di Eleonora Boschi – Quante volte ci è stato detto di non gridare “al lupo” per nulla, perché poi, quando davvero ci fossimo trovati nei guai, nessuno sarebbe accorso? Eppure questa volta il lupo c’è, eccome. E forse è il caso di dirlo ad alta voce. È un animale affascinante, capace di incutere timore, ma anche di catturare la nostra attenzione. In Casentino il lupo è sempre stato presente e per fortuna: fa parte del ciclo vitale della foresta e la sua assenza rappresenterebbe un problema. Ciò che oggi preoccupa, infatti, non è la sua presenza nei boschi, ma il suo avvicinamento alla valle e ai centri abitati, dove può rappresentare un pericolo, non tanto per gli esseri umani, quanto per i nostri animali domestici e di allevamento: cani, gatti, pecore, capre. Non è la prima volta che una specie animale esce dal suo territorio protetto e invade quello degli uomini.
Durante il periodo del Covid, quando il trambusto delle città si è fermato, abbiamo visto cinghiali, cerbiatti e cervi percorrere strade normalmente affollate. A causa dei cambiamenti climatici, molte specie stanno modificando le loro abitudini e si avvicinano sempre più alle persone. Un esempio attuale è il Giappone, dove gli orsi si spingono sempre più frequentemente nei centri abitati e dove gli incontri e gli attacchi all’uomo sono raddoppiati negli ultimi anni, mettendo a rischio la vita di molte persone.
Nel caso del lupo, però, il cambiamento climatico sembra avere un ruolo marginale. Il suo avvicinamento ai paesi non è un comportamento improvviso, ma il risultato di dinamiche ecologiche e umane cambiate radicalmente negli ultimi decenni. Chi ha qualche anno in più ricorderà la situazione degli anni ’70 e ’80, quando in Italia si verificava il problema opposto a quello odierno: il lupo era quasi estinto e si stima che ci fossero solo 100-150 lupi in tutto il territorio italiano. Per evitarne la scomparsa venne classificato come specie rigorosamente protetta, con divieto di cattura, possesso o uccisione, e furono avviati progetti di rinaturalizzazione di diverse aree. Grazie a queste misure il lupo non si è estinto e oggi si stima che in Italia siano presenti tra i 3.300 e i 3.500 individui. Proprio a causa di questa crescita, lo scorso anno è stato votato il declassamento dello status di protezione del lupo: da “rigorosamente protetto” è quindi divenuto “protetto”. Questa decisione ha scaturito un ampio dibatto in Italia e in Europa.
Infatti, alcuni vedono questo cambiamento come la minaccia di un ritorno al passato, altri invece lo interpretano come una scelta necessaria per fronteggiare i problemi legati all’aumento della presenza della specie. Difatti, la nostra valle non è l’unica a confrontarsi con un avvicinamento sempre più frequente dei lupi ai centri abitati. Una breve ricerca online basta per capire che questo fenomeno è presente in molte zone montane e collinari d’Italia. Più complesso è invece comprendere le motivazioni che hanno portato a questo cambiamento, perché le interpretazioni sono molte e in alcuni casi anche divergenti. Le conclusioni più generali e neutre che possiamo trarre rimandano comunque a molteplici cause. Innanzitutto, sebbene possa sembrare scontato dirlo, si registrano più avvistamenti perché ci sono effettivamente più lupi rispetto ad alcuni anni fa. Quando la presenza di una specie aumenta, cresce di conseguenza anche la probabilità di incontrarla, dato che è più probabile che si spinga in territori dove prima non arrivava. Tuttavia, gli studiosi concordano nel dire che questo non sia il motivo principale. Il lupo è un predatore e in quanto tale insegue le sue prede. Gli ungulati (cinghiali, cervi, caprioli…), si stanno spingendo sempre più verso le aree antropizzate per nutrirsi, e i lupi li seguono per cacciarli. Questo progressivo, ma costante avvicinamento ai centri abitati ha portato i lupi a non temere più l’uomo come un tempo. Se in passato alla vista di una persona scappavano, oggi spesso si fermano a osservare i nostri movimenti, abituandosi a rumori, odori e comportamenti umani. Questo processo, definito “abituazione” in gergo specifico, viene descritto come un “processo di apprendimento grazie al quale un animale si abitua a stimoli ripetuti”.
