di Francesca Maggini – Metti due amici, la condivisione di una grande passione, la voglia di pedalare e il gioco è fatto. A mente fredda, a distanza ormai di alcuni mesi, ma con l’entusiasmo ancora tangibile sul volto e soprattutto nel cuore, Stefano Boschi e Federigo Zampini ci raccontano la loro avventura.
Lo scorso 21 giugno un viaggio di 405 chilometri, una pedalata di oltre 15 ore li ha portati dritti da Bibbiena a Milano, in sella alle loro bici, fedeli compagne di viaggio in un’impresa tanto faticosa quanto eroica per due ciclisti amatoriali. Con emozione e con grande gioia ci raccontano questa avventura.
«Innanzitutto abbiamo avuto la conferma, se mai ce ne fosse stato bisogno, che il ciclismo è senz’altro allenamento, cuore, gambe, ma è soprattutto testa. Quello che abbiamo fatto sarebbe stato impossibile senza una predisposizione mentale al sacrificio, alla fatica, alla voglia di superare tutte quelle piccole e grandi avversità che in un viaggio così lungo non mancano mai. Siamo partiti alle tre di notte (con i fanalini) ed abbiamo affrontato subito il Passo della Calla. In cima al valico abbiamo trovato la luce del sole quindi è stato possibile fare la discesa in sicurezza, senza troppi problemi. Arrivati in pianura è cominciata la lotta dei chilometri.
Abbiamo dovuto ragionare a piccole tappe. Forlì, Faenza, Imola poi siamo entrati a Bologna dove abbiamo percorso diversi chilometri di pista ciclabile. Superato Modena, in breve tempo abbiamo raggiunto la metà del nostro lungo viaggio: avevamo percorso circa duecento chilometri e ne mancavano altrettanti all’arrivo. Parma, Piacenza ma a quel punto è iniziata una vera e propria odissea dentro la metropoli. Il meteo fino a quel momento non aveva fatto sorprese: non troppo caldo, poco vento, quindi giornata tutto sommato ideale per pedalare. Gli ultimi venti chilometri sono stati drammatici. A Melegnano si è alzato un vento incredibile. Raffiche fortissime che hanno rischiato di buttarci a terra. Quando si è calmato il vento si è scatenato un nubifragio. Pioggia torrenziale, tuoni, fulmini, e per non farci mancare nulla abbiamo anche dovuto riparare una foratura.
Le nostre tribolazioni si sono attenuate quando, come premio di consolazione, siamo giunti finalmente al cospetto del magnifico Duomo di Milano. La gioia per aver raggiunto la meta è stata comunque superiore a qualsiasi atra cosa. La giornata è finita in camera d’albergo dove, con un meritato riposo, abbiamo recuperato le energie, fisiche e mentali, spese lungo il viaggio. Nonostante la fatica e la stanchezza però questa esperienza è stata davvero esaltante. Non sarà forse possibile fare di più in un solo giorno: Bibbiena – Milano, in una singola uscita, rappresenta probabilmente il limite umano per ciclisti della nostra età e con le nostre caratteristiche, ma di sicuro nel prossimo futuro ci inventeremo qualcosa. Mai fermarsi, mai mollare…
Il ciclismo ci fa sentire ancora ragazzi, non siamo ovviamente ciclisti di professione, facciamo tutt’altro nella vita. Federigo lavora come camionista mentre io lavoro in ufficio in ferrovia. Siamo compagni di ciclismo da 10 anni, condividiamo con rispetto questa passione e questa impresa non è la prima e non sarà l’ultima! Siamo un gruppo molto affiatato ed abbiamo preso l’abitudine di organizzare ogni anno delle «imprese pazze». In bici siamo andati a Roma, a Venezia, al Lago di Garda, questa di Milano è soltanto l’ultima delle nostre follie, fino alla prossima, ovviamente! Il collante e il motore di tutto è la grande passione, il ciclismo per entrambi non rappresenta solo un hobby o un passatempo, la bicicletta ce l’abbiamo nel DNA. Nel ciclismo abbiamo scoperto il mezzo per mantenere uno stato di forma soddisfacente, divertendoci. Il che non significa che non facciamo sforzo: il ciclismo è fatto principalmente di fatica, ma è una fatica che si accetta e che alla fine si apprezza. Non è semplice ma ci sono diversi ingredienti che occorrono affinché la ricetta si realizzi. Uno su tutti la predisposizione mentale alla sofferenza, alla fatica e anche al dolore.

Per compiere un’impresa del genere occorre stare in sella tantissime ore per cui la preparazione fisica deve essere adeguata, ma oltre a questo occorre una grande forza mentale. Quando parti sai benissimo che starai in sella tutto il giorno e che dovrai affrontare tutti quei piccoli, grandi problemi che potrai incontrare in un viaggio così lungo. Ed il segreto è l’essere mentalmente predisposti ad affrontare tutto questo. Ci siamo riusciti perché ci sentiamo di dirti che niente ci avrebbe fermato: la nostra volontà avrebbe superato qualunque ostacolo. Erano con noi altri due amici che fanno parte del nostro gruppo.
Uno è Roberto Chiaramonti e l’altro è Leo Lacrimini, Roberto ha pedalato con noi, mentre Leo ha fatto da autista al pulmino che abbiamo utilizzato per il rientro a casa. Prima di chiudere una raccomandazione a chi, come noi, vuole cimentarsi in queste avventure: è necessario e fondamentale, oltre un adeguato allenamento fisico, fare dei controlli periodici e sottoporsi a visite mediche sportive per il ciclismo agonistico. Sono dei test che controllano le nostre funzioni vitali in condizioni di stress fisico, anche intenso».
Dalle parole di Stefano e Federigo traspare, oltre la grande passione, quanto sia forte il legame fra bici e benessere, un benessere che passa dal fisico e arriva fino alla testa. L’euforia della partenza, durante il viaggio, lascia il posto alla stanchezza fisica e mentale, nel percorso ogni difficoltà diventa parte integrante dell’avventura stessa, ogni chilometro conquistato una prova di resistenza e una lotta contro sé stessi che permette di conquistare la meta attraverso una grande forza di resilienza e determinazione.


