di Federica Andretta – Cinzia Chiarion, medico, olivicoltrice e pittrice, e Lorenzo Massart, avvocato, viticoltore e pittore, sono i custodi di Poggiotondo: un paradiso terrestre dove vivono in simbiosi con la natura. Sono gli autori del libro “Gli Abitanti di Poggiotondo”, una meravigliosa e avvincente raccolta di storie raccontate in prima persona dagli animali di Poggiotondo che (con tono ironico e divertente) ci svelano da vicino quello che pensano, fanno e osservano e come vedono gli esseri umani che li circondano.
Don Mario Verdelli a pagina 11 scrive: «Il libro si presenta dalla copertina. Sono racconti di animali e poi di persone che hanno abitato, lavorato oppure goduto a Poggiotondo, un lembo di paradiso. Gli animali e le persone hanno il luogo per stare bene. […] È un intreccio di sentimenti e di confidenze che scaturiscono da anime sensibili e poetiche».
Questi racconti, scritti tra asinelli, cani, tortore, anatre, uccellini, tartarughe, pesci, scoiattoli e mille altri animali, sono il testamento di Cinzia e Lorenzo e una dichiarazione d’amore universale per il mondo animale, come si evince anche dalla citazione di Immanuel Kant usata da Fiorenzo Fantoni a pagina 15 per aprire la prefazione al libro: «Possiamo giudicare il cuore di un uomo dal modo in cui tratta gli animali».
Sono racconti surreali che danno voce ai pensieri degli animali di Poggiotondo, i quali, non sapendo ancora scrivere bene, hanno affidato le proprie storie a Lorenzo e Cinzia, i loro “genitori” umani. Come si legge nella nota degli autori a pagina 10: “Se troverete qualche errore e se l’italiano non risulterà perfetto… non dimenticate che i racconti sono stati scritti dagli animali”.
Poggiotondo è una sorta di microcosmo dove gli animali, le piante e gli umani che ci abitano e lo frequentano vivono in armonia. Questi racconti narrano la vita semplice di campagna però dalla prospettiva (molto più gentile e più dolce) degli animali con un linguaggio quasi fanciullesco che tiene incollato il lettore pagina dopo pagina, emozione dopo emozione, facendolo quasi immergere in un mondo fiabesco e incontaminato, lontano dal tempo e dalla frenetica quotidianità del mondo odierno. Massimo Franci a pagina 13 scrive: «In quei momenti di quiete assoluta, dall’alto di quella collina coperta da boschi, si ha la percezione visiva di quanto possa essere piacevole la semplice vita agreste, così lontana dall’esistenza complicata e frenetica trascorsa in un ambiente urbano».
Gianfranco Angiolini (Chenno) a pagina 12 scrive: «Stare a Poggiotondo significava “parlare” con gli animali, “ascoltare” la natura, vivere in libertà… un misto di emozioni e fantasia che questo libro molto bene riesce a trasmettere».
Quando si legge una storia, si viene subito catapultati in un’altra dimensione nella quale non si può non sentirsi felici e spensierati. Come affermano gli autori a pagina 9: «Siamo arrivati a pensare che qualunque problema, qualunque assillo della nostra vita terrena, passi appena mettiamo piede a Poggiotondo che, già chi ci ha preceduto, definiva un “paradiso terrestre”».

Cinzia e Lorenzo, parlateci un po’ di voi. Come e quando nasce l’idea di scrivere “Gli abitanti di Poggiotondo”?
Cinzia: «Sono nata a Rovigo. Da piccola ho frequentato il Conservatorio. Mi sono applicata nello studio dell’arpa, ma all’arpa ho sempre preferito la pittura e, soprattutto, rubare i tubetti dei colori dei grandi visto che a casa mia dipingevano un po’ tutti. L’adolescenza l’ho vissuta a contatto con la natura tra la campagna veneta e quella toscana dove sono arrivata, con la mia famiglia, a 16 anni. Nel 1995 ho incontrato una persona speciale che mi ha fatto conoscere il Casentino ed in particolare Poggiotondo. Con questo luogo ho instaurato negli anni un legame indissolubile. L’idea di questo libro è nata, perché volevo mettere su carta le storie che raccontano i nostri animali».
Lorenzo: «A 20 mesi stavo per morire così mio padre mi mandò a Poggiotondo dicendo: “se si salva, si salva a Poggiotondo”. Non sono morto. Ho passato a Poggiotondo, con Baldo e la Marianna, gli anni più belli in mezzo agli animali, tanto che sono diventato (pure io) un animale. Poi sono cresciuto, ho vissuto a Viareggio in collegio e a Firenze. Ho girato tutto il mondo e, muovendomi come mi hanno insegnato gli animali, non mi è mai successo nulla. Per scommessa con me stesso, ho fatto il vino quando in Casentino la gente pensava solo alle patate e alle mele. Poi ho iniziato a dipingere. Anche quando sono vestito in giacca e cravatta mi sento un animale e mi muovo come tale, annusando sempre il mio interlocutore prima di parlarci. Ho scritto il libro, perché gli animali di Poggiotondo, che ancora non sanno scrivere bene, mi hanno pagato per mettere a pulito i loro pensieri. Io sono sempre stato molto ghiotto di denaro!».
Come fate a conciliare le vostre due professioni — Cinzia medico a Subbiano e Lorenzo avvocato a Firenze — con la gestione dell’azienda che produce olio e vino?
