di Marco Roselli – Quando ci troviamo di fronte a notizie di eventi disastrosi in cui sono coinvolti gli alberi, siamo spesso condizionati da titoli sensazionalistici che destano preoccupazione, ma completamente privi di fondamento. Mi riferisco a frasi tipo “albero killer” o simili. Diciamo subito che non esistono alberi assassini ma solamente l’incuria e l’incompetenza umana.
Ogni albero ha caratteristiche proprie ed alcuni possono manifestare anomalie che possono renderli potenzialmente suscettibili di cedimento e quindi “pericolosi”. Altre anomalie sono invece occulte e si possono percepire solo attraverso l’osservazione di caratteri morfo-fisiologici e/o vegetativi dell’albero, oppure ricorrendo ad approfondimenti diagnostici strumentali.
Con l’esperienza, un buon tecnico è in grado riconoscere già visivamente i segni e le anomalie più comuni. In molti casi è invece necessario eseguire approfondimenti di indagine per accertare e quantificare la presenza e l’entità del problema.
I metodi per valutare la stabilità degli alberi sono sia visivi che strumentali e somigliano a quello che il medico usa per giudicare la salute di un paziente.
Anamnesi
In primo luogo si procede a una anamnesi, la quale consiste nella raccolta di informazioni relative alla storia delle varie malattie e problematiche dell’albero in esame. Spesso molti problemi hanno origini lontane nel tempo. Mi riferisco a metodi errati di impianto, cure colturali insufficienti e potature errate.
Diagnosi
Successivamente si procede a una diagnosi. Attraverso un controllo visivo dell’albero si valutano le sue caratteristiche morfologiche, alla ricerca di tutte le situazioni potenzialmente critiche. Talvolta l’ispezione si esegue anche mediante percussione con martello di gomma. Si procede quindi con le misurazioni dell’albero (altezza, circonferenza tronco, ecc.) e con la registrazione di tutte le caratteristiche esteriori mediante compilazione di apposite schede. Se necessario, si procede ad un esame più approfondito con l’ausilio di attrezzature scientifiche (una sorta di TAC dell’albero).
Prognosi
Infine si esegue la prognosi, ovvero la valutazione fitostatica degli alberi. E’ questa una fase in cui si cerca di stimare la gravità e l’evoluzione futura dei punti critici riscontrati nell’albero. Questa valutazione aiuta a determinare la probabilità che tali caratteri portino a un cedimento strutturale dell’albero, fornendo indicazioni cruciali per la pianificazione di interventi gestionali o conservativi.
Questa sarebbe la fase più importante, eppure quasi mai viene effettuata se non post mortem, cioè quando l’albero è schiantato con gravi danni a persone e cose.
Le indagini sopra descritte dovrebbero essere affidate a personale tecnico addestrato, tuttavia ciò viene spesso trascurato, esponendo la collettività a rischi anche gravi, come frequentemente le cronache raccontano.
Alcune indicazioni pratiche
Con queste note intendiamo fornire alcuni elementi di valutazione anche a chi non pratica arboricoltura a livello professionale, in modo tale che possa rendersi conto precocemente del pericolo (condizione intrinseca dell’albero, funzione della sua età e del suo stato sanitario) e conseguentemente del potenziale rischio che è la combinazione del pericolo × bersaglio (intendendosi per bersaglio la frequentazione da parte di persone che potrebbero essere potenzialmente coinvolte dal cedimento della pianta).
Se avete alberi di grande mole nel vostro giardino o in prossimità della vostra abitazione queste indicazioni potrebbero orientarvi nelle decisioni più opportune da prendere.
Età degli alberi
E’ vero che gli alberi sono in grado di sorprenderci quanto a longevità, anche a dispetto di una estetica apparentemente non ottimale. Questa prerogativa varia in base alle condizioni in cui l’albero si è sviluppato. Esemplari in condizioni pedoclimatiche ottimali (molto terreno a disposizione, disponibilità d’acqua sufficiente, assenza di ristagno idrico) possono vivere secoli. Altri, invece, della stessa specie ed età, ma posti in condizioni di stress idrico e nutrizionale, facilmente si presentino deboli, pertanto con stabilità precaria.
Stato sanitario generale – funghi cariogeni e insetti
La presenza di insetti a livello delle chiome può determinare la defogliazione con diminuzione della attività fotosintetica, ma se parliamo di malattie in grado di segnalarci un degrado strutturale, allora la parte del leone la fanno i funghi cariogeni. E’ questo lo stato interno dei tronchi che si svuotano a causa dei funghi che si diffondono sfruttando il parenchima interno dell’albero, generalmente ricco di amidi complessi. E’ ovvio che ciò relega l’attività vegetativa alle zone esterne dell’albero. I soggetti sono vivi, ma la loro tenuta strutturale è meno forte.
Questa condizione è provocata da reiterate capitozzature, pratiche totalmente sbagliate di gestione delle chiome, in quanto lasciano superfici esposte molto ampie alle infezioni. In questi casi la pianta si sforza terribilmente per chiudere i grandi tagli attraverso gemme avventizie, cioè di emergenza, non solidamente congiunte con la struttura primaria.
