di Melissa Frulloni – Dopo un anno esatto dal nostro ultimo incontro (la sua “versione #2” l’avevamo pubblicata nel numero di Agosto 2018 di CASENTINO2000), Marino Franceschi è tornato a farci visita in redazione. Nello scorso articolo, pubblicato anche quello a circa un anno dal primo, nel quale ci aveva raccontato tutta l’intricata vicenda sulla ex cementeria Sacci (una storia lunga 25 anni!), ci aveva illustrato le sue perplessità sulla realizzazione della futura variante del Corsalone, quella per intenderci che dovrebbe buttare già la Sacci e permettere di superare il pericoloso incrocio del Pollino.
Ci aveva mostrato un progetto alternativo, di cui sottolineava soprattutto i vantaggi economici. Infatti, secondo il suo disegno per il superamento dell’incrocio del Pollino i costi stimabili complessivi sarebbero di 53.000 euro, mentre nel progetto iniziale si parla di 2.556.000 euro. Ricordiamo infatti a tutti i nostri lettori che per modificare questa piccola porzione della SR71, con un nuovo rattoppo, si spenderanno circa 20 milioni di euro (per un totale di quasi 3 km di strada), circa 6 milioni e 800 mila euro per ogni singolo km… Già nel precedente articolo, dopo la chiacchierata con Marino, avevamo suggerito ai nostri politici di ascoltare più pareri e soprattutto far bene i conti, dato che parliamo dei nostri soldi! Ma ovviamente nulla è successo, nessuno ha cambiato idea o ha preso in considerazione la proposta di Marino, anzi il signor Franceschi è tornato in redazione proprio per spiegarci come si stanno evolvendo le cose e soprattutto per confermare che i tempi di realizzazione della nuova variante saranno molto, ma molto più lunghi del previsto, visto che si profilano nuove cause all’orizzonte…
L’altro motivo che ha spinto Marino ad incontrarci di nuovo, è per parlare di una sentenza di assoluzione che lo riguarda.
La sentenza di cui parliamo risale al 21/12/2018. Marino, come si legge nel documento, è stato assolto perché il fatto non sussiste, sia in primo grado che in appello e la sentenza ha stabilito “la restituzione di quanto eventualmente ancora in sequestro all’avente diritto”.
L’accusa nei confronti del signor Franceschi era legata alla realizzazione di un parcheggio sito in Subbiano, a Castelnuovo, dove “depositavano in modo incontrollato rifiuti speciali non pericolosi (rifiuti misti da demolizione) senza la prescritta autorizzazione”, come si legge nella sentenza.
In relazione a questa vicenda Marino era stato raggiunto anche da un provvedimento che gli imponeva di pagare una multa relativa all’errata macinazione dei detriti derivanti dalla demolizione di una parte della ex Sacci, con cui Marino aveva realizzato la base del suddetto parcheggio.
Su questo aspetto, invece, si è espresso il Tar che, come da sentenza “annulla il provvedimento comunale impugnato”.
Questa vicenda che si è chiusa recentemente risale a molti anni fa; Marino ce ne aveva parlato durante il nostro primo incontro, quando ci raccontò tutta la storia dell’ex cementificio.
“Il Comune di Subbiano mi chiedeva di fare un lavoro, un’area di sosta ad uso pubblico nella mia proprietà al Castello di Castelnuovo. Nel frattempo alla Sacci qualcosa si era sbloccato e la parte dell’ex cementifico che si trovava nel Comune di Chiusi era stata demolita. Avevo questi cumuli e un’area di sosta da realizzare come richiestomi, così la cosa migliore era portarli a Subbiano e usarli come fondo per l’area. Volevo creare uno spazio importante che avrebbe abbellito il Castello e il territorio comunale. Ma niente, anche su questo mi hanno voluto ostacolare…
Appena la parte della Sacci nel comune di Chiusi fu demolita, l’Arpat mi disse che tutti quei detriti li avrei dovuti macinare, indicandomi anche la ditta che avrebbe fatto il lavoro, perché le macerie di quelle dimensioni erano da considerarsi pericolose. Faccio esattamente quello che l’Arpat mi dice e dopo il loro benestare carico i detriti sul camion e li porto a Subbiano. Fatta la massicciata di tutta l’area, ancora l’Arpat mi dice che non va bene e che il materiale che ho trasportato è da considerarsi come “rifiuti speciali non pericolosi (rifiuti misti da demolizione).” Così mi sequestrarono l’area di sosta… Ma se la Provincia, nel 2013 aveva dichiarato che non era necessario bonificare l’area della Sacci come è possibile che il materiale da lì spostato, caricato in un camion e portato a Subbiano, sia diventato improvvisamente “rifiuto speciale”?”
