di Francesco Benucci – Ultimo minuto: sul rettangolo verde regna l’equilibrio assoluto, le due compagini si equivalgono, il pallone diventa sempre più pesante, sia nelle rispettive panchine che in tribuna si vivono quegli istanti sul filo della tensione. Ma proprio quando la partita sembra ormai incanalata verso il pareggio, la sfera giunge sul sinistro del capitano della squadra di casa, al limite dell’area di rigore avversaria: sguardo verso l’obiettivo, postura, tecnica, tiro. Nel momento in cui il pallone inizia la sua traiettoria ascendente tutti, pubblico e giocatori, trattengono il fiato, osservano, chi speranzoso chi timoroso, l’evoluzione della giocata, custodiscono le emozioni pronti a lasciarle fluire, finché la conclusione si insacca all’incrocio: gol!
E allora, dietro al gesto risolutivo nel mondo del calcio, quante sensazioni, quante storie, quanti ricordi. Di tutti questi aspetti, a partire dalle prodezze col pallone tra i piedi, è testimone prezioso Carlo Zanchini che, di episodi simili a quello descritto sopra, ne ha vissuti tanti, nel corso della carriera: tra le varie tappe del formidabile giocatore e goleador nativo di Santa Sofia potremmo segnalare la trafila nelle giovanili del Cesena, l’esordio in Serie B e con la maglia azzurra della nazionale juniores, il privilegio, in un’amichevole, di aver segnato ad Albertosi, l’esperienza in Serie C al Livorno con un allenatore come Giovan Battista Fabbri, la chiamata nel Vicenza dove gioca un giovane Paolo Rossi.
Eppure, nonostante queste istantanee risultino entusiasmanti e al contempo indimenticabili, i gol più belli, intesi anche come scelte di vita, Carlo li fa quando si spengono i riflettori della ribalta e si accendono le luci, meno appariscenti ma più appaganti, della realtà di provincia: il trasferimento ai biancorossi, per volontà del Cesena, non va in porto, il nostro viene girato al Pro Vasto ma, deluso per l’andamento della trattativa, decide di terminare la sua avventura professionistica a circa 25 anni. E proprio qui il suo percorso segue una traiettoria così imprevedibile da ricordare le leggendarie parabole del suo magico sinistro: una partita estiva tra amici lo fa entrare in contatto, tramite una conoscenza in comune, con Natale Sestini e col Casentino, quindi con la futura moglie e infine col Pratovecchio, la cui società, guidata da Lituani e impegnata in un’importante campagna di rafforzamento, non si fa sfuggire la possibilità di tesserare uno dei giocatori più forti di sempre in maglia rossonera.
E a caratterizzare un’avventura entusiasmante che si protrae dal 1976 al 1987 sono ovviamente le prodezze dentro al rettangolo verde (i numeri parlano chiaro: ben 158 reti in 329 partite!) ma altresì, a rendere il tragitto intrapreso particolarmente intenso, duraturo e segnante, ci sono i “gol” messi a referto fuori dal campo: matrimonio, amicizie solide e sentite, ricordi indelebili, responsabilità e consapevolezza. E la convinzione circa la direzione imboccata, è ulteriormente confermata quando, una volta appese le scarpe al chiodo, frequentato, nel 1988, il corso per allenatori a Coverciano, decide di dedicarsi completamente al settore giovanile, con l’intento di trasmettere ai ragazzi quanto appreso e vissuto sin da piccolo, mettendo così a frutto gli insegnamenti dell’esperienza pregressa, e, parimenti, malgrado altre proposte pervenute, resta in loco, svolgendo il ruolo di mister per Falterona e Pratovecchio, senza mai recidere il legame affettivo e familiare col Casentino.
Un legame, quello con lo sport e con ciò che lo sport gli ha infuso, che trova espressione anche nei tornei over 40 organizzati, nel corso degli Anni ’90, con la presenza anche di squadre come l’Arezzo, e che lo vedono partecipare in prima fila e sempre in cima alle classifiche di rendimento! E oggi? Oggi, il bagaglio di vita di Carlo, in virtù di un viaggio così ricco di tappe ed emozioni, contiene memorie, insegnamenti, messaggi, che, nel momento in cui si ascoltano, vanno a segno esattamente come quelle marcature che hanno costellato le sue peripezie sul terreno di gioco: e allora restiamo rapiti quando ci racconta delle sensazioni uniche che regalavano gli stadi gremiti di un tempo, nell’istante in cui, nell’ambito del professionismo, risalivi dal sottopasso e ti immergevi in una marea di tifosi, riflettiamo amaramente allorché esprime le sue considerazioni sul calcio odierno, sulle tribune vuote o quasi, sul gioco prevalentemente orizzontale e basato sulla corsa, dove si tira poco da fuori area, manca il laterale che salta l’uomo e crea la superiorità numerica, i difensori non marcano come una volta, è sempre più raro trovare chi insegna la tecnica di base e la coordinazione nei movimenti, ci consoliamo mentre pensa alla natura comunque aggregante degli sport di squadra in generale e del pallone in particolare, una natura che può creare qualcosa di bello dentro e fuori dal campo e che può prolungarsi negli anni, come testimonia il fatto che il nostro ancora si ritrova con ex colleghi della prima ora come Orlandi, Valentini, Scanziani, concordiamo non appena, da storico ex capitano, ci ricorda che tale ruolo deve essere svolto soprattutto nei momenti negativi, entrando nella testa dei compagni, anticipando dinamiche potenzialmente dannose, avendo il polso del gruppo e della sua gestione emotiva e aiutando chi è più in difficoltà, chi sta attraversando un periodo di debolezza.

Insomma, parlare con Carlo Zanchini, tramite ricordi, aneddoti, riflessioni, dà ancora più valore a un viaggio, sportivo e umano, emozionante ed entusiasmante, variegato e formativo: è come scendere in campo accanto a lui, prepararsi meticolosamente nello spogliatoio, emergere dal sottopasso facendosi travolgere dal tripudio della folla, respirare profondamente al fischio d’inizio, seguire il tragitto della sfera, assistere al momento in cui l’addomestica dolcemente col suo sinistro, trattenere il fiato, emozionarsi quando parte il tiro che, magnifico e liberatorio, gonfia la rete avversaria e, finalmente, esultare con quell’esclamazione gioiosa, simbolica e, nella nostra storia, così significativa: gol!


