Una riflessione a mente fredda dopo la recente “conferenza” tenutasi a Bibbiena in cui l’Assessore alla Sanità regionale, ha ricostruito le tappe precedenti la riforma sanitaria ed il “senso” della nuova legge di riorganizzazione.
Andiamo per ordine. Prendiamo per buono che la Sanità ha dovuto fare i conti con una politica di tagli più di altri comparti nei trasferimenti Stato-Regioni, un cenno alla politica degli aumenti fiscali inaugurata dall’ultimo governo Berlusconi (ovviamente) non poteva mancare trattandosi di comizio elettorale, però voglio seguire la logica dell’analisi dell’Assessore Marroni con lucidità senza scadere in facile bagarre, per trarre una conclusione.
Con i tempi di vacche magre sarebbe nato il virtuosismo della nostra Regione in materia sanitaria. Lasciare tutto così com’era tra un declino inevitabile e una scelta di riorganizzazione e di sburocratizzazione della struttura si è scelto la seconda. Apro e chiudo parentesi: Sindaci dei Comuni del Casentino, avete sentito, perché non prendete spunto da queste parole a cui avete applaudito per fondervi l’uno con l’altro una volta per tutte!!??
Che senso avrebbe avuto tenere con le unghie e con i denti ogni posto letto precedentemente conquistato, quando per mantenere quel posto letto, o peggio un Ospedale polveroso, in tempi di ristrettezze economiche non vi sarebbero state le risorse o i margini per campare? Fin qui il ragionamento potrebbe essere pienamente condivisibile solo se non parlassimo di Sanità, di Servizio Sanitario Nazionale, di salute. E quindi il ragionamento dell’Assessore è condivisibile solo in parte. Che Sanità vogliamo allora? Al netto delle tasse che mediamente i cittadini pagano, certamente non ci meritiamo Ospedali polverosi o file di attesa indegne, ma nel sentir parlare di cura della cronicità, di case della salute, di case del parto, di cure a domicilio, un brivido mi corre lungo la schiena se penso in particolare ad aree tipicamente montane come le nostre. Perché? Il discorso è molto semplice. Abbiamo avuto ieri sicuramente rassicurazione sul fatto che l’Ospedale del Casentino non chiuderà (almeno per i prossimi 15 anni!). Ma questo Ospedale che avrebbe potuto rappresentare un’eccellenza per essere strategico nella sua posizione, praticamente nuovo in quanto recentemente ampliato, migliorato negli strumenti di lavoro e moderno, cosa farà nei mesi prossimi a venire? Per inciso quanto si è investito fino in epoca recente sul nostro Ospedale è domanda che faccio al CREST. Ma voglio ora essere (solo per un attimo) più liberista dell’Assessore ponendomi “marzullianamente” una domanda per arrivare alle conclusioni. Se io utente del SST posso scegliere tra un Ospedale che ha tra le sue eccellenze le migliori risorse umane e finanziarie ed un Ospedale aperto (non si sa ancora bene a fare cosa) ma certamente non polveroso, e lasciando da parte le Cliniche private, come applicherò la legge della domanda all’offerta? Ovviamente al primo! Già oggi molte gestanti Casentinesi per esempio preferiscono partorire ad Arezzo e non a Bibbiena, capovolgendo una tendenza che fino a poco tempo fa vedeva proprio Bibbiena essere preferita ad Arezzo. Cosa significa questo? Che l’Ospedale di Bibbiena sta già di fatto chiudendo, poiché tra un Ospedale con i lucchetti alle porte ed uno aperto e pulito con pochi servizi, per la legge del mercato in regime di concorrenza non c’è differenza. E di questo mi pare evidente, per una volta, non si può incolpare Berlusconi, che per di più in Toscana non ha mai riscosso grandi successi.
Qui, e concludo, sta la responsabilità politica della scelta assunta: aver accentrato su tre poli la sanità che conta (Firenze, Siena, Pisa) a discapito di una marginalità territoriale che avrebbe certamente meritato il titolo di eccellenza ed il diritto ad essere riconosciuta come tale in ossequio al senso stesso del Servizio Sanitario Nazionale che tutto il mondo ci invidia: ossia di servizio equo, efficiente ed accessibile a tutti. Mi spiace, ma il merito di questo fallimento tocca anche la responsabilità dei Sindaci, che non hanno saputo, o voluto, essere incisivi nei tavoli che contano a tempo debito.
Questa è quindi l’offerta politica in tema di sanità targata PD; e come già detto dal ragionamento sono state omesse le cliniche private.
In alternativa è intanto già sul tavolo una proposta referendaria abrogativa della recente legge che ha sposato la spinta accentratrice esposta ed anche quei Sindaci sono invitati caldamente ad aderirvi.
Casentinesi, sta a noi adesso scegliere da che parte stare.
Ricordandovi che le recenti elezioni regionali verteranno nell’individuare coloro che di questo tema dovranno trattare, l’appello è ad essere vigili perché in questo momento storico non possiamo essere più come foglie secche trasportate dal vento, ma vitali nel determinare le scelte che condizioneranno inevitabilmente i nostri comportamenti.
Buon Primo Maggio… con il pensiero rivolto in particolare a chi il lavoro non ce l’ha!!

Enrico Lettig
LISTA CIVICA POPPI LIBERA