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mercoledì, 17 Luglio 2024

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Pratomagno, la montagna di tutti!

di Mauro Meschini – Avevamo incontrato l’eterogeneo movimento che si oppone all’asfaltatura della strada del crinale del Pratomagno in occasione dell’assemblea che si è svolta a Poppi il 17 febbraio. Nei mesi che sono seguiti altre importanti iniziative sono state organizzate: un’altra assemblea a Loro Ciuffenna, due sit-in a Castel San Niccolò e Reggello, una manifestazione direttamente sulla strada del crinale lo scorso sabato 11 maggio.

Ogni occasione è servita per riproporre le ragioni di questa mobilitazione che continua a crescere, riuscendo a raggiungere molti cittadini fino ad oggi poco o per niente informati sulla vicenda. Per cercare di fare il punto su questo fecondo e partecipato percorso abbiamo contattato Gianluca Passaro, di Casentino Antifascista, una delle tante anime del Comitato Pratomagno Senza Asfalto.

Cosa è accaduto dopo l’assemblea di Poppi di cui abbiamo parlato in un recente articolo, ci sono state ulteriori decisioni o prese di posizione? «Dopo l’assemblea di Poppi il movimento ha organizzato un altro momento di incontro a Loro Ciuffenna. Questa iniziativa è stata ancora più partecipata. È chiaro che eravamo lì per esprimere una posizione definita e illustrare le nostre ragioni, non ci sostituiamo alle istituzioni che avrebbero dovuto (e dovrebbero, per legge) promuovere un confronto popolare. Ad ogni modo le persone presenti anche lì hanno manifestato grande sostegno alla nostra opposizione al progetto. Qualcuno ha addirittura avanzato proposte più radicali: chiudere la strada, come era una volta, al passaggio delle auto. Rappresentiamo un gran pezzo di territorio, lo abbiamo constatato, e siamo sicuri che anche coloro finora rimasti più silenti si mobiliterebbero se venisse restituito il significato della sovranità popolare. E se potessimo continuare a spiegare perché secondo noi l’asfaltatura della strada del Pratomagno è proprio il contrario del progresso e del benessere delle persone… Dopo Loro Ciuffenna abbiamo continuato ad incontrarci, abbiamo fatto un sit-in sotto il Comune di Castel San Niccolò, a Strada, ed uno a Reggello, in vista della manifestazione di sabato 11 maggio. Una manifestazione, proprio sulla strada di crinale del Pratomagno, bellissima, sono momenti che rimangono impressi per sempre… un diverso sentire ed una diversa organizzazione di vita… In coordinamento peraltro con altre mobilitazioni che si stanno opponendo in Toscana contro altri progetti scellerati, nelle Apuane, nella Valle del Serchio, nella Montagna Pistoiese, nel Mugello. È un disegno complessivo contro cui ci opponiamo, frutto di un’ideologia economica e interessi distruttivi».

A parte il sindaco di Montemignaio, unico amministratore presente all’incontro di Poppi, ci sono stati, anche in passato, interventi o interesse da parte degli altri sindaci del Casentino? «Sembra che la questione non riguardi il Casentino tutto, ma solo i Comuni coinvolti nel progetto (Castel San Niccolò, Montemignaio e, per il lato valdarnese, Loro Ciuffenna). Non è per niente così, è evidente. Quelli sono solo i Comuni competenti secondo suddivisione amministrativa, ma il Pratomagno è un patrimonio di tutti, nemmeno solo provinciale. È un sito di conservazione europeo ed internazionale. Come può rimanere una questione decisa da 3 sindaci ed un ex assessore regionale, ossia Vincenzo Ceccarelli? Perché poi è notorio che la decisione provenga da lì. All’assemblea a Poppi partecipò Roberto Pertichini, sindaco di Montemignaio. Abbiamo apprezzato molto la sua presenza, anche se non era venuto per ascoltare, capire, ma per difendere la sua posizione. Venne a titolo personale anche l’attuale assessore di Bibbiena che, tra le altre cose, è anche assessore all’ambiente. Già che venne a titolo personale è discutibile. Nonostante le dichiarate buone intenzioni ed un certo tenue sostegno alla protesta, finì comunque per disconoscere il valore politico del percorso che stiamo facendo, riconoscendo rilevanza solo alle forme di gestione amministrativa del potere. Del resto non è semplice, e crediamo impossibile, voler appoggiare la nostra protesta e allo stesso tempo aumentare il consumo di suolo a valle, concedendo spazi per nuovi supermercati o estendendo la rete viaria a più non posso, quando la domenica non è più possibile raggiungere Arezzo in treno! A Loro Ciuffenna era presente il Sindaco, Moreno Botti, ed anche l’ex Sindaco, con noi particolarmente agguerrito e molto legato, per sua stessa ammissione, a Ceccarelli ed alla giunta Giani. Botti si è mostrato persona ragionevole e dialogante, ma se, da un lato, quando ancora non era montata la protesta, ha proceduto nottetempo all’asfaltatura di un tratto di strada di sua competenza, dall’altro lato ha anche mostrato una certa debolezza nel non potersi realmente smarcare dalle decisioni regionali della sua parte politica, principalmente il PD. Con la Regione non abbiamo mai avuto interlocuzioni. Il Sindaco di Castel San Niccolò, Antonio Fani, ha invece avuto contatti con qualcuno del movimento nelle primissime fasi, mostrandosi quello più favorevole all’asfaltatura, apertamente e anche in modo alquanto sprezzante. Poi non si è più visto né fatto sentire, se non attraverso le carte degli uffici tecnici nel tentativo di accelerare la realizzazione dell’opera, contemporaneamente ignorando per mesi le richieste di visione degli atti».

