di Mauro Meschini – Facciamo un punto sul “carrozzone”, che in pochi mesi di vita ha già sollecitato più di un allarme, molti dubbi e perplessità.  Allora non siamo solo noi a dire che i conti non tornano… Ci eravamo azzardati a dire, solo un mese fa: “… i numeri non ci sono per proseguire, e per continuare su questa strada si dovrà andare, se non lo si è già fatto, con il cappello in mano a chiedere ai comuni di Bibbiena e Pratovecchio di entrare nell’unione, perché solo con la loro presenza si potrà garantire un equilibrio minimo nel bilancio economico dell’ente”. Senza naturalmente che nessuno sentisse il bisogno di dare risposte o precisazioni a questa nostra affermazione, ma in fondo a Ponte a Poppi non leggono questo giornale, hanno i loro organi di stampa, al massimo possono dare qualche sbirciatina distratta… Comunque, sempre nelle scorse settimane, un documento delle segreterie provinciali dei sindacati Fai-Flai-Uila ha riportato affermazioni che, al confronto, le nostre sono noccioline: “Dal 1 gennaio 2012 è avvenuta, sia in Casentino che in Valtiberina Toscana, la trasformazione delle “vecchie” Comunità Montane in Unioni Volontarie dei Comuni.

Questo trasformazione, con il conseguente trasferimento delle deleghe regionali ai nuovi Enti, sta rischiando di destabilizzare una funzione, quella forestale, essenziale per i nostri territori. Le Unioni dei Comuni, infatti, stanno dimostrando la loro attuale inadeguatezza a svolgere al meglio le attività rientranti nella delega regionale in materia di forestazione. Attività efficaci solo se rispondono a logiche di sistema e non a opportunismi, campanilismi e a condizionamenti locali. Inadeguatezza palesemente dimostrata nei tavoli di trattativa per la contrattazione del salario variabile accessorio dove l’atteggiamento eccessivamente attendista degli Enti rischia di compromettere i diritti e le retribuzioni degli addetti forestali.

Fai-Flai-Uila di Arezzo denunciano, altresì, il pericolo di un progressivo abbandono delle foreste del Casentino e della Valtiberina Toscana, in quanto gli operai forestali delle Unioni Volontarie sono sempre più utilizzati, in un periodo di scarsità di risorse per i Comuni come l’attuale, in operazioni rientranti nella gestione diretta delle singole amministrazioni municipali anziché nei compiti e nelle mansioni più propriamente legate al demanio. A tal proposito, Fai-Flai-Uila ricordano la particolare rilevanza, nel periodo estivo, del servizio di repressione degli incendi svolto dagli stessi operai forestali: le operazioni di pattugliamento, di avvistamento e di spegnimento sono essenziali per la sicurezza delle popolazioni del Casentino e della Valtiberina Toscana!!! Fai-Flai-Uila di Arezzo auspicano la riapertura immediata di un confronto, in merito ai temi esposti, con l’Unione dei Comuni Montani del Casentino e con l’Unione Montana della Valtiberina Toscana, in mancanza del quale verranno valutate ulteriori iniziative di carattere sindacale”.

Ecco perché erano così importanti le deleghe regionali sulle foreste. Ricordate come sono state cavalcate in occasione della campagna referendaria di maggio: «Con il Comune Unico il Casentino perderebbe le deleghe su foreste e bonifica», ripetevano come un disco rotto, dicendo tra l’altro il falso perché comunque la Regione le avrebbe affidate a enti della vallata, il problema è quale sarebbe stata l’organizzazione più appropriata per la loro gestione. Ed evidentemente, come adesso si scopre con il carrozzone le cose non stanno andando troppo bene, e se lo dicono anche i sindacati sempre molto attenti a pesare le parole quando si tratta di avanzare critiche e fare vertenze nei confronti di soggetti istituzionali… Ma oltre all’aspetto dell’efficacia e della reale capacità di gestire al meglio un compito fondamentale per il Casentino come la tutela del patrimonio forestale, si ripropone, in questo documento dei sindacati, un problema, o meglio una prassi, che, leggendo la lettera di Simone Borchi, pubblicata in questo giornale, ci rendiamo conto viene da lontano. Infatti così come si utilizzano sempre più gli operai forestali in operazioni rientranti nella gestione diretta delle singole amministrazioni municipali anziché nei compiti e nelle mansioni più propriamente legate al demanio; così, già ai tempi della comunità montana, i finanziamenti destinati al patrimonio forestale venivano utilizzati per coprire costi che niente avevano, e hanno a che vedere, con le deleghe regionali.

Ora è chiaro che tutto questo quando si è testardamente voluto sostituire con il carrozzone, unione dei comuni, il baraccone, comunità montana, si sapeva, o almeno lo sapevano i registi di questa brillante operazione, gli stessi che con lo slogan “padroni a casa nostra” hanno chiaramente cercato di garantire non la difesa dei “campanili”, ma la possibilità di continuare a gestire, a modo loro, risorse pubbliche. Appare infatti evidente che l’unione dei comuni è assolutamente inadeguata a svolgere il ruolo per la quale, apparentemente, si è voluta. Come dicevamo all’inizio i conti non tornano e i numeri non ci sono, la sovrastruttura che si è posto sulle spalle dei piccoli comuni del Casentino è troppo ingombrante e, le stesse realtà comunali, con le nuove norme sulla composizione dei consigli comunali, saranno sempre meno rappresentate e in grado di fare fronte ai compiti che loro spettano. In una situazione di questo genere i comuni non saranno più liberi di scegliere di associare i servizi, ma li dovranno subire senza, tra l’altro, avere la forza necessaria per controllare e verificare il livello della qualità che viene offerta.

