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venerdì, 17 Aprile 2026

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Per il rilancio di Campigna

Il comprensorio turistico – naturalistico di Campigna costituisce uno dei  principali gioielli del Parco nazionale,  sia per le ricchezze ambientali che racchiude : la Riserva Biogenetica di Campigna-Lama, la Riserva integrale di Sasso Fratino, le faggete vetuste insignite dall’UNESCO, sia perché  è l’unica località della Romagna e del Casentino dove si possono praticare gli sport invernali (ciaspole, sci da fondo e dal 2027 riprenderà la sua attività anche il modesto impianto per lo sci da discesa).

A differenza del passato oggi Campigna è frequentata in tutte le stagioni dell’anno da parte di un turismo in forte crescita che cerca un contatto diretto con la natura.

Come tale ha una importanza che va ben oltre i confini del Comune di S.Sofia e secondo noi Campigna deve essere vista come elemento di valorizzazione di tutto il crinale tosco-romagnolo, superando  la concorrenzialità che spesso caratterizza l’atteggiamento di molte amministrazioni.

Legambiente è notoriamente una associazione che si occupa di conservazione della natura ma che oltre come valore in sè la vede come condizione per favorire anche la valorizzazione compatibile del territorio, a cominciare da quello della montagna, per mantenere la presenza delle comunità locali.

Il nostro interessamento per il rilancio di Campigna è parte di questa visione.

Nelle settimane passate come circolo Alto Bidente abbiamo svolto incontri specifici con l’Ente Parco, con il Comune di S.Sofia, con l’Ufficio Territoriale per la Biodiversita (UTB) per le riserve naturali dello Stato e   con l’Amm.ne Provinciale di Forlì-Cesena, per  conoscere le loro posizioni circa le numerose problematiche dell’area.

La presenza di più soggetti pubblici, interessati a diverso titolo da questo territorio, se per certi versi è un fatto positivo, dall’altro ha reso più difficile, almeno fino ad ora, la definizione di un Piano pluriennale di azioni e la conseguente ralizzazione degli   interventi capaci, attraverso la piena cooperazione istituzionale di affrontare la soluzioni dei problemi, non che  dei relative finanziamenti.

Con la caduta della prima neve si è risvegliato anche il dibattito sulle prospettive di quest’area a partire dall’annuncio da parte del Comune di S. Sofia che, con la stagione invernale 2027, tornerà funzionante il piccolo impianto di risalita di M.te Falco.

Per noi è una notizia positiva in quanto la semplice sostituzione dell’impianto esistente non determinerà nessuna alterazione ambientale. Il cambio climatico ed il conseguente riscaldamento atmosferico in atto non devono però fare illudere nessuno che questa dello sci sia, come si è pensato in passato, una delle chiavi di volta per il futuro turistico di questa zona.

Ma vi sono tante altre azioni da intraprendere per migliorare l’organizzazione della fruizione in chiave sostenibile.

Proviamo ad elencare quelle che secondo noi sono le più importanti, fattibili ed urgenti.

Miglioramento dei parcheggi e messa in sicurezza della viabilità che collega Campigna al Pian dei Fangacci

  • A nostro avviso andrebbe ampliato innanzitutto il parcheggio posto al passo della Calla utilizzandolo, nei periodi di maggiore afflusso, come parcheggio scambiatore da dove trasferire i visitatori con dei mezzi elettrici fino alla località  Fangacci;
  • L’attuale parcheggio in loc. Fangacci dovrebbe essere organizzato in maniera moderna, dotandolo di servizi igienici adeguati e automatizzando l’ingresso e la sosta che andrebbe concessa   a pagamento come oramai avviene nelle più importanti località turistiche italiane.;
  • La messa in sicurezza delle alberature a bordo strada si rende necessaria per permettere la transitabilità piu sicura di ora rispetto al rischio che la caduta degli alberi posti ad  immediato ridosso della carreggiata possa interrompere anche per alcuni giorni, come è avvenuto nel recente passato, il passaggio  dei veicoli.

