di Melissa Frulloni – Dallo scorso 2 marzo Enrico Desideri è ufficialmente il direttore generale della nuova Asl Toscana Sud Est che comprende anche l’area aretina e quindi il Casentino. Nel neonato distretto, inoltre, è stato incaricato di dirigere la programmazione Valtere Giovannini, nato a Bibbiena nel 1951. Si, avete letto bene; a ricoprire una delle cariche più importanti di tutta l’area Sud Est c’è proprio un casentinese. Verrebbe da dire “meno male!” dato che più e più volte abbiamo gridato a Desideri “ci siamo anche noi casentinesi!”. Che sia la volta buona per il Casentino di avere qualcuno che conta, un super dirigente dalla propria parte? Noi ce lo auguriamo e già su casentino2000.it avevamo inneggiato a Ser Valtere come al nostro unico paladino chiedendogli: “Battiti, or dunque fino all’esilio, per il nostro Ospedale (naturalmente in un Ospedale ci deve essere anche la maternità e quindi anche per quella) … Il nostro è un grido di dolore e una richiesta di aiuto!”

Noi Valtere Giovannini, lo abbiamo raggiunto e abbiamo pensato di chiedere direttamente a lui se ha qualche asso nella manica per ridarci il Punto Nascita e un Ospedale con la O maiuscola, come quello che ci meritiamo.

“Purtroppo non ho nessun coniglio da tirare fuori dal cilindro.” Ci ha spiegato Valtere: “La sentenza per la chiusura del Punto Nascita del Casentino è stata scritta diversi anni fa!”

Che cosa vuol dire? «L’Accordo del 16 dicembre 2010 in Conferenza Unificata Stato-Regioni sul documento concernente “Linee di indirizzo per la promozione ed il miglioramento della qualità, della sicurezza e dell’appropriatezza degli interventi assistenziali nel percorso nascita e per la riduzione del taglio cesareo”, prevedeva, infatti, “di adottare stringenti criteri per la riorganizzazione della rete assistenziale, fissando il numero di almeno 1000 nascite/anno quale parametro standard a cui tendere, nel triennio, per il mantenimento e attivazione dei punti nascita. La possibilità di punti nascita con numerosità inferiore e comunque non al di sotto di 500 parti/anno, potrà essere prevista solo sulla base di motivate valutazioni legate alla specificità dei bisogni reali delle varie aree geografiche interessate.”»

Avete capito? Già nel 2010 il numero delle nascite per anno era stato fissato a 1000 e i punti nascita che contavano una numerosità di 500 parti all’anno potevano rimanere aperti solo “sulla base di motivate valutazioni”. Questa possibilità era valutata comunque per i punti nascita che contassero almeno 500 parti e quindi per i suoi numeri il Casentino veniva già tagliato fuori. La decisione di chiudere il nostro Punto Nascita era perciò già stata presa 6 anni fa!

«Il Punto Nascita del Casentino, pur registrando un tasso di fidelizzazione tra i più alti d’Italia per punti nascita di pari categoria, ha raggiunto, negli ultimi anni, una numerosità di nascite per anno poco oltre i 350 parti, numero in diminuzione significativa negli anni più recenti.

Il cuore della questione, a mio parere, riguarda la gravidanza e il parto che possono divenire patologici in pochi istanti, sia per la madre che per il feto o per tutti e due. Quindi consegue la necessità di prevedere ed organizzare per la sicurezza di ciascun evento nascita un contesto ospedaliero e una disponibilità quotidiana H24 di competenze sanitarie, specialistiche e professionali; un’organizzazione che per costi e mantenimento non è sostenibile nei punti nascita a bassa numerosità, come quello casentinese.

