di Gabriele Versari – Nel momento storico attuale gli scenari di potere globali ci costringono ancor di più a tenere bene a mente quanto successo nel secolo scorso. La guerra e tutte le sue conseguenti atrocità sono, ad oggi, nuovamente temute, differentemente da quanto succedeva anche solo qualche anno fa, in un periodo in cui il tema bellico era percepito dall’opinione pubblica come desueto o per lo meno non rilevante, almeno per quanto riguarda il Mondo Occidentale.
Nel 2026, con l’invasione americana del suolo venezuelano, le ambizioni groenlandesi di Trump, la crisi in Medio Oriente, la guerra russo-ucraina, il tema del riarmo europeo e tanti altri conflitti meno raccontati, ma non per questo inesistenti, rendono lo scenario mondiale odierno non più sicuro come un tempo. Con l’intento sempreverde di divulgare informazione di spessore, questo mese la redazione di Casentino2000 intende ribadire l’importanza del tema della memoria. Ricordare il passato è fondamentale per evitare di commettere gli stessi errori (in questo caso crimini ed eccidi di guerra) in futuro. Nel presente testo si pone infatti l’attenzione su una vicenda che alla fine di gennaio ha avuto un’importante svolta in termini processuali: il riconoscimento del diritto di risarcimento da parte di due fratelli, i quali si sono visti portare via il padre, Ferdinando Santini (residente a San Piero in Frassino, Ortignano Raggiolo), dai soldati tedeschi durante la Seconda Guerra mondiale. Una vicenda processuale che ha origine dall’impellenza dei fratelli Santini di chiedere giustizia per quanto successo al povero padre.
L’avvocato Saverio Agostini ha seguito il processo che ha portato al riconoscimento del risarcimento. Con quest’ultimo abbiamo approfondito i tratti salienti della vicenda giudiziaria.
Come si è sviluppato l’iter processuale? Cosa ha sancito la sentenza? «La storia giudiziale nasce dalla volontà dei due fratelli Santini, di 82 e 87 anni, di chiedere un risarcimento a seguito dell’istituzione di un Fondo per i parenti delle vittime del nazifascismo, istituito presso il Ministero dell’Economia e delle Finanze. Dopo essere venuti a conoscenza che il nostro studio legale stava lavorando ad altri casi analoghi avvenuti nei territori di Vallucciole (comune di Pratovecchio Stia), di Partina e del Moscaio (comune di Bibbiena) ed essendo amici di alcuni di questi nostri clienti, ci contattarono appena in tempo per poter intraprendere la causa civile. Era stato infatti imposto un termine per poter accedere al Fondo, ovvero il 31 dicembre 2023. Nello stesso 2023 la causa ha avuto inizio. Abbiamo citato la Repubblica Federale di Germania, la Presidenza del Consiglio dei ministri e il Ministero dell’Economia. A quel punto l’Avvocatura dello Stato si è costituita per conto della Presidenza del Consiglio. I tempi processuali si sono dilatati più di quanto ci aspettassimo, poiché nel bel mezzo della causa è cambiato il giudice.
Per fortuna, alla fine di gennaio di quest’anno, la causa è terminata con la sentenza che riconosce ai due fratelli il risarcimento per la morte del padre, prima costretto a lavorare a Monte Borgnoli, poi portato a San Piero in Frassino (entrambe frazioni di Ortignano Raggiolo) e impiccato ad un palo della luce, per poi essere lasciato appeso per tre giorni con lo scopo di intimorire chiunque avesse posto resistenza ai tedeschi. Il supporto principale in questa dinamica processuale è arrivato dal Comune di Ortignano Raggiolo, che si è prestato totalmente per reperire i documenti utili per provare la vicenda. L’ufficio anagrafe ci ha mostrato il registro nel quale vengono annotate le morti. Dallo stesso registro è stato poi possibile rinvenire l’atto di morte del povero Ferdinando Santini. Il documento recita la trascrizione da parte dell’ufficiale dell’anagrafe di allora della lettera scritta dai Carabinieri di Bibbiena e inviata all’epoca dei fatti della vicenda.
Era anticipata dalla dicitura: “morte avvenuta in conseguenza di azione violenta ad opera dei BARBARI TEDESCHI. Santini Ferdinando (…) nato il 22 marzo 1920 in Ortignano, domiciliato e residente, colono, celibe, in località Brozzi, deceduto a San Piero in Frassino in data 4 luglio 1944, mediante impiccagione ad un’antenna della luce elettrica e tenuto esposto per tre giorni alla vista dei passanti”. Il riferimento a quest’ultimo atto ha certamente facilitato il nostro lavoro. Il giudice ha riconosciuto ai nostri clienti la cifra complessiva di un milione e 60mila euro circa. Sicuramente è una cifra considerevole, ma più che la somma in sé tenevamo al riconoscimento della veridicità dell’accaduto. I due fratelli possono finalmente dirsi soddisfatti, il percorso giudiziario è terminato al meglio. Il risarcimento sarà erogato quando la sentenza sarà passata in giudicato».
