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mercoledì, 22 Luglio 2026

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Le mani sulla scuola

di Mauro Meschini – Arrivano delle modifiche normative nel mondo dell’istruzione, delle decisioni che vanno a toccare il futuro dei ragazzi e delle ragazze del Paese, Casentino incluso. Per capire meglio cosa si sta cercando di fare nelle scuole abbiamo contattato la Prof.ssa Roberta Broccolucci, docente di Informatica presso l’ISIS “E. Fermi” di Bibbiena, in cui è anche a capo del Dipartimento informatico e segue la Formazione Scuola Lavoro (ex PCTO) per il corso di studi di Informatica.

Quali sono gli aspetti più preoccupanti e impattanti sull’insegnamento dovuti alle norme proposte dal Governo? «A mio avviso c’è un forte rischio di aziendalizzazione e la perdita di identità culturale, uno sbilanciamento dell’asse formativo: è chiaro il passaggio da una scuola che forma cittadini consapevoli a una scuola che addestra lavoratori su misura per le imprese locali. Infatti, si pensa ad una coprogettazione con le aziende attraverso l’ingresso di esperti esterni provenienti dal mondo delle aziende nella didattica e la possibilità di modificare i curricoli in base alle «esigenze del tessuto produttivo locale». Questo rischia di subordinare l’autonomia scolastica agli interessi privati. A questo si arriva anche attraverso il sacrificio delle materie generali, per fare spazio alle competenze professionalizzanti, c’è il forte timore di una compressione delle discipline cardine dell’area generale (come Italiano, Storia, Matematica teorica) e di un impoverimento del bagaglio culturale e critico degli studenti. Per raggiungere l’aziendalizzazione si pensa anche ad anticipare il percorso di Formazione Scuola Lavoro alla classe seconda. È un ritorno agli Anni Sessanta in cui a 15 anni si poteva andare a “imparare” a fare il meccanico (o l’idraulico o altro) presso un’officina, con la differenza che allora era possibile oggi no».

Per i Licei e i Professionali cosa cambia? «I Professionali vanno sempre di più verso il 4+2 come i Tecnici. Per i Licei al momento la riforma è in stand by. Si pensa però di modificare i programmi dei Licei. Per esempio al Classico non ci sarà più la traduzione del Greco e del Latino ma «un’interpretazione”… Si lascia Manzoni perché noioso ed altre amenità…».

Così sarà difficile per chi frequenterà i futuri Tecnici pensare di poter poi scegliere una qualsiasi Università come adesso, non si forniranno più le basi per essere liberi di fare qualsiasi scelta. Possiamo dire che non si cresceranno cittadini ma «forza lavoro» a cui si nega una completa formazione e la possibilità di aspirare ad una crescita professionale e personale? «Gli Istituti Tecnici in Italia sono una grande risorsa per le aziende. In particolare l’ISIS Fermi di Bibbiena è nato prima come scuola per telegrafisti nel 1910 per diventare poi Istituto Tecnico Industriale nel 1960 inaugurato dal Ministro della PUBBLICA (termine scomparso con il Ministro Letizia Moratti) Istruzione on. Medici. Ha formato la classe imprenditoriale del Casentino che ha prodotto lavoro e ricchezza. Tutt’oggi le aziende ci chiedono i diplomati da assumere e ritengono che questi siano ben formati. La domanda è: che bisogno c’è allora di andare a minare la solidità di quella che è sempre stata un’eccellenza del sistema formativo italiano e quindi casentinese? Il curriculum di studi attuale consegna agli studenti un diploma che gli consente di scegliere di entrare nel mondo del lavoro a 19 anni, con ottime competenze, o di andare all’Università, dove riescono a laurearsi sia nelle materie tecnologiche sia nelle altre facoltà. Ho studenti laureati in Lettere e molti in Economia. Ritengo, quindi, che non si debba assolutamente cambiare un modello che funziona con un altro introdotto senza un periodo di sperimentazione. In conclusione: questa riforma riduce le basi culturali e scientifiche, accentua la specializzazione precoce e si orienta sempre più la scuola verso esigenze produttive immediate, rischiando di sacrificare quella preparazione ampia che permette ai futuri tecnici di innovare, adattarsi ai cambiamenti e proseguire eventualmente gli studi universitari».

