di Marcello Bartolini – Correvano i primi anni del nuovo millennio; per quelli che come me erano arrivati “nel mezzo del cammin di nostra vita” iniziava un lieve decadimento fisico, dovuto principalmente al troppo cibo e alla sedentarietà a cui alcuni lavori ci costringevano. Per correre ai ripari molti iniziarono a fare attività fisica, di questi alcuni scelsero la bici.
Noi casentinesi in questo senso siamo fortunati, avevamo ed abbiamo tuttora dei collegamenti traballanti con i maggiori centri della regione, in compenso però avevamo ed abbiamo una natura ed una rete di sentieri da percorrere che sono ben conservati, per questa ragione in quegli anni, nonostante non esistesse ancora la ciclopedonale, non era difficile incontrare ciclisti sui sentieri o nel fondovalle oppure lungo i corsi d’acqua, dove da tempo immemore corrono strade vicinali, carrarecce e sentieri più o meno agevoli.
Ebbene, proprio in quel periodo nasceva l’idea di un percorso ciclopedonale che percorresse tutto il corso dell’Arno, collettore di altri percorsi che seguivano il corso dei principali affluenti. Come spesso accade dall’idea alla realizzazione trascorre un po’ di tempo, stavolta nemmeno troppo se si considerano i tempi della burocrazia italica; infatti, già nel 2005 si comincia a vedere qualche tratto realizzato e fruibile, inizialmente la fine dei lavori era prevista per il 2020, quindi tutto lasciava sperare per il meglio.
Nel frattempo, sono passate alluvioni, piccole e grandi catastrofi naturali, piccoli e grandi rovesci economici e, non ultima, una pandemia che non si era mai vista in epoca moderna; tutti in casa chiusi e mascherati e con una soluzione che tardava ad arrivare. Abbiamo passato anche questa! La voglia di pedalare è tornata ed anche la ciclopedonale ha ripreso il suo lento cammino verso il suo completamento. Un’opera così ambiziosa e con una tempistica così lunga non può che incontrare inciampi durante la sua realizzazione, però ci sta, le cose accadono e la bravura degli amministratori sarebbe quella di affrontarle e risolverle nel migliore dei modi, a volte ci riescono, altre un po’ meno, come tutti del resto sono umani anche loro.
Lasciando stare la parte di ciclopedonale che non riguarda il Casentino e sulla quale ci sarebbero comunque delle considerazioni da fare, concentriamoci sul tratto che interessa la nostra valle, in realtà lo avevamo fatto anche un anno fa, riscontrando ritardi nel completamento, chiusure e deviazioni. Quest’anno abbiamo voluto vedere a che punto siamo e se siano state sistemate le criticità del passato.
Bene ma non benissimo: bene perché i lavori di completamento procedono, soprattutto per quello che riguarda lo strategico attraversamento di Poppi, buona parte del percorso è già a buon punto per quello che riguarda il fondo, si stanno piazzando i ponticelli che, al momento in cui scrivo, dispongono solo della parte strutturale in acciaio, manca ancora la pavimentazione e sono ben lontani dall’essere completati. Ne troviamo uno sulla Sova ed uno sul fosso della Selva che, quando completati, consentiranno di passare lungo l’argine ed aggirare l’abitato di Ponte a Poppi, una volta attraversato sull’Arno, si potrà proseguire sulla sponda opposta del fiume per andare verso la ciclabile del Solano sino a Ponte d’Arno, qua manca ancora il ponte sul fosso della bora, i Plinti sono già stati realizzati ma ancora nessuna traccia del ponte, da dove prendere il tratto già completato e raggiungere Stia.
Per il momento però si deve ancora percorrere qualche chilometro in mezzo alle auto prima di poter riprendere il percorso ciclabile. Diciamo subito che quello di cui stiamo parlando è il tratto più lontano dall’essere terminato, oltre ai due già citati ponticelli che sono comunque stati in parte realizzati. Temo fortemente che tra le ferie e contrattempi vari il tratto difficilmente potrà essere inaugurato prima della fine dell’estate, rischiando di privare i nostri amministratori di una bella cerimonia di taglio del nastro a favore di telecamere, e noi ciclisti di un percorso davvero molto interessante. Vero è che ci sono le elezioni regionali e quelle a volte fanno miracoli più di San Gennaro. I tratti che lo scorso anno erano stati erosi dal fiume sono stati sistemati da pochi giorni, mi verrebbe da dire meglio tardi che mai, comunque anche qua bene perché adesso tutto il tratto è fruibile in sicurezza.
