di Fabio Bertelli – Anche quest’anno l’ISIS «Enrico Fermi» di Bibbiena ha dato vita ad un progetto che parteciperà alla consueta gara “RomeCup” presso la Sapienza a Roma il prossimo 29 aprile. L’impegno, la professionalità, l’interesse e la dedizione del dirigente scolastico Maurizio Librizzi, degli insegnanti e dei collaboratori sono la rappresentazione concreta dell’amore che dimostrano per il loro lavoro. Siamo, dunque, molto contenti di poter dar voce anche nel 2026 al progetto promosso dall’ISIS e, senza ulteriori indugi, direi di addentrarci nelle interviste, per sapere meglio in cosa si sono cimentati ragazzi e professori.
Professore Pierluigi Bargellini, in cosa consiste il progetto? «Quest’anno abbiamo deciso di costruire una sedia a rotelle innovativa, dotata di ruote di nuova generazione Mecanum che consentono di fare movimenti impensabili fino ad oggi, in particolar modo per quanto riguarda gli spostamenti laterali, che una normale sedia a rotelle non può fare. Ciò è importante in quanto dà, a chi ne usufruisce, la possibilità di muoversi in ambienti angusti, oltre che una maggiore sicurezza, anche in situazioni di emergenza. Oltre a ciò, ci sono tante altre funzionalità per la tutela della persona e dell’ambiente. Ci sono miriadi di sensori, ognuno dei quali, individuata un’anomalia, manda dei messaggi via cloud a dei numeri telefonici precedentemente impostati. C’è anche un pulsante di emergenza che, se premuto, invia un messaggio di aiuto a tutti i contatti di emergenza impostati. Anche in caso di ribaltamento ci sono un accelerometro ed un inclinometro che tutelano la persona, facendo immediatamente una richiesta di aiuto. Molto interessante è anche la funzionalità che evita le cadute nel vuoto. Se, ad esempio, l’usufruente non si accorge della presenza di scale, c’è un sensore che blocca immediatamente la carrozzina, sia in avanti che indietro. Ci sono, poi, sensori di luminosità, di gas e di allagamento. Questi due ultimi sono fondamentali perché, in caso di casa domotica, sono direttamente collegati alle valvole. La loro attivazione, quindi, porta alla chiusura di tali valvole, evitando così danni per l’individuo e l’ambiente. Infine, ci sono anche un tablet, che permette di tenere tutto sotto controllo, oltre che navigare su Internet, ed un distributore automatico della terapia farmacologica che si apre autonomamente all’orario prestabilito. Tale distributore automatico è anche diviso in più scompartimenti, e, all’ora prestabilita, si aprirà solo quello in cui è presente la pillola da prendere in quel momento, in modo che la persona non possa sbagliarsi».
Chi sono i protagonisti di questo progetto? «Come sempre, l’ideazione e la realizzazione vedono il lavoro congiunto di insegnanti e alunni. Tra i professori troviamo Alessio Ferrini (responsabile), Fabrizio Fiorentini, Daniele Mugnaini. Poi ci sono gli assistenti tecnici: Vasco Claudio Castelli e Riccardo Corazzesi. L’esperto esterno, come ogni anno, è Giammarco Vinciarelli, ex studente e ora tecnico della ditta RIPARONICA. Infine, il cuore pulsante del progetto, i ragazzi, tutti della 5D elettronici: Fabio Ciabatti, Filippo Dei, Alexandro Fartade, Furkan Hasanaj, Filippo Meloni, Christian Occhiolini, Niccolò Pasquarelli, Harneet Singh, Dante Bettazzi e Raoul Del buono. Di fondamentale aiuto per il reperimento di materiali e per la riuscita del progetto stesso, inoltre, è stata la ditta TERA e in particolare il CEO Luca Fiorini, a cui lascio la parola».
