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martedì, 9 Giugno 2026

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Il prezzo dell’ultimo saluto

di Melissa Frulloni – Quando si parla di servizi pubblici, spesso si entra in un terreno tecnico fatto di numeri, delibere e bilanci. Ma ci sono ambiti in cui quei numeri pesano molto di più, perché toccano momenti delicati, personali e che dovrebbero essere profondamente umani. Sicuramente il servizio cimiteriale è uno di questi.

Ci siamo interessati al tema su richiesta di una nostra lettrice che ci ha contatti per raccontarci una storia singolare di cui è stata protagonista, purtroppo in uno dei giorni più brutti, il funerale del suo babbo. La vicenda vede coinvolto il Comune di Bibbiena e Milena, titolare della macelleria di Piazzolina.

Milena puoi raccontarci cosa è successo? «Quando mio babbo è morto a Careggi, trasportato d’urgenza con il Pegaso, ho deciso che non gli avrei fatto un funerale tradizionale per rispettare il suo volere; non era credente così ho pensato di far portare la salma direttamente nella cappella del cimitero di Bibbiena per poi procedere alla sepoltura. Avevo chiesto in Comune la possibilità di utilizzarla e mi avevano detto che avrebbero dato “una sistemata” per accogliere il babbo, ma quando sono arrivata lì mi sono trovata davanti una scena surreale.

Quella non era una cappella, ma un magazzino: sedie accatastate, roba ovunque, foglie e fiori secchi… Non ho avuto nemmeno il tempo di realizzare che è arrivato subito il feretro. Mio babbo aveva deciso di donare gli organi; il suo fegato ha salvato un’altra persona e mi aspettavo almeno un minimo di dignità, che gli venisse riservato un trattamento diverso, invece niente. Non avrei avuto problemi ad andare io a pulire la cappella per accoglierlo come meritava, bastava dirmelo! Ma avendo avuto conferma da parte del Comune che ci avrebbero pensato loro, non mi sono preoccupata anche di quell’aspetto.

Sono rimasta veramente male, ma siamo ovviamente andati avanti con il funerale e abbiamo portato il babbo nel loculo che aveva acquistato anni fa e in cui riposa anche la mia mamma. La cella muraria si trova molto in alto, all’ultimo piano, e per mettercelo sarebbe servito un elevatore, ma proprio quel giorno non funzionava. Quindi mio marito e anche altri presenti hanno aiutato gli operai del Comune a mettere il feretro nel loculo, praticamente “lanciandolo” per riuscire ad arrivare così in alto. Un altro colpo, sono sincera, tanta amarezza in un momento così triste, in cui una figlia dovrebbe solo poter pensare al proprio babbo e salutarlo come merita. Poi gli operai hanno proceduto a chiudere il loculo con un pannello sigillato con della schiuma (come avviene oggi nella maggior parte dei cimiteri) e basta.

Il funerale era finito. Credo che cinque minuti siano avanzati per fare quel tipo di lavoro. La cosa sconvolgente è stata la fattura arrivata da pagare: 400 euro! Sono rimasta allibita, perché si tratta di un lavoro velocissimo e davvero di pochi minuti. Inoltre la lapide in marmo non viene applicata dagli operai, ma dal marmista, quindi quello è stato un altro costo che ho dovuto affrontare. In quel momento non ho protestato; ho pagato, perché quello non è il tempo delle domande, ma del dolore. Ma nei giorni la sensazione di aver subito un’ingiustizia è cresciuta e ha iniziato a farsi strada anche l’amarezza. Non mi sono sentita per niente accompagnata in quel momento, ma semplicemente gestita, vivendo un passaggio importante senza la cura che ci si aspetterebbe da un servizio del Comune, un servizio che l’ente dà alla propria comunità. Così diventa quasi un lusso anche morire…»

Una testimonianza quella di Milena che sicuramente pesa più dei numeri, ma che ci permette di rimettere al centro dell’attenzione i servizi cimiteriali in Casentino, con alcune scelte che stanno facendo discutere. Nel Comune di Bibbiena i dati parlano in modo chiaro. Un confronto tra le tariffe del 2015 e quelle attuali mostra come la maggior parte delle voci sia aumentata in modo consistente, con punte anche molto rilevanti (nessuna tariffa è diminuita in questi 11 anni di riferimento).

La voce con l’incremento percentuale più elevato è il lavoro muratura per ossari (+200%), seguita dal posto terra/terra per residenti (+105,7%), che praticamente raddoppia. Anche gli ossari salgono in modo rilevante (+46,7% per i residenti). Per i loculi, gli aumenti sono più contenuti ma omogenei, attorno al 12-20% a seconda della fila e della residenza. Il lavoro di muratura per loculi sale del 23%. Si tratta quindi di un adeguamento generalizzato, che incide direttamente sui costi sostenuti dalle famiglie. Il tutto in un contesto in cui il Comune chiude il bilancio con un avanzo significativo – circa 800 mila euro – e dove, contemporaneamente, si registrano aumenti anche su altri servizi alla persona (come, ad esempio, le mense scolastiche).

Una scelta legittima dal punto di vista amministrativo, ma che apre inevitabilmente una riflessione politica: quali servizi devono essere tutelati, soprattutto in momenti così delicati? Al di là delle tabelle e dei bilanci, c’è una dimensione che i numeri da soli non raccontano ed è quella delle persone e della comunità in cui viviamo, come nel caso di Milena che ha voluto raccontare la propria esperienza per mettere l’attenzione su un punto centrale: il servizio cimiteriale è un servizio tecnico? Oppure è, prima di tutto, un servizio alla persona?

La differenza, in termini di approccio, è sostanziale; da una parte c’è la legittimità di un ente pubblico di aggiornare le tariffe, ma dall’altra c’è la percezione dei cittadini, soprattutto quando si trovano ad affrontare momenti di fragilità.

Perché i servizi cimiteriali non sono solo una voce di bilancio, né una pratica da sbrigare, sono l’ultimo gesto che una comunità compie verso i propri cittadini. Un momento in cui non basta essere efficienti, bisogna essere presenti, attenti, rispettosi. E sicuramente evitare che diventi un lusso anche morire.

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