Le cause di richiesta di risarcimento riguardavano solo le vittime di crimini nazifascisti? «Riguardavano anche le deportazioni presso i campi di concentramento e/o sterminio. Oltre alla documentazione dell’ufficio anagrafe, siamo riusciti a rintracciare anche il “Notiziario Bibbienese” del 1975, nel quale è inserito il racconto del parroco di Bibbiena, che al tempo era parroco anche di San Piero in Frassino. Nel giornale, lo stesso sacerdote racconta la vicenda dell’impiccagione in maniera molto precisa per averla vista con i propri occhi. Nello specifico, quando rammenta il passaggio dei tedeschi con i prigionieri a San Piero, il parroco racconta:“Tra gli ostaggi che si trascinano dietro da Monte Borgnoli, carichi come bestie da soma, riconosco il Santini Ferdinando, che poco dopo verrà impiccato al ponte di San Piero in Frassino”. Di fatti oggi nella zona di quel ponte è presente una lapide con un epitaffio in memoria della vittima, proprio nel punto in cui giaceva il palo della luce a cui è stata tremendamente impiccata».
Oltre ai possibili ricorsi che potreste affrontare prima di chiudere del tutto la causa, quali altri ostacoli impediscono la liquidazione immediata del pagamento? «Bisogna prendere atto che le operazioni del Ministero legate a questo Fondo di risarcimento si susseguono in maniera molto lenta. Ho presentato una domanda di accesso al Fondo per alcune persone nel settembre 2023 e ancora non siamo riusciti ad ottenere l’importo richiesto. Sia perché sono state presentate moltissime domande da tutta Italia, sia perché pare che il fondo non disponga di finanziamenti sufficienti; dunque, occorre attendere che i capitoli di spesa siano rifinanziati per ottenere il pagamento. Si tratta di un fondo interamente costituito con proventi statali. Ci sono evidentemente alcune difficoltà, rimaniamo in attesa di avere notizie».
Oltre alla vicenda di San Piero in Frassino, come studio legale avete quindi seguito anche altre cause legate a crimini e eccidi nazifascisti… «Come detto in precedenza, abbiamo seguito e stiamo seguendo molti parenti delle vittime delle stragi di Vallucciole, di Partina e del Moscaio, verificatesi tutte il 13 aprile del 1944. Abbiamo seguito tutti e tre i gradi di giudizio del processo portato avanti dal Tribunale Militare di Verona che ha fornito la base per la richiesta dei risarcimenti. Ad oggi, da quello che sappiamo, sembra che ci sia stata una prima liquidazione del risarcimento dei danni avvenuta per un caso verificatosi nel contesto dei fatti di Civitella in Val di Chiana. Dunque, continueremo ad attendere. È stato un lavoro impegnativo, ma sicuramente edificante. Il nostro impegno ha voluto onorare le vittime di quelle stragi».
Per concludere, in qualità di giornalista tengo a ringraziare personalmente l’Avvocato Saverio Agostini e tutto il suo studio legale per l’immenso lavoro svolto e l’importanza della sua missione, che in estrema sintesi può essere definita con la parola “ricordare”. Riuscire ad ottenere l’approvazione dei risarcimenti è sicuramente una vittoria, anche se tardiva. E non si tratta di un mero premio economico: si tratta soprattutto di un riconoscimento, da parte dello Stato italiano, di una macabra vicenda abbattutasi su un concittadino, e dell’assoluto rispetto che ne consegue, rispetto che si concretizza anche nel ricordo.
Riprendendo quanto detto all’inizio del presente articolo, occorre prestare attenzione alle scelte politiche che si compiono, poiché pare che nel contesto attuale, di paura e di incertezza verso il futuro, l’unica salvezza possa essere affidarsi a leader dal pugno di ferro, dall’orizzonte quasi autoritario che sembrano avere la situazione in mano. È facile cadere in tentazione di tali impulsi, che nell’immediato sembrano dare rifugio sicuro, ma a lungo andare non fanno altro che alimentare l’insicurezza.
Di fatto, come si può evincere dalla vicenda appena sviscerata, gli estremismi portano inevitabilmente a scenari di violenza, e la violenza è una spirale fatta di omertà, di silenzi, di indifferenza e, infine, solitudine. Occorre agire coscientemente e non di pancia, dare peso ad ogni scelta, in quanto, inevitabilmente, le decisioni del collettivo tracciano la linea della storia.