Loc. Campigna

Nel piccolo nucleo abitato trovano ora posto solamente n. 2 strutture turistico ricettive, oltre agli edifici adibiti ad ufficio del corpo di vigilanza dei carabinieri forestali. Un tempo non lontano alcuni di questi edifici di competenza del Ministero delle Foreste erano destinati a falegnameria e ad abitazione delle guardie forestali.

A nostro avviso occorrerebbe:

  • Destinare alcuni locali di proprietà forestale presenti nella frazione a punto tappa per gli escursionisti;
  • Realizzare un vero e proprio centro museale, utilizzando a questo fine sia l’attuale centro informazioni del Parco posto nella cosi detta Villetta, sia l’attuale edificio che ospitava la chiesa della frazione. Un museo moderno che serva a informare i visitatori sulla la storia della foresta Granducale  insieme a  quella della civiltà rurale che ha abitato Campigna e le frazioni vicine (Castagnolo, Celle, Pian del Grado ecc.) fino alla seconda metà del secolo scorso, ed infine per descrivere il valore scientifico e naturalistico della foresta di Campigna-Lama e di Sasso Fratino
  • Destinare l’edificio di proprietà della Provincia di Forlì-Cesena, posto all’ingresso della frazione, ed utilizzato in passato come abitazione del cantoniere della strada, a finalità turistico ricettiva, magari cedendolo a soggetti privati o pubblici interessati.

Loc .la  Lama (Comune di Bagno di R.)

In passato questa località costituiva un vero e proprio nucleo abitato con tanto di scuola, osteria, chiesa  ecc.

Ora gli unici edifici rimasti in piedi sono la Caserma forestale e la piccola chiesa. Gli altri edifici sono stati abbandonati da anni e sono attualmente cadenti. La loro gestione è affidata  all’Ufficio Territoriale per la Biodiversità di Pratovecchio.

  • A nostro parere occorrerebbe, insieme al mantenimento testimoniale dei ruderi, realizzare degli idonei  servizi igienici e utilizzare una parte dei locali dell’edificio ex caserma forestale  per permettere agli  studiosi e ricercatori incaricati di potervi permanere e pernottare  per espletare la propria attività in loco.

Loc. Prati della Burraia

A dominare il luogo, con la sua sagoma tutt’altro che ben inserita nel contesto, è il Rifugio CAI Citta di Forlì, da anni inutilizzato.

  • Secondo noi da parte del CAI dovrebbe o essere reso nuovamente funzionante oppure venire demolito . Al suo posto potrebbe sorgere un modesto bivacco per gli escursionisti che sempre più numerosi utilizzano il sentiero di crinale lungo il percorso della GEA.

Miglioramento della sentieristica e della segnaletica

I numerosi sentieri che si dipartono da Campigna o dal Passo della Calla sono sicuramente tra i più frequentati dell’intero Parco. Per questo dovrebbero godere di una manutenzione più accuarata e frequente, dotandoli anche di una adeguata cartellonistica che attualmente è molto carente. Andrebbe anche finalmente realizzata una piazzola per l’atterraggio di mezzi di soccorso

Le Azioni per ridurre al minimo le emissioni climalteranti e per favorire l’uso delle energie rinnovabili

  • Dalla frazione di Campigna e dal parcheggio de la Calla, sicuramente nei periodi di maggiore frequenza turistica ma non solo, dovrebbero esser incentivati gli spostamenti con mezzi elettrici pubblici, per altro di cui è stato  finanziato l’acquisto  da parte del Ministero già  da alcuni anni a favore del Parco. Purtroppo ancora non sono stati acquisiti e resi operativi;
  • Gli edifici pubblici presenti nel comprensorio dovrebbero essere dotati di pannelli solari per alimentare gli impianti di riscaldamento e per la produzione di energia elettrica per autoconsumo. Si dovrebbe anche chiedere alle strutture turistiche private di compiere uno sforzo per dotarsi di analoghi impianti tesi a ridurre al minimo l’utilizzo di fonti energetiche tradizionali.

