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martedì, 9 Giugno 2026

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Le briofite, piante antichissime

di Marco Roselli – I muschi sono piante primitive appartenenti alle briofite, un gruppo vegetali che si riproducono tramite spore e per primi, milioni di anni fa, hanno conquistato la terra emersa, derivando le proprie strutture di ancoraggio direttamente dalle alghe. Non hanno radici vere e proprie, non hanno fusti eretti e neppure tessuti vascolari, ma occupano il pianeta dall’alba dei tempi. Le briofite sono quindi l’anello di congiunzione tra le piante acquatiche e quelle terrestri. Fanno parte delle briofite oltre ai muschi, le epatiche e le antocerote; queste ultime due hanno foglie che somigliano a delle alghe e vivono in ambienti molto umidi.

I muschi agiscono come “spugne” naturali in quanto sono capaci di assorbire grandi quantità d’acqua (fino a 15 litri per ogni kg di muschio secco), prevenendo l’erosione del suolo. Sono inoltre eccellenti bioindicatori: la loro sensibilità permette di monitorare la qualità dell’aria e dello stato di salute dell’ambiente.

Nel muschio abita un animale invisibile dotato di superpoteriQuando camminiamo sopra i muschi oppure li estirpiamo dal giardino perché non ci piacciono, abbiamo a che fare con una forma di vita antichissima, solo apparentemente semplice, infatti, quel cuscinetto verde sul muro del giardino non è solo muschio. È una città — e dentro ci vive l’animale più indistruttibile mai scoperto. È lungo mezzo millimetro e sopravvive a condizioni che ucciderebbero qualsiasi altra forma di vita conosciuta.

Il tardigrado Il tardigrado (Tardigrada Spallanzani – 1776) detto anche maialino del muschio ha otto zampe tozze con artigli microscopici e dimensioni di mezzo millimetro. E’ un piccoletto invisibile a occhio nudo, ma dotato di veri superpoteri! Cammina lentamente nel film d’acqua tra le foglioline del muschio — per questo lo chiamano anche “orso d’acqua.” Visto al microscopio sembra, appunto, un orsetto gommoso trasparente. Mangia cellule vegetali e alghe perforando le pareti cellulari con uno stiletto boccale e succhiando il contenuto. Vive, si riproduce, invecchia nel muschio del tuo muretto — a pochi centimetri dalla tua mano, ogni volta che apri il cancello.

Capace di criptobiosi La resistenza del tardigrado è la ragione per cui i biologi lo studiano da centocinquant’anni senza aver ancora capito tutto. Quando l’ambiente diviene secco — e il muschio sul muro si asciuga regolarmente sotto il sole estivo — il tardigrado non muore, perché entra in una sorta di quiescenza detta criptobiosi*. Ritrae le zampe, espelle quasi tutta l’acqua dal corpo, si raggrinzisce in una forma chiamata “tun” — un barile microscopico disidratato — poi si spegne. Il metabolismo scende a meno dello 0,01% del normale. Non respira, non mangia, non invecchia. Semplicemente aspetta.

Quando la pioggia bagna il muschio, il tardigrado si reidrata in pochi minuti e il suo metabolismo riparte. Le zampe si estendono e riprende a camminare come se non fosse successo niente. L’interruzione può durare giorni, mesi, addirittura anni!  Il record documentato di sopravvivenza in stato di criptobiosi supera i trent’anni per tardigradi conservati in un museo.

In stato di “tun”, il tardigrado sopravvive a temperature che vanno da -272 gradi C°— un grado sopra lo zero assoluto (zero gradi Kelvin corrispondono a – 273,15° C) fino a +150° Centigradi!

Niente stress! Se ne frega della pressione ed è un animale “spaziale”! Il tardigrado sopravvive a pressioni seimila volte superiori a quella atmosferica. Il fondo della Fossa delle Marianne, dove un batiscafo verrebbe schiacciato come una lattina di Fanta, per lui è un sollievo. Sopravvive al vuoto dello spazio — nel 2007 i tardigradi sono stati esposti allo spazio aperto in orbita per dieci giorni e sono tornati vivi. Sopravvive a dosi di radiazione migliaia di volte superiori a quelle letali per un essere umano. Produce una proteina unica (una proteina speciale chiamata heat-shock proteins) che protegge il DNA dai raggi cosmici avvolgendolo come un’armatura molecolare. Nessun altro animale multicellulare si avvicina a questa resistenza. Il tardigrado ha attraversato tutte e cinque le estinzioni di massa senza modificare il piano corporeo di base; è infatti presente nel registro fossile da oltre cinquecento milioni di anni.

Secondo gli scienziati i tardigradi potrebbero sopravvivere all’apocalisse Secondo uno studio apparso su National Geographic, nemmeno l’evento più catastrofico del mondo sarebbe in grado di spazzare via i tardigradi. I ricercatori hanno effettuato uno studio partendo dalle condizioni che nelle ere geologiche hanno caratterizzato i grandi fenomeni estintivi ed hanno descritto ciò che potrebbe provocarli.

“I tardigradi sono animali estremamente resistenti”, dice Thomas Boothby, studioso di tardigradi presso l’Università della Carolina del Nord – ma stiamo ancora cercando di capire come fanno a sopravvivere in condizioni così estreme”.

“Si pensa che i tardigradi eviteranno di estinguersi fino a che il Sole non diventerà una gigante rossa, tra circa sei miliardi di anni. Noi umani apparteniamo a una specie molto delicata e debole e ogni piccolo cambiamento nell’ambiente ha un impatto drammatico sulla nostra vita.” – sempre secondo le affermazioni dei ricercatori.

Cosa fa in giardino Nel tuo giardino il tardigrado fa qualcosa di meno eroico e di più utile: controlla le popolazioni di alghe e di microorganismi sulla superficie del suolo, sulle cortecce, sui muschi e sui licheni. È parte della microfauna che mantiene in equilibrio il biofilm — lo strato microscopico di vita che copre ogni superficie umida del giardino. Senza la microfauna fatta di tardigradi e nematodi, il biofilm viene dominato da funghi patogeni e tutto va in putrefazione. Con la microfauna, invece, il sistema resta in equilibrio.

Il muschio che raschi dal muro perché “è brutto” contiene migliaia di tardigradi — e con loro nematodi, protozoi – un intero ecosistema microscopico che lavora sulla superficie delle pietre esattamente come i collemboli lavorano nel suolo. Ogni centimetro quadrato di muschio è un quartiere e gli orsetti d’acqua sono i controllori della struttura. Tutti invisibili. Tutti al lavoro da prima che il tuo giardino esistesse.

*La criptobiosi è uno stato di sospensione della vita in cui alcuni organismi (come tardigradi, nematodi e rotiferi) arrestano il proprio metabolismo in risposta a condizioni ambientali estreme. In questa fase, l’organismo elimina quasi tutta l’acqua corporea, diventando ametabolico e resistendo a disidratazione, radiazioni e temperature estreme.

Referenze internet e articoli Casey Smith – National Geographic – pubblicato 26-02-2020 – Fondazione scienza e tecnica – Firenze

Bibliografia Invito alla botanica – Zanichelli

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