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martedì, 17 Febbraio 2026

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Non comunità, ma numeri…

di Melissa Frulloni – Ci risiamo. A distanza di anni, dopo innumerevoli articoli, segnalazioni, guasti tecnici, problemi risolti e altri no, promesse non mantenute, è successo di nuovo… La piscina riabilitativa di Certomondo è ancora una volta al punto di partenza: c’è, ma non funziona! E, incredibile ma vero, ci siamo ritrovati a distanza di 9 anni (!) a fare un’altra copertina (CASENTINO2000 nr. 387 in edicola) sul tema.

No, non siamo dei fanatici delle vasche riabilitative e non abbiamo un’ossessione per quella di Certomondo, ma dopo tutto quello che abbiamo scritto sul tema ci sembrava doveroso informare i nostri lettori e potenziali utilizzatori del servizio, che la piscina è nuovamente fuori uso. Parliamo di un servizio sanitario vero, utile, necessario, pensato per persone come anziani, pazienti neurologici, chi ha subito interventi ortopedici, chi vive ogni giorno con il dolore o con difficoltà motorie. L’idrochinesiterapia (che era fruibile proprio a Certomondo) non è una cosa utile per pubblicare una bella storia su Instagram, ma è una possibilità concreta di migliorare la vita a chi ne ha bisogno.

Passano gli anni, ma sulla vicenda il copione resta sempre lo stesso: nessuno risponde, nessuno decide, nessuno è responsabile. La ASL rimanda ad Agazzi, Agazzi non risponde, il Comune di Poppi rimanda a entrambi e intanto i cittadini rimangono con quella struttura lì, pronta, ma inutilizzata. A questo punto una domanda sorge spontanea: se la piscina fosse stata ad Arezzo, sarebbe rimasta chiusa per anni? Probabilmente no. La sensazione è che il Casentino venga trattato ancora una volta come un dettaglio geografico, lontano e silenzioso. Una zona che si può anche lasciare indietro, tanto “sono pochi”.

Ed è questa la parte più amara; la sensazione costante di essere periferia, di valere meno. Non comunità, ma numeri. Perché nella logica sanitaria regionale se i numeri non tornano, i servizi si tagliano. Se i parti sono pochi, chiudiamo il punto nascite. Se le domande sono poche, disattiviamo una terapia. Se l’utenza non giustifica l’utilizzo di un certo strumento, allora si toglie. E pazienza se si vive in una valle isolata, con collegamenti complicati, con una viabilità che definire frustrante è poco, con una strada piena di semafori e tempi di percorrenza assurdi per i pochi chilometri che ci separano da Arezzo.

Questa logica è una malattia contagiosa… Che ora pare stia arrivando anche a Montevarchi, dove c’è in ballo la chiusura del punto nascite della Gruccia. Noi ci siamo già passati, purtroppo. Si torna di nuovo, a ragionare per statistiche, non per territori. E qui entra in gioco anche un altro tema, forse il più grave (e triste, per una che è fiera di vivere in Casentino e di essere casentinese): la debolezza politica del nostro territorio.

Perché un sindaco può anche dire “non compete a me”. Ed è pure vero che molte responsabilità (in questo caso specifico) non sono comunali, ma un sindaco non è solo un firmatario di ordinanze, è il rappresentante di una comunità (e qui invece ci riferiamo a tutti i sindaci, per svariate vicende, non solo a quella di Certomondo…

Si veda la gestione dell’emergenza delle 60 famiglie del nido Ambarabà di Soci che sono ancora senza questo servizio essenziale). E allora, quando un servizio pubblico che serve ai cittadini non funziona, quando una valle viene sistematicamente penalizzata, quando ci sono rimpalli e silenzi, un sindaco dovrebbe fare una cosa semplice; difendere!

E difendere i propri cittadini non significa fare un post o il selfie con la fascia tricolore; significa rompere le scatole, bussare alle porte giuste, pretendere risposte, chiedere tempi certi, mettere pressione vera, politica e istituzionale. Fare rumore dove serve… non dove porta like.

Questa storia non parla solo di una piscina inutilizzata, parla di una valle che rischia di essere lentamente svuotata (e l’opera è già iniziata da tempo) di servizi essenziali. Sì perché, in Casentino non mancano i bisogni, mancano le risposte. Così come manca una politica che combatte… Non ci servono post, ma una presa di posizione.

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