Cinzia: «Riuscire a conciliare il lavoro di medico con le attività dell’azienda agricola, la cura degli animali, delle piante e poi le passioni — come la pittura — è un’impresa titanica, ma il segreto è riuscire a trovare validi collaboratori e mantenere sempre l’entusiasmo per ciò che si fa».
Lorenzo: «Adoro fare l’avvocato, il vino e dipingere, perché con la testa si può fare tutto. A Poggiotondo sono anche l’enologo, l’agronomo, il cantiniere e il trattorista, il che mi fa impazzire dalla gioia. Ho la fortuna di essere organizzato per cui riesco a fare tutto abbastanza bene e tutto in modo maniacale. A proposito, vuoi comprare una causa, un quadro, una bottiglia di vino, una copia del libro?».
Tra gli animali che raccontano le storie del libro e che abitano Poggiotondo, quali vi sono rimasti più nel cuore e vi rappresentano di più? E tra i personaggi umani ce ne sono alcuni di cui vorreste parlare in particolare?
Cinzia: «Tutti i protagonisti dei racconti hanno in comune il fatto di vivere a Poggiotondo, che è un posto magico, un Paradiso Terrestre dove la natura è un’amica preziosa in cui animali e umani vivono sereni in assoluta libertà. Non ci sono animali che preferisco, sono tutti figli e per ognuno nutro lo stesso affetto. Tutti i personaggi umani sono importanti, con un ruolo cruciale nella vita degli animali ma se dovessi scegliere, sceglierei la zia Mimma e lo zio Nino, perché sono loro che hanno creato questo Paradiso Terrestre».
Lorenzo: «Nel mio cuore ci sono tutti gli animali con i quali ho vissuto, a cominciare dalla Bella, la somarella sarda che mi aveva regalato mio padre quando facevo la seconda elementare. Ho amato tutti gli animali che a Poggiotondo ci sono e tutti quelli che non ci sono più. Tutte le volte che parlo di loro mi vengono le lacrime agli occhi, perché mi mancano da morire. Anche tutti gli uomini di cui parliamo nel libro sono i miei grandi amori. Oltre ai miei genitori, a mia sorella e ai miei zii, ho amato Baldo e Marianna che sono stati i miei secondi genitori, mi hanno salvato la vita quando ero piccino piccino ed amato come un figlio. Sono emozioni irripetibili».
Massimo Franci nella sua prefazione scrive di non aver capito se il suo personaggio appartenga alla categoria degli umani o degli animali. Potete rispondere a questa domanda?
Cinzia: «Conosco un solo essere umano che appartiene alla categoria degli animali, Lorenzo Massart. Massimo Franci è un nostro grande amico, peraltro un affermato scrittore di libri sul medioevo, che viene spesso a Poggiotondo e questo è il motivo per cui gli abbiamo fatto scrivere la prefazione così come l’abbiamo fatta scrivere ad altri grandi amici come Don Mario, Chenno e Fiorenzo Fantoni».
Lorenzo: «…animale… animale… animale…».
Elia Chiarion, il babbo di Cinzia, che ha realizzato i disegni è un pittore o un appassionato di pittura come voi?
Cinzia: «I disegni sono di mio padre che era appassionato di animali, di natura, di pittura e di Poggiotondo».
Lorenzo: «Cinzia è stata meravigliosa, perché quando suo padre Elia Chiarion, appunto, stava molto male gli ha chiesto di illustrare i vari racconti e lui lo ha fatto. Si è spento piano piano senza accorgersene. Era un uomo buono e ci ha tanto aiutati quando eravamo una giovane coppia senza un becco di un quattrino».
C’è un racconto, o più di uno, che vi è rimasto nel cuore?
Cinzia: «“Vieni un attimo”. È la fotografia di quello che fanno e si dicono i cani quando annusano le gomme e da quello capiscono dove è andata l’auto. Nel racconto di Kim ed 8 l’auto dei genitori era andata non a lavorare a Firenze, ma al mare, con tutte le conseguenze disciplinari che ne sarebbero derivate per Cinzia e Lorenzo».
Lorenzo: «“Il nostro babbo è pazzo” è sicuramente il racconto più coraggioso che hanno scritto. Personalmente non ho ancora capito se lo hanno scritto perché lo pensano davvero, oppure per gioco. Se ti capita di vederli, glielo puoi chiedere? Comunque sono unici, perché non si sono minimamente preoccupati, da una parte, della mia reputazione, dall’altra, del principio secondo cui i figli sono la fotocopia dei genitori».
Come si è svolta la presentazione del libro domenica 11 gennaio a Subbiano con Gianfranco Angiolini (Chenno) e Livia Dini?
Cinzia: «Domenica 11 gennaio, al Comune di Subbiano, c’è stata la presentazione del libro con una grande partecipazione di pubblico. Livia Dini e Gianfranco Angiolini sono stati molto bravi, perché sono riusciti a trasmettere, con il cuore, lo spirito del libro».
Lorenzo: «È stata una bellissima domenica con tanta gente che è venuta a trovarci. Chenno ha parlato della sua esperienza a Poggiotondo quando, da bambino, si confrontava coi ramarri che erano più grandi di lui o andava a cavallo di Don Camillo che, pur essendo un pastore tedesco, era grande come un cavallo. Livia Dini è stata veramente brava nel sintetizzare il libro e il mondo di Poggiotondo che ha descritto come un luogo dove uomini ed animali vivono in perfetta sintonia».