Luca, tu sei un ex studente dell’ISIS di Bibbiena al quale sei rimasto molto legato. Come si è concretizzato il tuo apporto a questo progetto? «Come hai detto, anch’io ho avuto la fortuna di frequentare questa scuola, e anch’io, da ragazzo, ho fatto un progetto di questo tipo. Dunque, sono molto bene a conoscenza di quanto possa essere complicato per un istituto, finanziariamente e burocraticamente, riuscire a contribuire in tutto e per tutto ad un progetto del genere. Dunque, appena sono venuto a conoscenza dell’idea, ho subito contattato il preside e ho deciso di dare un aiuto. Invece della solita sponsorizzazione finanziaria (che in questo caso sarebbe stata quasi superflua, dal momento che le ruote Mecanum, inventate da un ingegnere svedese, vengono prodotte solo in Cina ed il reperimento sarebbe stato difficoltoso burocraticamente per la scuola), ho pensato di agire direttamente nel pratico e di comprare la tavola cinematica dei movimenti che permette alle ruote di spostarsi in ogni direzione. L’ho fatto con estremo piacere perché sono molto vicino ai ragazzi che, come dico sempre, sono il futuro delle industrie di questa vallata. Sono contento che progetti come questo possano fornire loro maggiori competenze, sia dal punto di vista teorico che, soprattutto, da quello pratico. Penso che opportunità come queste rappresentino la classica win-win situation: da una parte i ragazzi iniziano ad apprendere, divertendosi, un mestiere; dall’altra, in futuro, le industrie della vallata si troveranno di fronte tecnici già specializzati».

Diamo ora la parola a Giammarco Vinciarelli, consulente esterno e gran conoscitore della materia. Di cosa ti sei occupato? «Il mio contributo l’ho dato lavorando a fianco dei ragazzi e cercando di dare loro una precisa organizzazione del lavoro, che è fondamentale per la buona riuscita dello stesso. Inoltre, mi sono dato da fare costruendo i vari pezzi con la stampante 3D e studiando come le varie componenti potessero essere assemblate tra di loro. Sono molto soddisfatto dei ragazzi che si sono dati da fare e sono stati presenti».
Allora diamo voce ad alcuni di questi ragazzi. Partiamo da Furkan Hasanaj «Io mi sono occupato principalmente della parte informatica che ha un ruolo importante, dal momento che abbiamo lavorato con microcontrollori Arduino grazie ai quali abbiamo collegato tutti i sensori, quello di luminosità, di ribaltamento, del gas e dell’allagamento. Mi sono trovato molto bene e sono contento di essere riuscito a mettere in pratica le mie conoscenze teoriche».
Filippo Meloni, tu di cosa di sei occupato? «Inizialmente ho lavorato con il gruppo nella realizzazione del cablaggio del circuito. Poi, nelle ultime quattro lezioni, mi sono occupato principalmente di fare un PowerPoint nel quale ho riassunto i vari procedimenti che abbiamo seguito, in modo da poter analizzare più nello specifico ogni singolo passaggio».
Filippo Dei, quale è stato il tuo contributo? «Fondamentalmente ho lavorato a fianco dei miei compagni e dei professori nel montaggio dei vari sensori. Credo che sia stata un’esperienza altamente formativa, sia perché ci ha permesso di mettere le mani in pasta, sia perché ha rafforzato lo spirito di gruppo, che credo sia fondamentale in ogni lavoro».
Infine, ultimo ma non per importanza, colui che i ragazzi hanno definito il capitano: Raoul Del Buono. Che cosa hai fatto? «Io ho cercato di dare il mio contributo aiutando tutti gli altri e facendo molte risate con loro. Ho imparato cose nuove e ho cercato di lavorare divertendomi…… P.S.: Speriamo di vincere a Roma!!!».
A questo punto, oltre che a ringraziare nuovamente tutti coloro che si sono resi disponibili nello spiegarci in che cosa consista il progetto Mecanum 2026, dobbiamo, ancora una volta, fare i complimenti all’ISIS di Bibbiena, un istituto della nostra vallata che si distingue sempre per innovazione, eccellenza, inclusività, impegno e serietà. Augurando loro la massima fortuna per la partecipazione alla “RomeCup”, non ci resta che salutarli, in attesa del prossimo anno, in cui ci presenteranno chissà quale altro importante e bel progetto.


