di Lara Vannini – Agosto mese di ferie e di vacanze scolastiche. Specialmente negli ultimi anni con l’avanzare del caldo torrido, sembra non sia più possibile fare a meno dell’aria condizionata e quasi ogni giorno è da “bollino blu”. In Italia Agosto è da sempre il mese simbolo delle ferie estive anche se da moltissimo tempo ormai è diventato un mese lavorativo come altri di calendario.
Ancora una volta, il nostro periodo di riposo dalle fatiche del duro lavoro, si lega al nostro passato remotissimo quando nel I secolo A. C., l’imperatore romano Augusto, decise proprio nel periodo di agosto di istituire la festività delle “Feriae Augusti” ovvero del popolarissimo Ferragosto, un giorno in cui si concedeva il riposo “forzato” sia agli uomini che agli animali da lavoro.
Nel tempo la Chiesa cattolica, ha esaltato questa festività dal punto di vista religioso, consacrandola a Santa Maria Assunta. Possiamo comunque dire che ancora oggi Agosto ha mantenuto il proprio privilegio di essere un mese dedicato al relax e alle ferie.
Agosto mese di transizione Oggi molti racconti sembrano creati ad hoc per rendere certi eventi romantici e fruibili ma in realtà tutto attinge dal nostro remotissimo passato in cui il mondo contadino ha da sempre avuto un ruolo centrale. Il contadino ad agosto con la mietitura del grano, chiudeva una importantissima fase del proprio lavoro annuale e ne apriva un’altra fatta di bilanci, di nuovi raccolti e di preparazione delle scorte alimentari da conservare in previsione delle rigidità invernali. Nella contemporaneità gennaio è il mese dei nuovi inizi, e dei buoni propositi, mentre nel passato, secondo il calendario agrario,
Agosto era il mese delle chiusure e delle ripartenze, dove tutto ruotava intorno alla centralità della sussistenza, della preparazione a mesi di carestia o di forzata inattività. In questo senso il contadino era un imprenditore a tutti gli effetti che curava la propria azienda agricola spesso fatta dai propri familiari e conoscenti stretti, che doveva occuparsi di fare un bilancio delle semine e dei raccolti, ed era chiamato a fare delle previsioni per il futuro. Erano considerazioni tutt’altro che scontate e quasi sempre frutto della propria esperienza e del sapere tramandato per via orale e pratica.
Raccolti e semine autunnali Dopo le dure fatiche della mietitura del grano, ad agosto avveniva la raccolta del mais e la preparazione dei terreni per le semine autunnali. Ad agosto la pannocchia di mais dolce per il consumo alimentare giungeva a maturazione e ancora sotto il sole cocente del mese più caldo dell’anno, donne e uomini si apprestavano alla raccolta e sfogliatura delle pannocchie di mais. Molti dipinti che raccontano le fatiche della vita contadina, rappresentano la “scartocciatura” delle pannocchie all’ombra, sotto grandi portici nelle aie o meglio in depositi ombreggiati. Ogni immagine richiama alla fatica ma anche alla nobiltà di mestieri lontani e necessari per la sopravvivenza. Mentre per la raccolta del mais destinato alle farine si aspettava settembre, agosto era il mese perfetto per la raccolta della pannocchia da bollire e consumare come prodotto fresco. Le pannocchie si scartocciavano con un particolare staio da grano riadattato, ma più spesso con le mani. Poi le pannocchie venivano intrecciate insieme e appese in aree asciutte e areate per essere essiccate e risultare pronte in autunno.
Visto che come al solito il contadino era abile nel riciclaggio, le foglie delle pannocchie potevano essere usate per riempire i materassi dei letti. Le massaie esperte sceglievano le foglie giuste che poi sarebbero state essiccate al sole. I materassi così imbottiti, avevano una apertura senza cerniera in cui la donna contadina ogni mattina poteva inserire la mano e mescolare le foglie, facendole ossigenare e ripianando i punti in cui le foglie si erano schiacciate per il peso del corpo.
Conserve e marmellate di susine e fichi Come abbiamo detto ad agosto il contadino previdente iniziava a stoccare i prodotti del proprio orto per le stagioni più critiche: autunno e inverno. Al via dunque conserve e marmellate meglio se di stagione. La regina delle conserve era la passata di pomodoro seguita da sott’oli, sottaceti e frutta sciroppata. Il pomodoro ad agosto raggiungeva la sua massima maturazione e così era assolutamente necessario prevedere la sua raccolta e lavorazione. Melanzane, peperoni e zucchine venivano colte per la preparazione di gustosi sott’oli, mentre agosto era il mese perfetto per la preparazione di marmellate con susine, more di rovo e fichi.
Ferragosto Naturalmente ad agosto primeggiava la popolarissima festa di Ferragosto o di Santa Maria Assunta, una festa carica di significato sia dal punto di vista religioso che del calendario perché essa stessa sanciva la fine di alcuni lavori agrari estivi e l’inizio di una nuova stagione. Tra le altre cose, la Madonna era molto venerata dai contadini perché protettrice dei campi e della fertilità. Essendo Agosto un mese di chiusura di alcuni raccolti, si ringraziava ed invocava la Madonna perché in futuro i campi fossero ancora fertili e la sorte volgesse dalla propria parte. Com’è risaputo il contadino non era mai in ferie così come le interpretiamo oggi. Aveva però dei momenti come le festività religiose in cui poteva fermarsi e pranzare con prodotti alimentari non fruibili giornalmente come le pietanze a base di carne. La frittura di coniglio e patate o pietanze a base di anatra e piccione erano le preferite. Non di rado l’estate in casentino “terminava” con le piogge. Verso il 20 di agosto ancora oggi, arrivano le piogge agostane che raffreddano l’aria e concludono definitivamente il periodo del caldo torrido.
Manutenzione dei fossi e dei sentieri Se ci guardiamo intorno purtroppo la nostra campagna casentinese è molto cambiata. Dove prima c’erano campi coltivati e vigneti, non di rado troviamo arbusti spontanei che hanno ricoperto tutte le fatiche dell’uomo. Anche i fossi, un tempo bene tenuti, oggi presentano una rigogliosa vegetazione cresciuta al loro interno, una condizione rischiosa per alluvioni e dissesti idrogeologici. Un tempo non era così, ed il contadino si curava anche del paesaggio che aveva intorno. Un ecosistema che si autososteneva e si autorigenerava in cui il lavoro dell’uomo era centrale perché tutto andasse nella giusta direzione.