Questo rende quindi i lupi più confidenti e di conseguenza meno timorosi dell’essere umano e perciò più visibili. Secondo molti, questo percorso di abituazione non è che una conseguenza di alcuni comportamenti umani, spesso involontari, che il lupo (un animale sempre attento) nota facilmente. Sebbene non sia il caso specifico del Casentino, in molte zone d’Italia si è verificato un progressivo abbandono di campagne e boschi, che sono tornati alla loro natura selvatica, facilitando quindi gli spostamenti dei lupi fino ai centri abitati. Oltre a questo, ciò che attira l’attenzione del lupo e lo spinge ad avvicinarsi sempre di più è la presenza di animali domestici, come cani e gatti, negli spazi esterni delle abitazioni anche in ore notturne, così come i cani liberi durante delle passeggiate in natura. I lupi quindi, consapevoli della presenza di “prede facili” giungono fino ai centri abitati per cacciare senza troppa fatica. Secondo alcuni, a questi comportamenti, si aggiunge anche la presenza di bidoni e scarti alimentari lasciati fuori, che diventano quindi un cibo facilmente accessibile per loro. Questa tesi, però, viene criticata da altri che ritengono che il lupo, essendo un predatore, cerchi prede e non rifiuti. Qualunque sia la combinazione esatta delle cause, una cosa è certa: gli avvistamenti stanno aumentando, soprattutto nelle zone più vicine al bosco e con essi cresce il rischio per gli animali domestici lasciati nei giardini. Negli ultimi mesi numerosi gatti, sia randagi che di casa, sono scomparsi e si sono verificati diversi episodi di attacchi a cani, talvolta con esiti anche fatali. Nonostante attualmente il lupo continui a non rappresentare una minaccia per l’uomo, il rischio che l’animale si abitui alla nostra presenza fin tanto da non temerla più rimane comunque un’ipotesi non esclusa dagli esperti per il futuro a venire.
Quali siano le misure migliori da adottare per far fronte a questa questione, rimane però un dibattito aperto molto delicato. Con il cambio di status, la legge non vieta più in modo assoluto l’abbattimento del lupo, anche se restano in vigore norme molto restrittive. Come sottolineato da alcuni studiosi, la gestione della specie è ormai diventata una questione anche politica, pur sostenuta da evidenze scientifiche. L’obiettivo attuale è quindi ridurre “la conflittualità sociale”, ma il tema divide profondamente l’opinione pubblica. Quello che sembra essere certo è che, qualora dovesse essere intrapresa la strada degli abbattimenti selettivi, ciò deve essere fatto secondo rigidi criteri e con un altro livello di coordinamento nazionale, con il solo e unico scopo di diminuire i rischi per la popolazione e garantire al tempo stesso la conservazione della specie.
Chitignano è uno dei paesi in Casentino in cui gli avvistamenti sono stati particolarmente numerosi (sopra un lupo nella rotonda di Bibbiena). Fabrizio Falsini, un abitante del paese nonché cacciatore e grande appassionato di lupi ci ha raccontato l’esperienza di una vicina di casa alla quale i lupi sono entrati in giardino portando via una gattina che si trovava sul davanzale, esprimendo poi la sua opinione in merito e fornendo il punto di vista di una persona che frequenta il bosco e ha imparato a conoscere gli animali che lo abitano. “Abito a Chitignano, vicino all’incrocio del paese. Sono un cacciatore, uno di quelli che si interessa e si informa alle dinamiche del bosco e abbastanza moderato. Il lupo è un animale che mi ha sempre affascinato: lo rispetto, ma lo temo anche perché è estremamente intelligente. Tante persone ne sono affascinate e vederlo in azione è incredibile: colpisce la sua intelligenza, lo spirito di osservazione, l’astuzia, la cura dei piccoli, la socialità e soprattutto il suo grande spirito di adattamento. Ed è per questo che ho sempre avuto grande rispetto. Sono sempre stato dalla parte del lupo, perché il lupo serve, fa parte dell’ecosistema ed è fondamentale, ma al momento sta iniziando ad essere troppo presente. Qualche mese fa, a una mia vicina il lupo è “entrato in casa” uccidendo una gattina che da poco aveva partorito sette/otto mici e della quale lei si stava prendendo cura. Non era una gatta di proprietà, ma era ormai di casa. La mia vicina non poteva farla entrare perché ha già altri animali e la sua presenza avrebbe alterato gli equilibri, ma si prendeva cura di lei e dei suoi gattini che ha poi dato in adozione. Le telecamere di videosorveglianza dell’abitazione hanno ripreso una scena davvero brutta: si vedono due lupi (anche se di solito qua se ne vede girare sempre tre insieme) che saltano la recinzione e che portano via la gatta. Dal loro atteggiamento si capisce che stavano chiaramente cacciando e questo vuol dire che erano già passati di lì e sapevano che c’erano dei gatti perché sono saltati nel giardino senza esitazione. Anche io ho un gatto, simile a quella che si sono portati via loro, ma da quando si avvistano i lupi, non lo faccio più uscire perché ho paura che possa fare la stessa fine.