Gli studenti e le famiglie sono consapevoli di quello che è stato deciso? Tra l’altro chi si è iscritto al primo anno della scuola superiore troverà percorsi diversi da quelli che erano stati presentati… «L’aspetto peggiore è come il Governo, nella persona del Ministro Valditara, si è comportato nei confronti dei genitori. Possiamo parlare di un vero e proprio tradimento della scelta di studenti e famiglie. Le famiglie hanno iscritto i propri figli agli Istituti Tecnici nel mese di febbraio, dopo aver partecipato a open day, attività di orientamento e incontri con le scuole. Hanno scelto un determinato percorso formativo. Solo dopo la chiusura delle iscrizioni è stato pubblicato un decreto che modifica profondamente quell’ordinamento e lo rende operativo già dal prossimo settembre. In altre parole, migliaia di ragazzi e ragazze entreranno in una scuola diversa da quella che avevano scelto. Ancora più preoccupante è il fatto che la stragrande maggioranza delle famiglie non è a conoscenza di questi cambiamenti. Il dibattito pubblico è stato praticamente nullo e il tema non ha ricevuto nessuna attenzione mediatica e politica. A pagarne il prezzo sono studenti di tredici anni che hanno diritto a compiere scelte informate sul proprio futuro. Il Ministro Valditara è venuto ad Arezzo durante la recente campagna elettorale per l’elezione del Sindaco. Alcuni genitori che si trovano nella spiacevole situazione di aver iscritto i loro figli nelle classi prime lo hanno interpellato e gli hanno esposto i dubbi su questa riforma a partire dal fatto che sono OBBLIGATI a scegliere l’indirizzo di studi fin dalla prima classe (mentre prima la scelta definitiva era rimandata alla classe terza) e che NON sapevano che cosa e come avrebbero studiato perché (allora e ad oggi) di questa riforma mancano le linee guida! La riforma presenta quindi numerosi elementi non definiti, mancano i programmi delle materie che si dovranno insegnare a settembre nelle classi prime. Al Ministro hanno anche detto che ringraziavano i presidi delle scuole superiori per non aver applicato il 4+2 perché riduce il tempo scuola e le conoscenze generali delle nuove generazioni. Le scuole tecniche, compresa la mia, hanno incontrato i genitori e hanno cercato di spiegare (per le conoscenze che hanno al momento) come le scuole cercheranno di arginare queste lacune. Di fronte alla scelta obbligatoria dal primo anno, si è pensato a come agevolare un eventuale cambiamento di indirizzo ad anno scolastico iniziato».

Come vivono i docenti queste nuove decisioni? Rischiano di essere parte di un sistema che abbandona i principi di una scuola aperta, inclusiva e vera opportunità di crescita per tutti? «Ci sono forti perplessità sulle conseguenze che la riforma avrà sugli organici e sulla stabilità del personale docente, che merita un’attenzione particolare. La riduzione delle ore in alcune discipline e la modifica dell’impianto curricolare ha già prodotto la riduzione delle cattedre determinando una contrazione sia di orario che di docenti in diversi istituti tecnici. Questo potrebbe costringere molti insegnanti a dover completare il proprio orario di servizio su più scuole. Personalmente, pur non subendo una diminuzione importante nelle mie ore, sono davvero dispiaciuta nel vedere questa riforma perché disattende i principi costituzionali. Per la nostra Costituzione la Scuola è aperta a tutti e deve promuovere lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. La scuola è fatta da docenti preparati che hanno studiato, hanno fatto TFA, concorsi e/o scuole di specializzazione. Tutto ciò ha comportato sacrifici che ora vengono paragonati a chi, magari anche senza laurea, può “insegnare” perché lavoratore di un’azienda».

Da tempo è in atto una mobilitazione nelle scuole contro queste nuove norme, quali iniziative sono state organizzate? Quali ancora saranno proposte? Cosa realmente accadrà all’inizio del nuovo anno scolastico? «È nata una Rete Nazionale contro la Riforma dei Tecnici di cui faccio parte, che ha pensato a varie forme di lotta insieme alla CGIL e a USB. Una mobilitazione protratta da metà maggio a metà giugno con l’astensione del personale dalle attività NON obbligatorie. Questa però è arrivata in un periodo in cui le attività non obbligatorie erano quasi tutte a termine. Si pensa di riprendere questa lotta a settembre. In molte scuole d’Italia c’è stato anche il blocco degli scrutini. Questo però non ha praticamente coinvolto le scuole della provincia di Arezzo».

Il nostro giornale da tempo ha proposto di prendere in considerazione la possibilità di unire i due istituti superiori del Casentino in un unico Polo Scolastico da realizzare al Corsalone nell’area della ex Sacci. Questo permetterebbe di razionalizzare le risorse, proporre nuovi indirizzi di studio, realizzare una scuola in strutture nuove e attrezzate in grado di diventare attrattiva e interessante anche per gli studenti di Arezzo. Questa proposta è conosciuta? Cosa ne pensa il mondo della scuola? «Creare un polo unico, a mio personale giudizio, sarebbe un modo per contrastare un decremento demografico che comincia a farsi sentire in modo pesante e sarebbe una ricchezza sia per gli studenti liceali che per quelli del tecnico perché potrebbero usufruire di laboratori e personale della scuola che è arricchito dallo scambio di materia nelle varie classi. L’area della ex Sacci avrebbe un vantaggio enorme con il treno che ha una fermata vicino… poi se non fosse la ex Sacci un altro posto che sia raggiungibile dai mezzi pubblici andrebbe bene lo stesso. Sarebbe bello avere una scuola come il «Benedetto Varchi» in Valdarno, con aule multimediali, palestra e un’infinità di laboratori. Ad oggi, però, ci sono in ballo 19 milioni di euro per la ristrutturazione dell’ISIS e quindi pensare poi di spostare la scuola in altra sede non ha molto senso. Penso che la politica casentinese (e nazionale) non sia molto interessata alla scuola. La scuola sta bene nel centro storico sennò il centro storico muore… e ai ragazzi chi ci pensa? I mezzi pubblici servono praticamente solo a loro, ma gli orari NON sono fatti per soddisfare l’orario scolastico. La scuola è costretta a farli uscire 5 o 10 minuti prima perché altrimenti tornano a casa anche ore più tardi. Una volta un mio studente mi ha detto che il pomeriggio non sanno dove trovarsi… sogna un posto con un biliardino. A me è venuta una grande tristezza…».

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