni. È una questione di “sensazioni forti”, come dice Vasco.

Sabrina e Marco poche volte vanno ai concerti in compagnia di amici, di solito sono solo loro due, insieme. Con calma, dopo il lavoro, salgono in macchina e partono, destinazione: il prossimo concerto di Vasco. E in tutta calma si disconnettono dalla routine e si gustano (e pregustano, grazie al fan club) la loro nuova avventura.

«Se dobbiamo scegliere cosa fare in estate, prima c’è Vasco, poi viene il resto. – Mi dicono – Le nostre ferie sono queste: ci siamo fatti due o tre giorni a Napoli, a Trento cinque giorni, perché in fondo non c’è solo Vasco».

Così il concerto diventa occasione anche per rilassarsi e andare alla scoperta di quelle città che spesso non rientrano tra le mete da visitare.

«Per noi è un bellissimo evento, però con gli anni che passano non sai mai se lo rifarà. I biglietti di quest’anno risalgono a prima del lockdown quando avrebbe dovuto fare solo gli eventi Rock (come Firenze Rocks, Rock in Roma, etc…), poi ha aggiunto delle date perché a lui piacciono gli stadi. Credo, però, che d’ora in poi farà meno date, magari un paio di concerti a Milano e a Roma, ma non il tour perché non ce la fa. Una volta fu fischiato per un problema alle corde vocali. Se scegli il tour, poi lo devi fare, altrimenti le persone vengono, ma se non ce la fai ti fischiano anche».

Le tournée di Vasco magari saranno più brevi, ma Sabrina lo sa: «Vasco ha detto che finché ci sono Natale e Pasqua, ci sarà anche Vasco. Quando smetterà di fare concerti, lo dirà».

E finché farà concerti, sappiamo che ci saranno anche Sabrina e Marco, che conservano con affetto ogni concerto soltanto nel loro cuore e non, ci tengono a precisarlo, nella memoria del cellulare.

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