“Gli alberi non si tagliano perché sono ammalati, si ammalano perché vengono potati in modo errato!”

Lavori urbani
Gli alberi nei contesti urbani subiscono frequentemente interventi che nel tempo possono rivelarsi fatali. I lavori edili di sbancamento vanno a eliminare gran parte del capillizio assorbente delle radici e talvolta arrivano a interessare perfino le radici portanti. Se si chiamano così, ci sarà pure un motivo. Nel giro di poco tempo, in ragione dell’entità degli interventi, il primo segnale di pericolo è dato dalla rapida inclinazione degli esemplari. In questi casi risulta evidente che siamo in presenza di una struttura indebolita a livello radicale. Proviamo a pensare se il trauma alle radici fosse abbinato a capitozzature ripetute nel corso degli anni: ci troveremmo alle prese con vere e proprie bombe a orologeria.
Nelle due foto che seguono si evidenziano i lavori di rifacimento di piazza Giotto ad Arezzo. La piazza ospita importanti esemplari tra cui platani e cedri i quali, durante le operazioni di sbancamento per il rifacimento del massicciato e per il nuovo assetto delle aiuole, hanno subito profondi tagli al capillizio radicale andando a interessare anche parte di quello portante. Fortunatamente gli alberi in questione non sono mai stati capitozzati (ad Arezzo il verde pubblico è gestito con buona professionalità). Tuttavia, come si può notare alla fine dei lavori, alcune aiuole ospitano piante visibilmente inclinate, in quanto la parte di destra ha il cordolo molto ravvicinato. A mio parere si tratta di alberi da monitorare.
Altri casi
Lo scorso anno mi trovavo a Soci, in comune di Bibbiena, presso un parco giochi. In quell’occasione notai una importante proliferazione fungina alla base del cedro che si vede nelle foto. Anche in questo caso parliamo di un tipo di fungo in grado di destrutturare la pianta al suo interno (fusto e radici). Il sopralluogo di oggi (15/02/2026), mette in luce una certa inclinazione della pianta, che a mio avviso deve essere oggetto di controlli costanti. In questo caso è il contesto in cui ci troviamo, cioè un’area altamente frequentata a elevare la soglia di attenzione, in quanto un eventuale cedimento a causa di forti venti potrebbe avere conseguenze drammatiche.
Interventi da mettere in pratica
Per ridurre il pericolo associato ai punti critici degli alberi identificati con valutazione di stabilità, si possono adottare diverse misure quali:
- Interventi di potatura conservativa per eliminare i rami più a rischio di rottura;
- Interventi di chirurgia mirati a rimuovere le parti che presentano carie del legno in fase iniziale;
- Per importanti lavori di asportazione del legno morto si può convenientemente stabilizzare i tronchi andando a riempire i vuoti con vari materiali (dal cemento all’applicazione di appositi polimeri o gel in grado di espandersi);
- Utilizzo di supporti strutturali come tiranti o puntelli per ridurre il carico su parti dell’albero più deboli;
- Effettuare cure colturali (concimazioni con prodotti specifici anche di origine naturale) per sostenere lo stato di salute dell’albero. E’ ormai acclarato che l’apporto di sostanza organica umificata alle piante, non solo consente di apportare i nutrienti consumati per gli accrescimenti, ma anche di liberare sostanze in grado di rafforzarne le difese immunitarie.
La madre di tanti problemi strutturali degli alberi: la potatura errata.
Il taglio di ritorno consiste nell’asportazione del ramo o della branca immediatamente al di sopra dell’inserzione con un ramo (o branca) di ordine inferiore (cioè, più “giovane”). Il ramo rimasto andrà a sostituire la cima asportata con la potatura. Le chiome presentano ramificazioni che dopo la potatura lasciano aree di taglio modeste (la parte asportata è di piccolo diametro rispetto a quella che resta). Non ci sono gemme avventizie che devono farsi carico di ricostruire la chioma, garantendo in tal modo una scarsa possibilità di attecchimento dei funghi cariogeni.
Il “de profundis” degli alberi: la capitozzatura
Cosa diversa sono i tagli di capitozzatura. Questi sono sempre un grave errore per tanti motivi. Molte specie non sopportano la capitozzatura infatti, un conto è un tiglio, le cui gemme avventizie consentono la ricostruzione della chioma, altra cosa sono un leccio o un cedro. Il primo, soprattutto se anziano e con la corteccia ispessita, ha molta difficoltà a emettere germogli da gemme avventizie, mentre il secondo non le ha proprio, e solo in rari casi riesce a sostituire l’asse principale con uno secondario (nelle conifere ciò è l’eccezione e non la regola!). Inoltre la capitozzatura è la porta di ingresso dei funghi cariogeni perché trovano un’area di taglio molto ampia che la pianta non è in grado di cicatrizzare.
Tutto è possibile. In Giappone, ad esempio, effettuano interventi conservativi su piante centenarie pur di conservarle in quanto, oltre ad un valore come organismo vivente, al vegetale viene attribuita una importanza storica e di conservazione della memoria.
Ma se In ultima analisi non si hanno risorse adeguate per le cure suddette, si applica il principio di precauzione eliminando gli alberi che non riusciamo a gestire.