Così ci aveva illustrato il fatto Marino che oggi, dopo anni, vede risolta una piccola parte dell’intricata vicenda della Sacci.
Non solo… Ai vecchi problemi, discussioni, cause, adesso se ne stanno per aggiungere di nuove, legate alla realizzazione della futura variante del Corsalone.
Marino ci spiega. «Per quanto riguarda la variante del Corsalone e la relativa demolizione della Sacci, l’Arpat mi ha comunicato che devo assolutamente buttare giù una parte dell’ex cementificio perché pericolosa. La parte in questione è quella in cui dovrà passare la nuova e futura viabilità. L’Arpat ha inviato questa disposizione al Comune di Bibbiena e il Comune di Bibbiena mi intima di fare ciò che ha indicato l’Arpat; non farlo equivale ad andare incontro ad una causa penale. Il problema quale è? Prima di tutto non è possibile demolire una sola parte della Sacci. Iniziare la demolizione e lasciarla a metà significa lasciare in piedi una struttura precaria; anche il più stupido degli stupidi capirebbe che è una pazzia, una cosa impensabile!
Seconda cosa, quello che mi offrono per procedere alla demolizione non è un accordo, ma una presa in giro! 3 euro al mq e io nel Comune di Bibbiena possiedo 110 mila mq dell’ex cementificio. Come sapete l’abitazione collocata vicino all’incrocio del Pollino dovrà essere demolita per far spazio alla nuova viabilità. Ai proprietari verranno dati 500 euro al mq; perché invece a me così poco? Perché tutta questa differenza? A mio avviso è palese che non si voglia trovare una soluzione a questo problema e che non mi si voglia riconoscere ciò che è giusto…
Ho anche partecipato ad alcuni incontri in Regione, a Firenze, per riuscire a venirne a capo. A uno di questi incontri era anche presente Vincenzo Ceccarelli, ma non ci siamo trovati molto d’accordo… Dopo questi incontri i giornali hanno titolato: “Trovato accordo con la proprietà… Trovato accordo con Marino Franceschi…” E ovviamente non è assolutamente vero, anzi!
Se le cose stanno così e i vari enti non hanno intenzione di propormi un accordo più serio, un accordo che sia degno di questo nome, sono pronto ad intentare una causa che, ovviamente, allungherebbe i tempi di realizzazione della variante. Non credete a chi dice che sto chiedendo 6 milioni di euro per la demolizione della Sacci… Non è vero, io chiedo solo ciò che è giusto, che non ha assolutamente a che fare con una cifra di questo genere.
Poi, oltre al danno la beffa, visto che, quando inizieranno i lavori per la nuova variante, nel lato del Comune di Bibbiena non potrò costruire nulla perché la mia proprietà sarà interamente attraversata dalla strada, mentre nella parte di Chiusi della Verna, ci sarà il deposito dei materiali del cantiere, quindi anche lì, finché la strada non sarà ultimata e il cantiere dismesso, avrò le mani legate.
Inoltre dall’Arpat mi hanno comunicato che non potremo riutilizzare il materiale derivante dalla demolizione della Sacci. La normativa però dice il contrario… Il 30% del nuovo manufatto, quindi in pratica della variante, deve essere fatto con gli scarti di quello vecchio.
E anche su questo, visto, che i detriti dovrebbero essere venduti alla ditta che si occuperà dei lavori della nuova viabilità, si può trovare un accordo che sia vantaggioso per entrambi.
Invece, come ripeto, non c’è nessuna volontà di trovare un punto in comune… Io sono disponibile, come lo sono sempre stato e non ci vorrebbe neppure tanto, basterebbe sedersi ad un tavolo, con serietà e volontà per risolvere tutti i problemi.»
Anche in questa ulteriore vicenda legata alla Sacci e a Marino, gli enti e la politica hanno dimostrato di essere sordi e ciechi davanti alle numerose richieste di un importante imprenditore casentinese che lotta da anni e anni per vedere risolta questa vicenda.
Se sulla “questione Sacci” si potesse scrivere definitivamente la parola fine, questo sarebbe un bene e un grande vantaggio non solo per il signor Franceschi, ma soprattutto per il nostro Casentino.
Cari politici, care istituzioni, non è il caso di ripensarci?

(tratto da CASENTINO2000 | n. 309 | Agosto 2019)