di Beatrice Boschi – Gambe pesanti, caviglie gonfie, anelli che stringono. La ritenzione idrica è uno dei disturbi più lamentati, soprattutto dalle donne. Ma il responsabile è davvero sempre e solo il sale? La risposta, come spesso accade in nutrizione, è: dipende. Il sodio – contenuto nel sale da cucina – ha la funzione di regolare l’equilibrio dei liquidi nel nostro organismo. Quando ne introduciamo in eccesso, il corpo tende a trattenere più acqua per mantenere stabile la concentrazione nel sangue. Questo può favorire gonfiore e aumento transitorio del peso. Tuttavia, attribuire ogni forma di ritenzione al sale è una semplificazione eccessiva.
Prima di tutto, è importante distinguere tra ritenzione idrica occasionale e ritenzione persistente. La prima può comparire dopo un pasto molto salato, un viaggio lungo o una giornata particolarmente calda. È un fenomeno temporaneo e reversibile. La seconda, invece, è spesso legata a fattori ormonali, circolatori o legati allo stile di vita. Nelle donne, ad esempio, le oscillazioni degli estrogeni e del progesterone durante il ciclo mestruale influenzano la distribuzione dei liquidi. Non è un caso che molte riferiscano gonfiore nella fase premestruale, indipendentemente dal consumo di sale. Anche la sedentarietà gioca un ruolo importante: stare molte ore seduti o in piedi rallenta il ritorno venoso e favorisce il ristagno nei distretti inferiori. Un altro elemento spesso sottovalutato è l’idratazione. Paradossalmente, bere poco può favorire la ritenzione. Quando l’organismo percepisce una carenza di liquidi, attiva meccanismi di “risparmio”, trattenendo acqua nei tessuti. Mantenere un apporto idrico adeguato durante la giornata è uno dei primi interventi utili.
E poi c’è il potassio. Questo minerale, presente in frutta, verdura e legumi, ha un’azione opposta a quella del sodio e contribuisce all’equilibrio idrosalino. Un’alimentazione povera di vegetali e ricca di prodotti trasformati altera questo equilibrio più del semplice gesto di aggiungere un pizzico di sale in cucina. Va inoltre considerato che oggi la maggior parte del sodio introdotto non deriva dal sale che mettiamo nei piatti, ma dai prodotti industriali: pane, salumi, formaggi stagionati, snack, piatti pronti. Ridurre il consumo di alimenti ultra-processati è spesso più efficace che eliminare completamente il sale dalla dieta.
Un errore comune è adottare diete drasticamente iposodiche senza reale necessità. Il sodio è essenziale per la trasmissione nervosa, la contrazione muscolare e il mantenimento della pressione arteriosa. Una restrizione eccessiva, soprattutto in chi pratica attività fisica e suda molto, può essere controproducente. La vera strategia contro la ritenzione idrica non è demonizzare un singolo nutriente, ma lavorare sull’insieme: alimentazione ricca di vegetali freschi, adeguata idratazione, movimento quotidiano, controllo del peso corporeo e, quando necessario, valutazione medica per escludere problematiche circolatorie o endocrine. In sintesi, il sale può contribuire al gonfiore, ma raramente è l’unico colpevole.
La ritenzione idrica è il risultato di un equilibrio complesso tra ormoni, stile di vita e abitudini alimentari. Più che eliminarlo, impariamo a contestualizzarlo. Perché in nutrizione, quasi mai, la risposta è “tutta colpa di un solo ingrediente”.
Dott. SSA BEATRICE BOSCHI Biologa e nutrizionista, beatrice.boschi@virgilio.it – tel. 347 8482948
(Rubrica ESSERE L’Equilibrio tra Benessere, Salute e Società)