E il bene lo abbiamo raccontato, adesso c’è da passare al “non benissimo” e qua ci sono diverse criticità da segnalare e che andranno affrontate quanto prima se si vorrà portare a termine quest’opera e fare in modo che cittadini e turisti possano usufruirne nella sua completezza. A Corsalone ancora c’è una situazione interlocutoria, come l’anno scorso, sul guado del torrente omonimo: una rete impedisce parzialmente il passaggio, un “foglio” intestato dell’Unione dei Comuni comunica che il tratto è interrotto temporaneamente “Causa innalzamento del fiume Arno” e porta data 14/03/2025, ora l’Arno non mi pare così alto, forse sarebbe il caso di toglierlo oppure giustamente si lascia la per la prossima piena, non si sa mai.
Un altro cartello intima un divieto di accesso ad una proprietà privata esattamente come un anno fa, insomma non si capisce se i termini dell’ordinanza siano scaduti, non si capisce se il cartello lo hanno messo i privati in maniera arbitraria oppure è lecito: semplicemente non si capisce, quindi nel dubbio ci sarà chi li prenderà sul serio e farà dietro front oppure chi se ne infischierà e proseguirà ugualmente evitandosi un giro tutt’altro che agevole in mezzo al traffico di una SR71 sempre più congestionata e che trabocca di semafori e cantieri che, da alcuni anni, sembra siano la produzione primaria della nostra terra al posto di grano, castagne e funghi.
A Pratovecchio ormai consolidata c’è ancora quella situazione che io ritengo una presa per i fondelli: “bici a mano” in una ciclopedonale, d’altronde in realtà è un marciapiede al quale hanno cambiato nome, nulla più e dovendolo condividere con i pedoni e le auto che hanno la necessità di uscire dai passi carrabili, l’unica soluzione sensata, anche se anacronistica è quella adottata. Speriamo che in futuro possa essere trovata una via alternativa, magari passando dall’altro lato della strada dove non ci sono moltissimi passi carrabili e l’interferenza tra bici ed auto sarebbe di molto contenuta.

Consentitemi un altro paio di considerazioni. La Ciclopedonale dell’Arno potrebbe essere senza dubbio motivo di una notevole spinta turistica per il Casentino e, in generale, per tutti i territori interessati, inoltre si tratta di un’infrastruttura potenzialmente in grado di agevolare moltissimo lo svolgimento di attività fisica “dolce” da parte degli abitanti dei territori attraversati. Le attuali criticità impediscono però di poterla sfruttare a pieno, i tempi lunghi previsti per il completamento (adesso si parla del 2027) fanno sì che, mentre da una parte si sta costruendo, dall’altra inizino le prime importanti manutenzioni che, per forza di cose, vanno ad interrompere un percorso già di per sé abbastanza frammentato.
Consideriamo poi che molti tratti della Ciclopedonale coincidono con strade secondarie pur sempre percorse da auto e che i tratti cittadini, per forza di cose, sfruttano le ciclabili ricavate sui lungarni che non è proprio come pedalare nelle foreste casentinesi.
Per curiosità sono andato indietro nel tempo a vedere quanto ci è voluto nel passato per costruire opere importanti, ebbene seppur non paragonabile né per livelli di investimento né per lunghezza delle tratte e neppure per le complicazioni costruttive, la tanto vituperata A1, autostrada del sole, ha richiesto dal momento della posa della prima pietra “solo” 8 anni, completata con due mesi di anticipo sulle previsioni; noi siamo a quasi 20 anni e ancora non si vede la fine. Questo un po’ mi sgomenta, quegli uomini non avevano i PC, non avevano il CAD, non avevano internet, non avevano i macchinari mastodontici di cui disponiamo oggi, non avevano altro che pale, picconi e qualche bulldozer; però l’hanno costruita, e pure benino visto che è ancora là.
Insomma, usciamo decisamente sconfitti dal confronto con le generazioni che ci hanno preceduto, non ci resta che sperare in quelle a venire, d’altronde come si dice? La speranza è l’ultima a morire.
(da CASENTINO2000 nr. 381 di agosto in edicola dal 31 luglio)


