di Fiorenzo Rossetti – Vi era un tempo in cui una famosa pubblicità definiva “Turista fai da te” una particolare categoria di persone che non si affidava ad un tour operator, ma bensì improvvisava l’organizzazione e la conduzione di vacanze ed esperienze esplorative in autoproduzione. La réclame funzionò certamente da monito verso certe iniziative improvvisate e comportamenti che potevano portare situazioni di rischio, ma successivamente diede origine anche ad una cultura controcorrente che enfatizzava le capacità di raggiungere la stessa meta senza assistenza, col minimo impegno e preparazione.
Nel mondo della frequentazione degli ambienti montani è famosa la diatriba tra arrampicatori ed escursionisti. Gli arrampicatori, ovvero chi sale le montagne in verticale, costituisce la prima categoria di persone ad aver frequentato le montagne per scopi diversi da quelli del pascolo o del taglio bosco. Potremmo definirli i primi turisti. I secondi, ovvero gli escursionisti, cioè chi si muove in orizzontale, sono il frutto di una visione più moderna della frequentazione montana, più legata all’esplorazione naturalistica, alla comprensione dei luoghi in chiave conservatrice e al vivere esperienze cercando di ricontattare la natura e sé stessi. Tra arrampicatori ed escursionisti è stata una lunga lotta per accaparrarsi il titolo di leadership nella scala gerarchica di chi frequenta le montagne. Poi arrivò il covid 19 nel 2020 e tutto cambiò. La montagna, colpevole per l’aria pulita da virus e gli ambi spazi aperti ideali per distanziarsi da qualunque essere umano, fu presa d’assalto.
Da allora, complice anche il “virus” dei social che fa apparire ogni luogo facile ed accessibile, ogni anno si parla di overtourism, di eccessivo affollamento e di tantissimi incidenti dovuti ad una frequentazione non confacente con le capacità richieste per muoversi in un ambiente montano.
Di fronte a questo fenomeno, per la prima volta alpinisti ed escursionisti si sono trovati d’accordo su una cosa: la coniazione del termine “Merenderos” per indicare, con sottile ironia, i comportamenti buffi e goffi, il vestiario indossato e l’attrezzatura adoperata, lo spirito turistico più che altro in stile balneare, di chi non è avvezzo alla frequentazione dei territori montani. Effettivamente questa «etichetta», partita per tratteggiare gli amanti del pic-nic a bordo strada, segnala il proliferare di comportamenti effettivamente poco adeguati ai contesti montani, potenzialmente pericolosi e poco rispettosi nei confronti della conservazione dell’ambiente naturale.
In questo contesto di nuovi “prodotti etichettati” il Parco nazionale delle Foreste Casentinesi potrebbe aver dato una mano, specialmente attraverso il vigoroso impegno dell’amministrazione, assunto in un recente passato, avente come obiettivo l’incremento turistico, senza però preoccuparsi di adoperarsi con una adeguata politica educativa per scongiurare il fenomeno dei “Merenderos”.
Abbiamo visto amministrazioni comunali inchinarsi, a volte mettere in secondo piano il valore dell’ambiente naturale, per accaparrarsi persone che consumano un caffè in un bar locale e un piatto di tagliatelle ai funghi. Non che non sia una boccata di ossigeno per l’economia locale, per carità, ma questo comportamento asseconda il fenomeno del mordi e fuggi, tralasciando l’effettiva potenzialità del territorio. Il turismo è un fenomeno capace di riflettere in modo nitido il carattere di una società. Il turista porta con sé un proprio bagaglio culturale. Le lacune e i comportamenti che si vedono nella frequentazione di massa degli ambienti montani danno il senso dell’attuale decadimento educativo sotto innumerevoli profili.
Nella frequentazione di una montagna, specie se con una natura protetta, non vi possono essere piedistalli di superiorità, atteggiamenti autocelebrativi di chi si sente più bravo e autorizzato a denigrare chi si affaccia ad un mondo che non conosce. Questo tempo deve finire. Ingenuità e maleducazione spesso sono il risultato di una scarsa conoscenza del contesto.
Solo un solido percorso formativo può forgiare la personalità di chi vuole frequentare i luoghi naturali montani. Lo si deve fare dal basso, in pianura, a casa delle persone, perché l’educazione, il rispetto e il senso di autoprotezione valgono ovunque, ma lo si deve fare anche in montagna, magari nelle aree protette, che hanno la fortuna di avere enti parco. Non giudicare, bensì spiegare.
L’ALTRO PARCO Sguardi oltre il crinale è una rubrica di Fiorenzo Rossetti