Quali le prossime tappe della mobilitazione? «Noi cerchiamo il dato politico, quello ci interessa, perché non possiamo fare affidamento sulla diligenza e la buona fede del singolo tecnico in Regione o (magari!) in Comune, che dica “ora basta mi oppongo a questo schifo, non posso firmare”. Pochi giorni fa proprio l’Ufficio Tecnico della Regione ha respinto lo studio di incidenza fatta dal Comune di Castel San Niccolò in termini di impatto ambientale dell’asfaltatura, dicendo che è troppo impattante sui siti protetti. Ribadiamo: la strada passa attraverso e costeggia due zone di conservazione importantissime a livello europeo e internazionale, Natura2000. Abbiamo scoperto la risposta degli uffici regionali tramite due accessi agli atti che abbiamo fatto sia dal Valdarno (con il coinvolgimento di una legale) che in Casentino. Per noi è una grande vittoria, ma non è definitiva. Il Comune potrebbe fare ricorso o presentare un nuovo studio di incidenza più approfondito (valutazione aggravata), con la quale spiegare perché non esistono soluzioni alternative, come verrebbe limitato l’impatto e magari quali misure compensative dare per il danno provocato. Noi non vogliamo compensazioni. Non esiste prezzo per beni essenziali come questo, per la vita stessa che nutre questi luoghi e che ne deriva. La mobilitazione quindi certamente continua, non ha un termine. L’obiettivo è oggi di evitare l’asfaltatura, perché sarebbe un danno irrimediabile ed un grave oltraggio a tutti noi; domani dobbiamo invece valorizzare il percorso fatto per creare un presidio permanente, un’assemblea permanente che possa occuparsi delle nostre montagne, della loro tutela, ma anche della loro vivibilità, in sinergia con la natura».

Si riuscirà a fermare questo progetto e dirottare il milione e più di euro su ben altro… a iniziare da una manutenzione attenta e rispettosa? «Dipende tutto da noi. La sovranità appartiene a noi. La montagna, la natura, non ci appartengono. Punto primo e fondamentale. Ogni nuova opera antropica dovrebbe essere valutata e rivalutata mille volte, per capire quanto davvero ci è necessaria, quanto è essenziale al nostro vivere. Nessun abitante di questi luoghi, liberato dall’ideologia dominante capitalistica e rimasto sensibile, potrebbe davvero appoggiare questo progetto se ne conoscesse l’impatto, anche proprio in termini di futura abitabilità. Con i soldi stanziati potremmo conservare e fare manutenzione della strada per decine d’anni. Punto secondo. Proviamo per un attimo ad utilizzare le logiche classiche, che dovrebbero, dicono, sostenere queste scelte in termini di “progresso”. Dovremmo asfaltare quel tratto di strada per avere più turismo e, quindi, più soldi? Sempre che finiscano redistribuiti, cosa irreale. Ok! E poi? Con quei soldi che ci facciamo? Magari tra 10 anni possiamo finalmente toglierci l’asfalto e goderci quella natura? Sempre che troveremo ancora qualcosa da godere, in termini di animali, piante. Suvvia, siamo seri, dobbiamo dirci la verità e capire quali interessi reali stanno dietro alle scelte.

L’asfaltatura è un’opera fine a sé stessa, che beneficerà pochi, il solito modo di pensare la politica economica, dove l’obiettivo è ricavare denaro per il denaro, attraverso nuova mercificazione e nuova profittabilità. Con l’inevitabile grado di distruzione di beni essenziali, liberi, gratuiti, di tutti che ne consegue. Possiamo e dobbiamo riuscire ad immaginarci ed affermare qualcosa di diverso da questo».

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