C’è da dire comunque che questo modello fortemente medicalizzato del percorso nascita ha prodotto un impoverimento della cultura ostetrica; dovremmo, invece, chiederci se non è possibile ridurre il range della imprevedibilità del rischio nascita (quanto è stata finanziata la ricerca in questo settore?). La difficoltà che registriamo nel contenere, anche nelle migliori espressioni ospedaliere con oltre 1000 nati, il ricorso al cesareo, pare confermare la ragionevolezza del mio pensiero. Nelle sale parto dei punti nascita ospedalieri dovrebbero partorire le mamme e nascere i bimbi più sfortunati, per probabile, o certa malattia. Non si dovrebbe né nascere né morire in ospedale… Questa è la vera sfida!»

Valtere quindi sembra suggerire delle soluzioni alternative al parto in ospedale che vanno dal parto in casa, pratica sempre più scelta dalle future mamme, a dei veri e propri centri nascita detti freestanding e alongside. Il primo centro è gestito esclusivamente da ostetriche; dispone di ambulanza per un eventuale trasferimento in ospedale in caso di complicazioni. Il secondo, invece, si colloca all’interno di una struttura ospedaliera, generalmente accanto alla sala parto; è comunque sempre gestito da sole ostetriche, però in caso di complicanze, la mamma è facilmente trasferibile nella sala parto adiacente.

«Pochi mesi fa sono state aggiornate le linee guida del National Institute for Health and Care Excellence (NICE) dove si legge: “La maggior parte delle donne che partoriscono sono sane, hanno una gravidanza fisiologica, vanno incontro a travaglio spontaneo e danno alla luce un neonato dopo la 37a settimana di gestazione. Nelle maggior parte di queste donne con gravidanza a basso rischio non ci sono evidenze di benefici materni e neonatali per la nascita in sala parto, oggi caratterizzata da troppi interventi ostetrico-ginecologici in fase di travaglio, divenuti routinari, ma spesso inappropriati.”»

Quindi, se è vero quello che dice il NICE cioè che “la maggior parte delle donne che partoriscono sono sane”, possiamo essere anche d’accordo con Valtere che afferma che partorire lontano da un ospedale in questi casi non è particolarmente rischioso. Vogliamo però anche ricordare che il problema principale su cui è ruotata la chiusura del Punto Nascita è stata proprio la sicurezza, ossia far partorire le mamme in un ambiente sicuro, attrezzato e con personale qualificato pronto ad intervenire in caso di emergenza, cose che a dire di medici e ASL in Casentino non c’erano e che quindi hanno portato, insieme al numero limitato di parti, alla prossima chiusura del Punto Nascita.

Ma se una donna può partorire in casa, da sola con il solo supporto di un’ostetrica, magari in un paesino sperduto della nostra valle (prendete la storia di Giulia, che avete già letto a pagina 16, che ha partorito nella sua casa di Corezzo alle 3 di notte!), allora non può partorire anche nell’Ospedale del Casentino dove comunque ci sono dei medici, del personale qualificato e una struttura che negli ultimi decenni ha visto nascere migliaia e migliaia di casentinesi? La partoriente dove corre più rischi? Ci sembrano domande legittime alle quali, però capiamo altrettanto legittimamente, la ASL non voglia rispondere dato che, come abbiamo già detto, la decisione di chiudere il nostro Punto Nascita era già stata presa da tempo.

Ma possiamo ancora fare qualcosa per il Punto Nascita del Casentino? «È difficile, per quanto detto, opporsi ad una decisione politicamente già condivisa in Conferenza Stato-Regioni e, soprattutto, ad indirizzi, contenuti nell’Accordo specifico che abbiamo sopra citato. Con sincerità credo che le donne avrebbero dovuto, da tempo, rivendicare il rispetto delle loro preferenze e delle loro scelte; in questo momento anche in altre regioni, in altri comuni, in altri cittadine italiane si discute, animatamente, sulla chiusura dei punti nascita con meno di 500 nati.»

