di Francesco Benucci – Ci sono dei luoghi magici in cui spirito e materia sembrano abbracciarsi in una sorta di reciproca comprensione, dove cielo e terra si avvicinano fino quasi a toccarsi, in cui gli opposti si attraggono vivificandosi vicendevolmente. E il Casentino non fa eccezione, allorché si tratta di ospitare queste nicchie emozionanti e suggestive dove l’animo trova pace e serenità: basti pensare alla cornice, unica nel suo genere, del Santuario della Verna.
Ebbene, un sito già impagabile da un punto di vista religioso, tra preghiera e raccoglimento, si è recentemente arricchito con una gestualità diversa, ma che va a incastonarsi perfettamente in un disegno coerente e complessivo: ecco allora che le mani, prima giunte e rivolte verso l’alto, si allargano, si immergono nella viva terra e traggono i generosi frutti, i veri e propri tesori, di uno scrigno secolare nonché amico, l’Antico Orto dei Frati.
Ma per capire meglio i perché e i come di una rinascita, facciamo un passo indietro: è il 2021 quando il sodalizio Cooperativa In Quiete, promosso da Andrea Gambassini, Alessandro Volpone e Sara Baldini e già protagonista del recupero e della valorizzazione dell’Antica Acquacoltura Molin di Bucchio, decide di intraprendere un nuovo ambizioso progetto, rivolgendosi ai frati, con cui collaboravano proficuamente già da tempo nell’organizzazione di eventi più attinenti al versante laico, e proponendo di ridare nuova linfa a un ettaro di bellezza, abbandonato da anni, collocato nei pressi della Cappella degli Uccelli a 100 metri circa dall’ingresso del santuario, in un contesto paesaggistico evocativo e affascinante.
Qui, nel suddetto appezzamento, su monumentali muri a secco, alcuni dei quali alti 4 o 5 metri, i francescani, nel corso dei decenni, hanno destinato un terzo del terreno ai fiori del sacramento indirizzati ad abbellire la chiesa, un terzo a piante arboree e un terzo a piante officinali, studiate, miscelate e utilizzate nella relativa farmacia. E dopo un periodo in cui questo uso fruttuoso e al contempo prezioso si era interrotto, oggi, su iniziativa dei tre amici valligiani, è scoccata la scintilla che ha riportato il podere all’antico splendore, rispettando la menzionata destinazione d’uso.
Si è trattato di un percorso lungo e impegnativo che ha richiesto volontà, sacrifici, idee e collaborazione, tutti aspetti corroborati passo dopo passo: dal progetto iniziale, elaborato da Andrea, Alessandro e Sara e successivamente approvato dai frati, all’oneroso investimento, in particolare per ripristinare i muri a secco, laddove il contributo del Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi e la partecipazione ai bandi promossi tramite il PNRR hanno svolto un ruolo fondamentale. E così, in virtù della sinergia dei tre partner in precedenza citati (Cooperativa, frati, ente Parco), il proposito iniziale si è progressivamente concretizzato: in primis hanno posizionato le staccionate e i camminamenti, quindi hanno ripristinato l’antica cisterna alimentata da acqua piovana e i muri a secco, sempre in ossequio all’aspetto originale, con, all’ingresso, una porzione di terreno umida con le piante acquatiche, e il resto del podere metà foresta, la cosiddetta area wild, e metà formato da gradoni ognuno con una o più destinazioni, il primo per i fiori del sacramento, usati nelle celebrazioni liturgiche, il secondo per le piante autoctone del parco, comprensivo anche di specie rare e a rischio estinzione tra cui le orchidee selvatiche, il terzo, il più esteso, designato a ospitare le specie officinali e il giardino degli organi (con ogni aiuola “assegnata” a un organo specifico, ad esempio del cuore, del polmone, etc.), l’aiuola delle piante tintorie, destinate alle colorazioni, e l’area didattica dell’orto. In aggiunta, hanno creato anche due zone per gli insetti, una per gli insetti impollinatori (bee hotel) e una per il legno morto e gli insetti che lì trovano il loro habitat ideale.
Il risultato di questo incredibile lavorio è la rinascita di uno di quei luoghi magici in cui i tesori della terra diventano stimolo e meraviglia per i sensi, per il cuore e per lo spirito; e il conseguimento di obiettivi così ragguardevoli ha visto la partecipazione di tanti attori, oltre a quelli già ricordati in precedenza, che meritano un sentito ringraziamento: dall’ex Padre Guardiano Francesco Brasa, che ha avviato il progetto, all’attuale Padre Guardiano Guido Fineschi, che lo sta portando avanti, avendo pure lui sposato in pieno il proponimento in oggetto, da Lucio Valeri e i suoi collaboratori, che hanno eseguito i lavori sui muri a secco con esperienza, professionalità e riscontri ottimali, all’ortolano Roberto Mattesini che ha aiutato nell’avviamento pratico sul campo. E il contributo convinto, entusiasta e volenteroso di molti è funzionale ad obiettivi importanti che i nostri si sono posti sin da agosto, quando il sogno dell’antico orto ha preso effettivamente avvio: se la finalità della Cooperativa, come già palesato con Molin di Bucchio, è quella di prendersi cura di luoghi trascurati e di rivitalizzarli, interrompendo il circolo vizioso dell’abbandono, ridando anima e opportunità a siti storici tramite il loro ripristino, in questo caso, restituendo altresì l’energia e la bellezza tipiche della Verna, hanno realizzato un unicum in Casentino, un giardino botanico in cui osservare la flora spontanea e le specie ivi presenti, con visite guidate ogni weekend da maggio a novembre, conservando e trasmettendo la cultura locale tramite la conoscenza di come si può interagire e lavorare a contatto con la natura (colorando e curandosi con le piante, facendo cestini in legno di vimini, etc.), in una sorta di educazione alla ruralità, proponendosi dunque come un ponte e parimenti una banca dati di questo patrimonio di conoscenze storiche/agresti, organizzando laboratori, sia per le scuole che per gli adulti, incentrati sulle piante tintorie, sulle piante edibili, sugli insetti impollinatori, sulle farfalle, sulla connessione tra Orto e Antica Farmacia e chi più ne ha più ne metta.

L’orario di apertura (consultabile tramite la pagina instagram “anticoortofratidellaverna”) è dalle 10:00 alle 17:00, sabato, domenica e festivi fino al 30 giugno, venerdì, sabato, domenica e festivi nei mesi di luglio e agosto, sabato, domenica e festivi a settembre e ottobre.
Insomma, nella nostra valle, grazie alla solerzia e alla lungimiranza di un gruppo di ragazzi volenterosi e sognatori, è tornato a vivere un angolo che tramanda bellezza, cura, attenzione, dialogo, ascolto. E già i primi riscontri delle scolaresche, in visita in loco, e per le quali vorrebbero diventare un punto di riferimento con attività sempre più formative, interessanti e coinvolgenti, confermano quanto esposto sopra, nel momento in cui comunicano il valore essenziale attribuito ad aspetti all’apparenza comuni e parlano di pazienza e rispetto: e forse, proprio in questi insegnamenti e in queste aperture verso la conoscenza e la sensibilità, risiede la peculiarità più appagante e corroborante di questi, inestimabili, tesori della terra.


