di Fiorenzo Rossetti – La biodiversità del Parco delle Foreste Casentinesi è il risultato di una lunga evoluzione naturale che si è progressivamente legata alle vicende storiche dell’uomo. Ci sono luoghi di questo territorio in cui il particolare legame uomo e natura (a differenza di quanto generalmente è avvenuto in altre aree) è stato determinante nel preservare i beni ambientali e naturali dell’intero Parco nazionale; potremo dire una vera e propria fortuna!
È il caso di Camaldoli, una località del Parco dall’elevato valore naturale e spirituale. Il Sacro Eremo e il Monastero rappresentano le due dimensioni (vita eremitica e vita in comunione) dell’ordine monastico camaldolese. La foresta che cinge la millenaria congregazione monastica è l’ambiente ideale per vivere l’esperienza religiosa che richiede solitudine, pace e, come gli alti abeti bianchi insegnano, uno sguardo rivolto al cielo. La conservazione dell’ambiente naturale è da sempre regola tra i monaci di questo territorio, ed è grazie a questa visione che sono giunti a noi queste porzioni dall’elevata biodiversità e di imponenza paesaggistica.
Ora questi luoghi, che vivono il tempo in cui un Parco nazionale opera nella conservazione della natura, offrono anche altri valori e occasioni alle quali dare importanza. Anche grazie alla collocazione geografica e alla consolidata frequentazione ricreativa e turistica, Camaldoli rappresenta il luogo d’incontro tra le comunità di Toscana e di Romagna. “S” aspirate toscane e “s” striscianti romagnole si mescolano nelle spensierate giornate camaldolesi. Qualche vecchia incrostazione per via della rivendicazione di certe prolifiche fungaie, ma nulla di più. Tutti d’accordo sull’eccezionale valore ambientale di questi luoghi; in entrambe le comunità pervade un’affettività verso queste zone che è del tutto simile al valore spirituale che lega i monaci a questi luoghi di preghiera.
Purtroppo, l’Ente Parco non ha avuto negli anni la sensibilità di capire il potenziale di Camaldoli come luogo, tratto di unione, per avvicinare, coinvolgere e unire le comunità dei due versanti appenninici. Non a caso la norma nazionale sui Parchi inserisce tra gli organi politici la Comunità del Parco, che è costituita dai Sindaci dei Comuni, dai Presidenti delle Regioni, dai Presidenti delle Province e dai Presidenti delle Comunità Montane territorialmente interessate. Ma quanto realmente opera questa struttura consultiva dell’Ente Parco delle Foreste Casentinesi nel riuscire a prendere per mano le proprie comunità, renderle trasversalmente coese, unite culturalmente e coinvolgibili nella vita gestionale di un Parco?
Provocatoriamente possiamo affermare che molto di più, indirettamente, hanno fatto in tal senso gli esercizi commerciali presenti e le strutture religiose dedicate all’accoglienza e alla condivisione della vita monastica. È estremamente importante per contribuire alla realizzazione della mission dei Parchi vincere l’isolamento, le spinte indipendentiste e i campanilismi fra fazioni di cittadini che vivono lo stesso territorio da proteggere, ma da prospettive geografiche diverse. Oltre ad attività didattiche, pannelli informativi e sentieri natura, che certamente rendono possibile l’informazione sui valori naturalistici locali, occorrerebbe favorire gli scambi culturali tra le popolazioni toscane e romagnole, proponendo e gestendo una serie di iniziative di coinvolgimento per creare una unica comunità, il più attiva e coesa possibile, che possa condivide gli stessi valori e obiettivi di tutela del territorio.
Creare una comunità transappenninica, grazie a un Parco nazionale (ed un suo luogo) che dà l’occasione di incontro tra le genti divise da una barriera orografica e politica, è un valore aggiunto; un’area naturale protetta come facilitatore per abbattere le barriere culturali e relazionali tra aree geografiche italiane diverse e favorire il senso di unità nazionale.
Unire quindi le persone prima e in seguito incoraggiarle verso le tematiche del Parco, per contribuire alla sua gestione e conservazione, promuovendo un senso di responsabilità condivisa, partecipazione e una maggiore consapevolezza ambientale. Innumerevoli persone mi hanno chiesto nel tempo dove si trovasse il “cuore” del Parco; ad ognuna di queste ho sempre risposto (senza nessun dubbio) che è collocato a Camaldoli!
L’ALTRO PARCO Sguardi oltre il crinale di Fiorenzo Rossetti