Conclusioni

Nel corso degli incontri che abbiamo avuto ci è parso di cogliere una positiva disponibilità dei vari soggetti pubblici più direttamente interessati (Parco, Comune di S.Sofia, UTB, Provincia di Forlì-Cesena).

Il punto, a nostro avviso, è ora quello di passare dalle parole ai fatti; fatti che sappiamo non sono facili da realizzare sia per la necessità di risorse importanti, sia per le diverse procedure  autorizzative necessarie .Ma soprattutto perchè agire collettivamente da parte dei soggetti pubblici coinvolti   a volte puo sembrare  sconveniente  perché lede i propri margini di autonomia.  Anche alla luce dell’esperienza e delle lungaggini registrate fino ad ora nell’affrontare i problemi della zona, riteniamo non esista un’altra strada da percorrere. Sappiamo anche che quando si vuole le cose si fanno. Verificheremo così nei prossimi mesi chi è disponibile a collaborare fattivamente e chi solo a parole per favorire il miglioramento della zona. Fino ad ora, anche perché il territorio in questione è compreso in grandissima parte nel territorio di S.Sofia,  la risoluzione di molti dei problemi che abbiamo trattato in questa nota  sono stati posti a carico di quel Comune. A nostro avviso non si deve continuare così sia per le limitate disponibilità operative e finanziarie del Comune, sia perchè  Campigna è patrimonio dell’intera Comunità romagnola ,che è anche  quella che ne fruisce maggiormente. Per questo a fianco del Parco e del Comun e di S.Sofia debbono essere impegnati anche gli Enti , dalla Regione, alla Provincia ed ai Comuni capoluogo ,  in una logica di perequazione territoriale che deve valere sempre a favore dei territori montani  e principalmente quando essi forniscono alla pianura una risorsa preziosa come è l’acqua.

Lo strumento più idoneo per affrontare le difficoltà politico-burocratiche che si sono registrate fino ad ora e fare così assumente ad ogni soggetto la propria parte di responsabilità è quello dell’Accordo di Programma, regolato da tempo da precise norme di legge. Accordo di programma che definisca insieme agli obiettivi strategici di medio termine anche le azioni che ogni soggetto si impegna a realizzare, la relativa tempistica e le risorse necessarie. Logicamente occorre un soggetto capofila che abbia la forza e la capacità di coordinare la realizzazione del programma a base dell’Accordo stesso. Non sta a noi ne indicare chi debba essere il capofila nè i soggetti pubblici che debbono o possono fare parte dell’Accordo . Si tratta, sempre da parte dei soggetti pubblici, stabilire anche la fattibilità e la opportunità o meno che anche gli operatori privati più direttamente interessati prendano parte all’Accordo di programma. In questo caso ravvisiamo però la necessità, oramai imprescindibile, che gli stessi operatori si organizzino tra di loro e diano vita ad una forma associativa, sia per coordinare le proprie offerte e la relativa promozione, sia per avere una voce unitaria per il dialogo con i soggetti pubblici.

I finanziamenti andranno ricercati ben oltre le singole disponibilità degli Enti coinvolti direttamente. Le fonti a cui attingere possono essere diverse: da quelle Ministeriali a quelle dei Fondi Strutturali Comunitari e più  in generale quelle offerte  vari  finanziamenti europei che sono previsti, anche per questo  territorio,  dalla Regione Emilia-Romagna. Ci preme a questo proposito  ribadire che pur trattandosi di un territorio compreso all’interno di un Parco nazional e  sottoposto come tale alla vigilanza del Ministero, la Regione Emilia-Romagna  ha un ruolo ed un impegno primario da assolvere, non fosse altro perchè sia il Piano del Parco che quello del Piano di Sviluppo previsti dalla Legge 394 sono di sua  competenza. Fino ad ora questo impegno da parte della Regione è stato troppo debole e discontinuo. Così come da parte del Parco nazionale ci aspettiamo per i prossimi anni un impegno importante, almeno pari a quello dedicato ad altri versanti ed altre località dell’area protetta.

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