di Laura Cipriani – Nel 1975 in tutta Italia c’erano poco più di 100 lupi. Avevo sette anni, ero in seconda elementare e dei lupi sapevo davvero poco: la mia conoscenza si fermava alle disavventure di Cappuccetto Rosso e alla ferocia del lupo Manino (ammansito da San Torello); non nutrivo nessuna simpatia per quell’animale che masticava i bambini, perciò la passione con cui il maestro Osvaldo una mattina ci parlò del lupo mi confuse. Ce ne descrisse lo sguardo, la postura, i movimenti. Ci raccontò che osservare la corsa di un lupo era quasi una visione e in due ore di racconti mi fece innamorare. Ci insegnò cosa significasse essere a “rischio d’estinzione”, facendoci comprendere che quelle due parole erano più pericolose di qualunque animale. Il giorno dopo ci chiese di andare ad intervistare le persone che conoscevamo. A tutte dovevamo chiedere se sapevano quanti lupi c’erano in Italia e se ritenevano giusto proteggerli. Mi colpì che gli intervistati dessero per scontata una presenza massiccia del lupo, che non celassero la loro avversione nei confronti dell’animale dichiarandosi perciò favorevoli all’eliminazione. Fu allora che cominciai a rispondere “…lunga vita al lupo” a chi dicendo “in bocca al lupo” si aspettava di rimando un bel “crepi”. Quell’estate lessi “Zanna Bianca” e “Il richiamo della foresta”.
Siamo nel 2016 e dopo 45 anni il Ministero dell’Ambiente vuole riaprire la caccia al lupo e reintrodurre – dopo un quarto di secolo – l’uccisione dei cani vaganti. Con il nuovo “Piano di conservazione e gestione del lupo in Italia” si torna indietro di mezzo secolo consentendo non solo l’uccisione di lupi (e ibridi di cane-lupo), ma anche dei randagi, dei cani lasciati incustoditi e persino dei cani ‘di proprietà’ che si fossero smarriti.
Nel documento in via d’approvazione i tecnici del Ministero parlano della riapertura della caccia al lupo come “risposta alle tensioni sociali”, ma le esperienze di altri Paesi europei dimostrano che gli abbattimenti non servono a diminuire le predazioni né tantomeno a stoppare il bracconaggio. Anzi – in una realtà che sdogana l’uccisione del lupo – il bracconaggio potrebbe addirittura incontrare una maggiore tolleranza sociale.
Per quanto, infatti, il lupo italiano sia al momento una specie integralmente protetta (e tutte le leggi regionali sulla caccia lo tutelano senza eccezioni), continua pur sempre ad esser vittima di frequenti episodi di bracconaggio oltre che di una campagna mediatica falsa, tendente a gonfiare i numeri delle presenze nel nostro territorio. Come sottolineato dal ricercatore dell’ISPRA Romolo Caniglia “(…) al contrario di quel che si pensa, sparare ai lupi è molto spesso controproducente perché l’eliminazione di un lupo alfa fa perdere al branco le tecniche di caccia a livello culturale, per cui il resto del branco è costretto a ripiegare su animali di allevamento, prede molto più semplici”.
“Se il Piano verrà approvato nella versione attuale” scrive il WWF “ogni anno nel nostro paese potranno essere abbattuti legalmente 60 lupi in un contesto che ne vede già diverse centinaia uccisi dal bracconaggio con fucile, bocconi avvelenati o lacci di filo metallico”. Queste morti brutali inflitte dall’uomo colpiscono, ogni anno, oltre 300 individui; se a questo numero già tremendamente alto si aggiungono i decessi per investimenti stradali, la stima della mortalità del lupo causata direttamente dall’uomo arriva, nel nostro paese, al 15-20% della popolazione, sia appenninica che alpina. Dati più che allarmanti, considerato che la popolazione nazionale minima del lupo è stimata trai 1200-1500 esemplari.
Inoltre, come denuncia la LAV: “(…) mentre nella bozza del Piano inizialmente diffusa dal Ministero l’abbattimento di cani vaganti era limitato alle sole “aree protette”, in una successiva versione non inviata ufficialmente alle associazioni, questa possibilità viene estesa anche alle “aree rurali”. Un Piano che reputo incredibile soprattutto se ripenso alle parole del maestro Osvaldo, alla cura con cui ci preparò ad amare affascinati gli occhi del lupo…
(tratto da CASENTINO2000 | n. 269 | Aprile 2016)