Che tradotto significa NO! Non possiamo fare nulla, ad oggi per riavere il nostro Punto Nascita. Secondo Valtere, chi si sarebbe dovuto muovere per difenderlo non sono tanto i medici, la ASL o i Sindaci casentinesi, ma piuttosto le donne della vallata, le mamme del Casentino che avrebbero dovuto lottare con le unghie e con i denti per mantenere la maternità di vallata. Non possiamo dargli torto. Tante volte abbiamo esortato tutti i casentinesi a darsi una mossa per l’Ospedale e per il Punto Nascita. Però, è anche vero che in uno Stato come il nostro, in cui eleggiamo i nostri rappresentati perché questi ci tutelino e permettano che ci vengano garantiti dei diritti, non ci sentiamo assolutamente di escludere i Sindaci, i medici, la ASL, il direttore Desideri tra i colpevoli della chiusura del nostro Punto Nascita. Oltre a noi cittadini anche loro si dovevano dare una svegliata per impedire che prevalessero cifre e statistiche sulla salute e i diritti dei casentinesi.

L’Ospedale del Casentino sarà ridimensionato e riorganizzato. Quale sarà la sua vera sorte e quella degli ospedali di montagna? «I cosiddetti piccoli ospedali, che io preferisco chiamare ospedali di prossimità, sono un patrimonio per la salute della nostra Regione; se chiudessimo questi ospedali, come qualcuno paventa e altri invitano, impoveriremmo di salute la periferia dei nostri territori, arricchiremmo di ulteriore, e inutile, ricchezza la parte centrale della regione, tradendo un principio di equità che da sempre ha ispirato il modello sanitario toscano. E non impoveriremmo solo la salute dei nostri cittadini; i piccoli ospedali sono, anche, un investimento economico e culturale per le comunità locali; sono parte attiva per lo sviluppo di quelle economie. Purtroppo però i piccoli ospedali non sono più in grado di rispondere efficacemente ai bisogni di salute delle nostre comunità. Pensiamo all’area chirurgica, è soprattutto questa che è entrata in crisi nei piccoli ospedali. La prima vera necessità degli ospedali come l’Ospedale del Casentino è la presenza di un Pronto Soccorso dove operano medici ed infermieri dedicati, specialisti nell’Emergenza-Urgenza. Le competenze professionali devono avere la disponibilità in loco delle tecnologie necessarie per le problematiche mediche e chirurgiche, anche le più complesse, che devono essere intercettate nel pronto soccorso; ictus, trauma, TAC, radiologia tradizionale, ecografi.»

Anche su questo punto non abbiamo niente da obiettare. Come dice Valtere “i piccoli ospedali sono un patrimonio per la salute della nostra Regione; se chiudessimo questi ospedali impoveriremmo di salute la periferia dei nostri territori, arricchiremmo di ulteriore, e inutile, ricchezza la parte centrale della regione”. Ma allora, perché l’Ospedale del Casentino viene spogliato anno dopo anno di tutte le sue eccellenze e dei reparti davvero funzionanti che lo hanno reso celebre e conosciuto in tutta la provincia (vedi il Punto Nascita appunto)?

Ad oggi anche la radiologia sembra a rischio con addirittura il possibile trasferimento della TAC a Sansepolcro. Senza neppure una TAC come può un piccolo ospedale come il nostro contare su un Pronto Soccorso “dove operano medici ed infermieri dedicati, specialisti nell’Emergenza-Urgenza”? Dove, per una semplice appendicite, si viene traferiti di corsa ad Arezzo… Pezzo dopo pezzo il nostro Ospedale ci verrà portato via e non ce ne renderemo nemmeno conto, come è già successo per la maternità.

Quindi in Casentino non si nascerà più e probabilmente anche l’appello che abbiamo lanciato a Ser Valtere resterà solo un grido disperato dei casentinesi. Però sicuramente in Casentino si continuerà a morire, nella valle dei vecchi e delle case di riposo. E chissà se in questa dimensione l’Ospedale del Casentino potrà finalmente trovare la sua strada, trasformandosi magari in un’eccellenza… Nel campo della geriatria!

(tratto da CASENTINO2000 | n. 269 | Aprile 2016)