Dopo questo episodio, la Forestale ha piazzato delle fototrappole per vedere se si trattava di un atteggiamento abituale e con quale frequenza questi tre lupi passavano. Non è un caso isolato però, la situazione è peggiorata negli ultimi anni. Da circa cinque anni, intorno a casa gli avvistamenti sono diventati sempre più frequenti. La selvaggina è drasticamente diminuita e il lupo preda sempre i piccoli e quindi gli ungulati diminuiscono perché nascono pochissimi cuccioli e quelli che nascono vengono cacciati. Il lupo è astuto, è un osservatore, lui ti vede ma non si fa vedere. È sempre stato impaurito dall’uomo, ma ora è successa una cosa strana. Da quando tanta gente ha iniziato ad andare di più nei boschi (fungaioli, camminatori, escursionisti, ciclisti), lui ha iniziato ad osservarci e a conoscerci, anche a causa dei nostri comportamenti che non rispettano la natura… Fazzoletti lasciati in giro, scarti di panini, tutte cose che permettono al lupo di imparare a conoscere e riconoscere i nostri odori. È come se il lupo avesse iniziato a pensare che doveva cambiare qualcosa nel suo DNA. E così ha smesso piano piano di avere paura di noi.
Allo stesso tempo, dal 1985 a oggi ho visto diminuire tantissimo la selvaggina, però il lupo deve mangiare quindi non trovando più niente si avvicina alle case, perché ormai ha meno paura degli uomini e viene a cercare cibo. È pericoloso e va regolamentato, perché si avvicina alla preda più facile: un cinghiale lo può sbranare, un cervo corre troppo veloce, e allora va verso greggi, gatti e cani vicini ai centri abitati. Vedo lupi nei boschi dal 1986-87. Negli anni ’70 ce n’erano pochissimi perché venivano cacciati, c’erano perfino uomini pagati per ucciderli e questo era sbagliato. Per questo sono diventati animali super protetti; per chi li cacciava era prevista una pena di quattro anni di carcere e dodicimila euro di multa. Da quando sono state messe in vigore queste misure si sono ripresi velocemente. Da cacciatore riconosco che il lupo deve esserci, ma la sua presenza deve essere rapportata all’ambiente. Sul lupo, però, ormai c’è un business.
Ben venga il lupo, ma deve essere regolamentato, anche perché il lupo, come ho già detto, è un grande osservatore e il rischio è che fra un po’ di tempo si avvicini alle ciclabili e il pericolo per chi passeggia con il proprio cane aumenta. Se a noi cacciatori capita di perdere un cane durante una battuta di caccia, dobbiamo pregare Santo Uberto (il Santo dei cacciatori) per ritrovarlo vivo. Se, grazie al GPS, non riusciamo a ritrovarlo entro la sera, la probabilità di ritrovare il cane vivo il giorno dopo ad oggi sono davvero basse. A Chitignano la gente è arrabbiata, ha paura, non si sente più sicura, perché non è una situazione piacevole. I lupi non si vergognano mica, li vedi passare davanti al bar anche alle undici di sera, non c’è bisogno che sia notte fonda. Ad Arezzo è stato creato un comitato per gestire la cosa, ma non è una questione per niente semplice. Speriamo che vengano prese decisioni giuste per tutti, perché la situazione, se non si interviene, andrà solo a peggiorare. La soluzione, secondo me, è il controllo selettivo, come si fa con daini, cervi e caprioli, ma non sarà semplice visto che ormai la questione del lupo è diventata anche una questione politica.”
Molto di quello che ci ha detto Fabrizio, effettivamente, risuona con quanto riportato sopra: il lupo sta lentamente superando la paura dell’uomo a causa di alcuni comportamenti che negli anni abbiamo assunto e, allo stesso tempo, si sta spingendo oltre il suo territorio abituale alla ricerca di selvaggina e cibo. Quale sia la strada migliore da intraprendere per il bene della specie e per la nostra sicurezza è un tema che va affrontato con delicatezza, ma c’è la necessità di farlo in tempi brevi per evitare che la situazione possa peggiorare ancora.