Davvero un bel risultato, quello che purtroppo era scontato, che si sapeva si sarebbe verificato ma che si è voluto nascondere e non spiegare ai cittadini.  Ma in una situazione del genere cosa potrebbero inventare per tappare qualche falla. Più o meno quello che avevamo previsto anche noi: cercare di far arrivare risorse da chi il carrozzone non lo ha accettato:  cioè da Bibbiena e Pratovecchio. Avrete modo di scoprire nella pagina del Badalischio quali complicati calcoli sono stati previsti per far pagare a Pratovecchio un costo maggiore per la realizzazione della pista ciclabile sull’Arno, prendendo in considerazione non il numero degli abitanti per comune, ma l’importo dei lavori che interessano i singoli territori. Mentre, in un’intervista esclusiva al nostro giornale, il sindaco Bernardini ci spiega come l’uscita, due anni fa, dalla gestione associata del sociale sia stata una decisione giusta e motivata visto quello che si vorrebbe adesso Bibbiena pagasse per i centri disabili, unico servizio che ancora tutti i comuni condividono.

Infatti due anni fa fu deciso che per calcolare l’importo a carico di ogni singolo comune si sarebbe prima diviso il costo totale per il numero di utenti, e poi moltiplicato il risultato per gli utenti di ogni comune. Così Bibbiena, con 8 utenti e un costo per ognuno di euro 20.000, ha speso nel 2010 e nel 2011 euro 160.000. Ma adesso ecco l’idea: socializziamo il costo perché Bibbiena è più grande e così si potrebbe ridurre il costo per abitanti degli altri comuni. Non c’è che dire, un’ideona, in questo modo si vorrebbe tornare a vivere sulle spalle di Bibbiena, quando, come dice giustamente Bernardini: «Ricordiamoci che durante la campagna che è stata fatta contro il sì al referendum, hanno detto di non voler essere sudditi di Bibbiena, di voler essere padroni a casa loro. Poi però, dopo, si viene a chiedere aiuto a noi per abbassare i costi degli altri comuni…».

I grilli dell’unione hanno voluto cantare, o meglio sbraitare, prima del referendum, e già adesso dovrebbero riflettere su quello che hanno fatto perché hanno posto le premesse per compromettere seriamente la possibilità di garantire un sistema di servizi adeguato nella vallata. E questo non solo per ragioni economiche, ma anche perché, fin dall’inizio, la costruzione del carrozzone è stato un fatto privato, riservato ad una cerchia ristretta di amministratori che, ancora una volta, pensavano, come qualcun altro che prima aveva un ruolo di prestigio a Roma, che avendo avuto “l’investitura del popolo” avevano il diritto di fare tutto ciò che credevano. Così il percorso che ha portato, il 1° gennaio 2012, la sostituzione della “comunità montana” con la “comunità montana con un nome diverso” più che a un percorso democratico è risultato assomigliare più a un Conclave, durante il quale le fumate (tutte bianche) sono state sostituite dalle veline ossequiosamente pubblicate sulla stampa e sull’organo ufficiale.

Il risultato è un non si sa bene che cosa in cui, al di là della calma apparente, cominciano a serpeggiare sempre più malumori visto che, finalmente, anche chi, per lavoro, si trova a frequentare gli uffici di Ponte a Poppi si accorge che i nemici e i problemi non venivano da fuori, dai cattivi e da chi si accusava di avere pregiudizi contro quello che si stava decidendo. I pericoli e i problemi maggiori erano, e sono, dentro quelle stanze e negli uffici dove un gruppo di politici al capolinea, e che tra due anni lasceranno più o meno tutti i loro posti, sta assumendo decisioni discutibili e sbagliate. Eravamo stati noi a raccontare e criticare le prime decisioni organizzative prese a gennaio dalla giunta del carrozzone. Adesso, come avete potuto leggere nelle pagine delle lettere, anche 50 dipendenti dell’unione dei comuni hanno sentito il bisogno di esplicitare il loro disagio e la loro insofferenza verso un modo di amministrare ormai intollerabile e hanno ritenuto “imprudente l’adozione di qualsiasi altro provvedimento, vista la scelta estremamente delicata, che potrebbe pregiudicare le prospettive umane e professionali di uno dei più importanti settori di questo Ente”.

Tra l’altro siamo ancora in attesa delle decisioni che prenderà la Corte dei Conti, dopo la richiesta formale di chiarimenti sempre legati alla vicenda delle nomine e degli incarichi decisi dal carrozzone.  A questo proposito dobbiamo registrare una nuova interrogazione in Regione promossa dai consiglieri Stefano Mugnai e Paolo Ammirati. In questo testo, proprio partendo da quanto risposto dal presidente dell’unione Luca Santini, si avanza la possibilità che la stessa Regione Toscana possa essere coinvolta nell’istruttoria aperta nei confronti dell’unione dei comuni del Casentino. Ma quanti danni dovranno ancora fare per esser scaricati anche dai loro “compagni”? (anche se per chi ci crede davvero compagni, non è certo la parola più appropriata da usare!).

Siamo in estate e i grilli possono ancora pensare che sia il tempo adatto per continuare a cantare e raccontare novelle, il problema è che il tempo passa in fretta, l’inverno presto tornerà e tutte le previsioni ci dicono che potrebbe essere molto più duro. Inoltre, e soprattutto, dovrebbero ricordare che, nel loro piccolo, anche le formiche s’incazzano!